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San Marco/ Avanti tutta con il take away

L’INIZIATIVA/ La rinascita dell’azienda e dei due locali ( Via Tacito e Via Sardegna)

 

 

Di Francesco Vitale

E’ andata bene, oltre le migliori aspettative.I ristoranti-pizzeria San Marco hanno una tradizione solida e una solida clientela. Quando c’è stima e simpatia, quando gli interessi coincidono una soluzione  si trova. E dopo l’esperimento della proposta menu del 25 aprile e del 1 Maggio da via Tacito e da via Sardegna si accelera. Molto positiva anche la ripartenza dallo scorso lunedì con il take away che si aggiunge al servizio di consegna a domicilio. Si dice moderatamente soddisfatto Andrea Durante, nella sede di Via Tacito nel quartiere Prati, mentre riceve al telefono le ordinazioni dei clienti che verranno a ritirare il tutto al locale.  “Non ci sono state file, assembramenti – racconta – anzi il servizio è molto veloce: il cliente ritira il suo ordine e va via e non deve nemmeno entrare all’interno”. Un servizio in più che ha permesso di raggiungere la media di 60 ordini giornalieri e di tornare nelle case e negli uffici degli italiani. “ Il 25 aprile e il 1 Maggio sono stati  una sorta di banco di prova e che ci ha permesso di maturare una conoscenza del territorio e del nostro modo di lavorare. In molti hanno avuto il piacere di sceglierci come una gratificazione della nostra qualità e del servizio che nel tempo abbiamo sempre proposto”. In questa fase nelle due sedi del San Marco sta lavorando il 30% tra dipendenti e collaboratori, ma la prospettiva è ottimistica e quando si tornerà a servire ai tavoli – in sicurezza – si dovrebbe arrivare a un 60-70% di lavoratori con la speranza che la situazione emergenziale sia limitata nel tempo e si possa giorno dopo giorno incrementare sempre di più. Non solo: il San Marco non ha intenzione di abbandonare il take away e la consegna a domicilio, anzi, è convinto che i due servizi accanto a quelli al tavolo, possano divenire un valore aggiunto della azienda e portare nel tempo ad assumere anche altre persone.

Unica nota dolente: le notizie sul futuro e sulla ripresa. “Siamo ancora in attesa di conoscere come sarà il nostro modo di lavorare –  dice Andrea Durante – Nessuno ci dice niente. Qui c’è il rischio di arrivare a improvvisare con scarse o nulle possibilità economiche e di spendere inutilmente soldi per mascherine, gel e plexiglass che si potrebbero rivelare inutili. Oggi anche 200 euro potrebbero essere un problema. Non si può dare un’indicazione il giorno prima. Se arrivano regole certe, diventa anche più facile organizzarsi e reperire le merci a un prezzo più accessibile o comunque più congruo”.

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