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L’INTERVENTO/ SARS-CoV-2: riflessioni sul Risk Management

salvatore squarcioneDi Salvatore Squarcione*

Capro espiatorio, come sempre e solo, i Direttori Sanitari. Certo, perché la legge di stabilità 2016 (L.208/2015, cm 538-540) e la legge Gelli Bianco (L.24/2017, art. 1) in tema di Risk Management non sempre viene applicata e non sempre nel modo corretto. La lettura dei due combinati disposti ci induce a riflettere come una delle cause che potrebbero aver determinato le problematiche della diffusione delle infezioni da SARS-CoV-2 nelle strutture di ricovero e cura sia ricollegabile alla possibile mancata applicazione delle due norme in parola. Cosa sulla quale converrà certamente porre attenzione.

La situazione che possiamo scolasticamente (e quindi non esaustivamente né necessariamente) rilevare, sia per Strutture accreditate che soltanto autorizzate, è la seguente.

  1. Strutture di ricovero e cura pubbliche: a seconda dell’organizzazione interna e della disponibilità di risorse umane e finanziarie caratteristiche di ciascuna (Azienda territoriale, Azienda ospedaliera, Policlinico universitario, IRCCS, etc.), di norma la funzione di Hospital & Clinical Risk Management è posta in capo a Professionisti appartenenti alla Struttura medesima e, quindi, il Risk Manager è fisicamente sempre presente all’interno della Struttura ed indipendente dalla Direzione Sanitaria che ne rappresenta, per così dire, non solo l’interfaccia funzionale, ma una sorta di controparte funzionale e sinergica.
  2. Strutture di ricovero e cura: è possibile, per motivi di contenimento della spesa, che il Risk Manager sia individuato nello stesso Direttore Sanitario della Struttura ovvero, nel caso di più stabilimenti facenti capo alla stessa Proprietà, che i Direttori Sanitari “incrocino” tale funzione su Struttura diversa da quella che dirigono. In ambedue i casi, essendo spesso tali Professionisti operanti con contratto libero-professionale, difficilmente potranno garantire quotidianamente e con indipendenza l’attività di Risk Management come definita dalla norma. Efficacia vorrebbe, affidare tale funzione a Professionista esperto esterno, con contratto che definisca con chiarezza tempi e modalità del suo impegno minimo, che nel caso di più Strutture appartenenti ad unica Proprietà, omogeneizzi, per quanto possibile, indicazioni, protocolli e procedure.
  3. RSA, post-acuzie e Centri diurni: frequentemente l’applicazione della norma è solo formale (contratto con Libero-professionista anche remunerato a chiamata, con imprecisato obbligo di presenza fisica nella Struttura), quando non del tutto disattesa ovvero con sovrapposizione di incarico funzionale col Medico Responsabile della RSA o col Direttore Sanitario della post-acuzie. E’ proprio in situazioni siffatte che fatalmente si potrebbero verificare misconoscimenti del rischio o ritardi nella sua individuazione con evidente negativa (ritardata o mancata) ricaduta in termini di proposta ed adozione dei provvedimenti atti a fronteggiare il rischio.
  4. Ambulatori, poliambulatori, studi e Società eroganti ADI: frequentemente tali Strutture, quando abbiano previsto nella loro organizzazione la presenza di un Risk Manager, vedono coesistere tale funzione nello stesso titolare della Struttura ovvero nel Direttore Tecnico ovvero nel Direttore Sanitario; raramente è rilevabile la presenza autonoma ed indipendente di un Professionista esperto che si occupi della sicurezza delle cure nei termini previsti dalla vigente normativa. Se è pur vero che nella generalità dei casi le prestazioni erogate da queste Strutture, sul piano della diffusione delle malattie infettive, rivestono una diversa e minore rilevanza rispetto alle Strutture di ricovero e cura come sopra scolasticamente individuate, è comunque altrettanto vero che per microrganismi a trasmissione aerea, da droplet e da contatto in ogni caso sono “momenti” epidemiologici rilevanti.

Le norme sopra richiamate (le ultime e più cogenti, per la verità) necessariamente ci fanno porre alcune domande a cui sarebbe opportuno che Magistratura ed Organi inquirenti ai vari livelli dessero una risposta articolata, visto che sono passati alcuni anni dalla loro emanazione e che tali norme riguardano tutti gli esercenti le attività sanitarie, a qualunque titolo, pubblici e privati, accreditati o solo autorizzati, su tutto il territorio nazionale.

Per riferirci alle sole RSA che oggi appaiono essere, ed essere state, il maggior momento efficiente nella trasmissione di SARS-CoV-2, si erano tutte dotate di un efficace ed efficiente sistema di Risk Management? La figura del Risk Manager in tali Strutture, ma non le uniche, è stato affidato a Professionisti che non potevano non entrare in conflitto con incarichi già rivestiti nell’ambito della Struttura o del Gruppo di appartenenza? I competenti Organi di vigilanza ASL hanno adottato i provvedimenti necessari a rimuovere gli eventuali conflitti? Esiste una mappatura, per ogni ASL, dei Professionisti incaricati da ciascuna Struttura di svolgere le funzioni di Risk Management con l’evidenziazione dei tempi di impegno? Se ci sono Strutture prive di una organizzazione informata al Risk Management tutt’ora attive, perché non è stata loro sospesa l’autorizzazione e, conseguentemente, l’accreditamento ove concesso dalla Regione? I competenti Servizi ASL hanno ricevuto i PARM di tutte le Strutture? I DVR sono stati aggiornati nella parte che riguarda il rischio biologico? E quali conseguenziali provvedimenti hanno adottato RSPP, RLS, Medico Competente? E che dire della situazione normativa in alcune Regioni, contrastanti quella nazionale concorsuale, per cui il Medico Pinco ha i requisiti per svolgere le funzioni di Direttore Generale (e se ne capisce la diversità), il Direttore Sanitario Aziendale, il Direttore Sanitario di Presidio, ma non il Direttore Sanitario di una Struttura privata, nemmeno in una RSA? Come a dire che Pinco può fare il Generale, ma non il Caporale! Che spreco di competenze!

Sul piano della Salute Pubblica, “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” dice la Costituzione, rispondere a tali interrogativi, dando soluzione alle problematiche eventualmente emergenti, significherebbe aggiungere un altro insegnamento a quanto ci sta insegnando, in tema di prevenzione e risposta rapida, SARS-CoV-2, che non è il primo, ma neanche l’ultimo, microrganismo con cui dobbiamo, e dovremo, misurarci.E servirà anche, non per ultimo, a far si che i caduti della sanità ed i pazienti deceduti non siano morti invano.

 

  • Con questo intervento il dr. Salvatore Squarcione inizia una collaborazione con le nostre testate,. Online-news e Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio. Siamo onorati e lo ringraziamo per la disponibilità dimostrata nei confronti del nostro gruppo editoriale. Salvatore Squarcione  è ex Direttore delle Malattie Infettive del Ministero della Sanità, ha rivestito ruoli significativi in OMS/Regione Europea e nel Gruppo Sanità UE per le malattie infettive, ha fatto parte del CSS e della Commissione Nazionale AIDS, ha gestito l’Emergenza Albanesi e del Colera in Puglia, gli aspetti sanitari del terremoto de L’Aquila e del G8, è stato insignito della Medaglia d’Argento al valore della Sanità Pubblica e del Certificate of Appreciation OMS. E’ stato anche il DSA della ex RM/F, dell’IFO, del Cotugno, dello Spallanzani e Direttore Generale della ex RM/F. Autore di numerose pubblicazioni, di libri e capitoli di libri, Ordinario di Amministrazione Sanitaria presso l’Università di Mekellè. Attualmente è libero professionista impegnato in attività di consulenza e formazione.

 

 

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