| categoria: editoriale

Siamo sicuri di poterci fidare di questo governo?

Non siamo così  presuntuosi dal credere che il nostro parere abbia poi tanta importanza, né che una critica all’Esecutivo infastidisca o crei imbarazzo. Ma siccome abbiamo queste colonne a disposizione le usiamo per esprimere una opinione. Che si sostanzia in una domanda e in una risposta: siamo sicuri di poterci fidare di questo governo? Certo che no. Non ha saputo proteggerci, ha un sacco di morti e di dolori sulla coscienza, è stato incapace di reagire in modo efficace, non sa tuttora che pesci pigliare per il presente e per il futuro. E’ imbarazzato e imbarazzante nel gestire una crisi di dimensioni enormi, ma è lucido, preciso, rapido quando si tratta di affrontare e gestire questioni di potere e di bottega, come il pacchetto di nomine negli enti che contano.  E si sono coperti le spalle per un pezzo. Seconda mossa? Il rinvio all’autunno inoltrato per le regionali. Una bomba disinnescata, governatori prorogati, c onfronto  con l’opposizione rinviato.
Per il resto è tutto per aria. Come si legge nell’articolo che apre questo fascicolo, qui a fianco, il governo “sapeva”, temeva la catastrofe ma non ha pensato di comprare milioni di mascherine e di protezioni per tempo, non ha pensato di mettere in campo letti di terapia intensiva,  di mobilitare e proteggere i medici di base, di mettere in sicurezza gli ospedali e quei possibili siti “esplosivi” come le Rsa. Non ha informato, e non ha saputo informare. Si è affidato a degli “esperti” capaci solo di teorizzare , di studiare, di pontificare, mai chiamati in vita ad affrontare problemi di questa portata.. E il risultato di questo balbettio è sotto gli occhi di tutti, siamo ancora nei guai. Hanno fatto lo stesso gli altri governi? Non sono problemi nostri, gli altri reagiscono, noi stiamo ancora cincischiando e non sappiamo come far capire al paese cosa accadrà. La famosa fase due è una mezza bufala? Le aziende devono ricominciare a correre? I milioni di italiani in difficoltà vanno aiutati?  Certo che sì, ma come non è chiaro, anche perché ancora non è chiaro come ci comporteremo con l’Europa.
L’emergenza Coronavirus in Italia continua, ed sempre più dura con il tempo che passa soprattutto per chi è in difficoltà economiche. Per questo il governo aveva studiato il “decreto aprile”, proprio per dare liquidità alle persone in difficoltà. Ma questi soldi  rischiano di arrivare nelle tasche dei bisognosi solo ad emergenza finita. “Se va bene diamo il via libera al 30 aprile, così ci evitiamo una figuraccia”, dicono al governo.  Il decreto si chiama appunto aprile ma non sarà disponibile prima di maggio, quando verrà registrato in Gazzetta Ufficiale e diventerà legge. Nel decreto oltre al bonus per le partite iva e gli autonomi e l’integrazione per i dipendenti che si recano sul posto di lavoro, erano contenuti anche 3 miliardi destinati a chi non aveva ricevuto fin qui nulla, come disoccupati e lavoratori in nero, ma questi soldi non si vedranno a breve e per un Paese già in grave in difficoltà questo è un ulteriore grosso problema. Ma anche questo non hanno il coraggio di spiegarcelo. Non ci sono ancora le mascherine, non ci sono ancora i test sierologicici, non sappiamo se e quando riapriranno le scuole, ci preoccupiamo del campionato di calcio e subiamo in quarantena notte e giorno interminabili dirette sulla pandemia, con gli stessi ospiti, gli stessi esperti, gli stessi scienziati, gli stessi giornalisti.  Si sono stufati  perfino di leggere i bollettini  di guerra quotidiani.
Oggi si muore di meno,  si cominciano a smobilitare i primi letti di terapia intensiva, l’attenzione si sposta sul futuro, faremo le vacanze? Spiagge a numero chiuso? E i ristoranti, i caffe’?  E il crollo del Pil, le fabbriche che scalpitano, i commercianti che rischiano di non riaprire più, l’industria del turismo e della accoglienza a pezzi, che si fa? Il governo sta ancora valutando, hanno calcolato che tra comitati e task force ci sono quattrocento persone al lavoro per noi. Che confusione. E noi stiamo aspettando il 4  di maggio come ennesimo spartiacque. La domanda, alla fine , si ripropone. Siamo sicuri di poterci fidare di questo governo?

 

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