| categoria: editoriale

Fca, Elkann e i giornali. Nulla di nuovo sotto il sole

Non ci interessa in questa sede analizzare il tema cruciale dei rapporti fiscali e finanziari tra amministrazione statale italiana e Fca, né valutare le mosse della famiglia Agnelli, né tantomeno valutare i primi passi  dei due nuovi direttori di Stampa e Repubblica. Le acque sono già abbastanza agitate, il clima politico è confuso e incandescente, Pd e M5S sono inbarazzo. Ma la questione c’è e non si può far finta di niente. Gli imprenditori-editori fanno i loro interessi. I direttori dei grandi giornali anche non avendo particolari sudditanze psicologiche devono rendere conto a chi li ha insediati in base ad un rapporto fiduciario. Governare le corazzate dell’informazione significa esercitarsi continuamente in complicato gioco di freno e acceleratore. Ci sono interessi colossali in gioco, non si mette in piedi quel complicato risiko mediatico che ha ridisegnato il panorama dell’informazione italiana senza degli obiettivi precisi. Che non sono certo quelli di garantire ad ogni costo una comunicazione asettica e libera come pretendono invece i giornalisti. Un imprenditore che acquista un giornale non lo fa per offrire alla redazione la possibilità di scrivere in libertà; lo fa per difendere i suoi interessi, il giornalista che non è d’accordo può sempre dimettersi e farsi un giornale da solo. I blog e i facebook sono cresciuti anche per questo.
E’ singolare che non ci sia stata una sollevazione popolare quando Elkann ha portato a termine il suo vigoroso shopping editoriale. E’ padrone di metà della stampa che conta, il Corriere della Sera si tiene a debita distanza ed evita di entrare in conflitto, i giornali di centro destra sono aggressivi ma “pesano” molto meno, il Messaggero di Caltagirone veleggia per conto suo sotto costa e pensa soprattutto a risparmiare sulle spese. Se la Stampa è in fin dei conti un giornale padronale Repubblica è (era) una realtà a parte, con una forte venatura ideologica, un giornale che non si identifica più con il direttore-padrone (Scalfari), ma che nel corpo redazionale si compiace di rappresentare una idea di sinistra. Che un nuovo direttore – il pragmatico Molinari – difenda le scelte di FCA in prima pagina  e blocchi il comunicato  del Cdr su Fca è un vulnus inaccettabile alla indipendenza esibita dei redattori di Repubblica. Un brusco risveglio. D’altra parte l’ex prima firma di Repubblica costretto a esibirsi sullo stesso argomento dalla nuova poltrona di direttore della Stampa si è dovuto arrampicare sugli specchi e i suoi nuovi redattori non hanno gradito. Ora siamo in piena burrasca, prima che le acque si plachino ci vorrà tempo e chissà se i lettori si accorgeranno di quel che accade dietro le quinte, in redazione.
Sdegnati sembra stiano lasciando Repubblica alcune firme autorevoli. Mai con i padroni arroganti. I De Benedetti lo erano di meno? Il patriarca della famiglia, Carlo l’ingegnere,  per chissà quale motivo, si è fatto un altro giornale da solo, “Domani”. Un nuovo quotidiano politico, dieci pagine di distillato politico-economico affidato al 35enne Stefano Feltri, ex vicedirettore del Fatto Quotidiano. Una sfida , un puntiglio? Chissà che ne pensa Elkann. Ma lui è uno che bada al sodo, pensa agli affari e poco gli importa cosa pensano i suoi direttori e i “suoi” giornalisti. Alla fine della giostra nulla di nuovo sotto il sole

 

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