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L’INTERVENTO/ (In)formazione al tempo di SARS-CoV-2

salvatore squarcione

Di Salvatore Squarcione* 

Il lockdown ha riguardato, di fatto, tutti noi, ma non i comunicatori, spesso esperti in tutto e di tutto, ancor più spesso alla ricerca di sensazionalismo. Salvo alcune eccezioni, i più Esperti di fatto hanno parlato pochissimo davanti alle telecamere perché è impossibile far riconoscere i motivi della conoscenza scientifica (che non è la Scienza) da chi il metodo scientifico non sa cosa sia, quanto dolorosamente possa portare a contraddizioni nel suo progredire, quanto lontano sia dalla palla di vetro che tutti vorremmo poter interrogare.E quei pochi veri Esperti che si sono “esposti” alle telecamere in impossibili contraddittori con interlocutori che nulla hanno fatto se non affermare, raramente a ragione, che tutto va male, ebbene quegli Esperti sono spesso stati anche dileggiati dai loro interlocutori sedicenti filosofi, giornalai di ogni tipo nazionali e non, sedicenti sociologi, coltissimi commercianti, politicanti nostrani e vario caravanserraglio.

Vocaboli nuovi si sono affacciati alla ribalta della nuova cultura nazionale.Ad esempio, letalità. Ma come, letale non è come mortale? Allora cos’è questo sofisma di sottolineare la letalità del virus? Vagli a spiegare, ai nuovi esperti, la differenza tra denominatori (nel nostro caso popolazione generale vs ammalati senza comorbidità). Ed ecco che, per far contento il gruppone, diamo il numero dei morti che viene assunto come indice di crescita o decrescita dell’epidemia, non evento purtroppo terminale di un fenomeno (infezione prima e malattia dopo) iniziato molte settimane prima ed essenzialmente legato a due fattori: presenza di comorbidità (indipendente dall’età, anche se più frequente con l’età avanzata) e capacità di risposta terapeutica. Sarebbe bastato aggiornare, per non confondere ed emozionare oltre misura, il dato dei “nuovi infetti”, già di per sé spaventoso. Ad esempio, mascherine. Ed ecco che, siccome non ce ne sono a sufficienza per tutti, le mascherine possono essere sostituite pure da sciarpe, foulard (meglio se griffati, tipo Hermés televisivamente ostentato). Giusto! Infatti che differenza c’è tra una chirurgica (che protegge gli altri), una FFP1 (che non serve a nulla in campo microbiologico), una FFP2 o FFP3 (che protegge chi la indossa)? Appunto: nessuna. Ed allora dotiamo pure tutto il personale sanitario di mascherina chirurgica, certamente più professionale sul piano comunicativo, in attesa che arrivino quelle giuste. Si: si sono infettatti e morti in oltre 200! Altra notizia con cui riempire le cronache. Ma ai cittadini è stato detto “come” si indossano e, soprattutto, come si tolgono e si smaltiscono le mascherine? E quando vanno sostituite? Questioni che non fanno notizia, quindi il gruppone di esperti se ne occuperà dottamente solo quando invece di trovarne a terra a decine, come adesso, ne troveremo –e fotograferemo- a terra centinaia!

Ad esempio, guanti monouso. Con grande raccomandazione al loro impiego. Qualcuno, particolarmente esperto, ha anche parlato di “doppio guanto”; in talune occasioni (quelle assistenziali) certamente necessario. Or bene, questi guanti i cittadini li indossano in casa, prima di uscire. E li tolgono al rientro. Ma “come”? Qualcuno ha insegnato loro, magari con un banale spot televisivo di alcuni secondi, che il momento critico è la rimozione del secondo ed ultimo guanto perché va tolto inserendo indice e medio della mano non guantata all’interno del guanto da togliere, capovolgendo il guanto da rimuovere senza toccare l’esterno di quel guanto e mentre con quel guanto teniamo il primo già rimosso incapsulandolo nel secondo? Ovviamente, anche per lo smaltimento, pure in questo caso inutile sprecare parole. Aspettiamo le foto che presto arriveranno, soprattutto con la ripresa della mobilità pubblica. E poi c’è il fatidico “lavaggio delle mani”, momento centrale in una società che spende in profumi, deodoranti e belletti cifre impressionanti rispetto all’acquisto di “saponette”, anche queste comunque rigorosamente griffate ai profumi esotici tipo olio di Aleppo (quello italiano fa schifo), vetiver, sandalo e quant’altro. Però, che le unghie vanno portate corte perché è nella zona sottoungueale che si annidano sporcizia e sudiciume anche non visibili ad occhio nudo lo abbiamo comunicato con altrettanta chiarezza ai cittadini? E che non vanno portati monili, in particolare anelli? Ma no! Meglio sperticarsi in richiesta di “certezze scientifiche definitive”, in complicate spiegazioni statistiche tipo significato di “erre-con-zero” (peraltro indice non corretto, meglio R(T) come sa bene chi di queste cose si occupa), differenza tra picco e plateau, meccanismo patogenetico, etc. Salvo poi accennare, sempre meno per la verità, che seguire i vari blog può essere rischioso perché non sempre diffondono informazioni corrette.

Ed intanto, nel Paese meno informatizzato del mondo industriale, esplode la problematica circa l’impiego del tracciamento informatico dell’infezione.E’ incredibile come la tragica esperienza, tutt’ora in essere, dell’infezione da SARS-CoV-2 non ci abbia insegnato le cose forse più importanti: la tecnologia, senza persone che la usino, non risolve nulla; per utilizzare la tecnologia, più questa è sofisticata più genera richiesta di persone idoneamente addestrate; le apparecchiature sanitarie da sole non funzionano, ci vogliono professionisti che le utilizzino in modo competente ed in sicurezza; che la Scienza, quella vera, non è compartimentata, ma tutte le discipline scientifiche e tecniche devono operare congiuntamente se si vogliono raggiungere risultati seri, magari provvisori, ma utili, esattamente come sta avvenendo tra CERN ed alcuni Istituti di ricerca biomedica, anche col coinvolgimento di professionalità con formazione veterinaria; che i dati scientifici devono essere condivisi e che i dati, per non essere numeri al lotto, vanno raccolti utilizzando metodiche standardizzate poiché, ad esempio, come possiamo esser certi della letalità di SARS-CoV-2 se i diversi Paesi –in Italia le diverse Regioni!- utilizzano metodiche e denominatori diversi con tempistica di raccolta variabile (proprio come lamentato da Onder G, Rezza G, Brusaferro S. Case.fatality Rate and Characteristics of Patiens Dying in Relation to COVID-19 in Italy. https://jamanetwork.com/ by a Agenzia Regionale Sanitaria Toscana User on 03/24/2020)?

  • Già Direttore delle Malattie Infettive del Ministero della Sanità

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