| categoria: Roma e Lazio

Quell’oggetto misterioso della “Fase 2”

 

 

Dagli impeccabili ristoratori a quelli che se ne fregano degli assembramenti pur di guadagnare qualche bevuta  in più. Chi? Ad esempio la Birreria di via Tolemaide,zona San Pietro. Eppure la differenza nella Capitale l’hanno fatta i tanti cittadini che sono rimasti a casa, che  non si sono recati in massa nei centri commerciali o al ristorante anche se potevano finalmente farlo dopo i lunghi mesi del lockdown

Di Stefania Pascucci

 

 

La Fase 2 a Roma era attesa con preoccupazione, con ansia, con curiosità. Spesso le immagini sono più eloquenti di tanti reportage giornalistici. Vi sottoponiamo quattro istantanee diverse che possono dare una chiave di lettura, di interpretazione di una giornata che i romani hanno vissuto con insolita prudenza. Ma ovviamente non tutto in quel benedetto lunedì 18 ha funzionato come avrebbe dovuto. Purtroppo spesso chi deve fare il suo dovere non lo fa, permangono situazioni intollerabili che vengono sistematicamente ignorate da chi deve mantenere l’ordine e far rispettare le regole. Le macchine della Municipale, un paio, ferme, controllano su via Andrea Doria, sanzionano per una mascherina mal posta o per una risposta non perfettamente in linea. Ma come da foto l’altra sera in via Tolemaide 11, zona Candia – San Pietro, un foltissimo gruppo di giovani affollava il marciapiede davanti ad una birreria senza mascherine o altre protezioni, altro che distanziamento sociale. Anche se una pattuglia era per controlli da quelle parti, a poche centinaia di metri. Non conoscono il nuovo quadrante della movida accanto al mercato del Trionfale? Comunque sembra che nella giornata diversi esercizi della zona siano stati passati al setaccio e sanzionati. Che dire? L’assembramento di via Tolemaide era obiettivamente pericoloso. Gli altri ristoratori (Covino, Sistorante, per citarne alcuni sulla stessa strada) invece sono stati impeccabili nell’applicazione delle regole della fase della riapertura della ristorazione dopo il lungo lockdown. All’interno dei due ristoranti si entra solo con mascherina al volto, mentre il disinfettante per le mani si trova appena entrati a disposizione dei clienti. I tavoli rispettano il distanziamento minimo 1 metro con gli altri tavoli e possono accogliere max 6 persone ma solo se appartenenti a nucleo famigliare. Insomma, sale ridotte a meno della metà della normale capienza, non per paura delle multe, «ma perché capiamo che dobbiamo ancora essere prudenti – afferma Sisto Ascenzi, il patron del Sistorante – e tutti noi ristoratori dobbiamo applicare le regole che ci sono state imposte per contrastare il Covid-19». Quindi nessun malumore per le imposizioni governative, ma tanta buona volontà di partecipare alla rinascita della ristorazione anche se con un passo alla volta. Così non è stato per il proprietario della birreria artigianale in via Tolemaide 11 che ha dato da bere a tutti i ragazzi, senza farsi scrupolo di infrangere la legge sull’ emergenza nazionale. Quell’imprenditore, quella sera quanto avrà guadagnato in più: 200 euro o 300 euro? Mille? E vale la pena rischiare la vita delle persone solo per intascare qualche euro in più? Ci piacerebbe proprio saperlo.

Ma le distrazioni non stupiscono. I rovistatori di cassonetti continuano indisturbati il loro lavoro. Sono intoccabili, forse – aggiungiamo – “raccomandati”. Eppure il pericolo è evidente. E i lavavetri? Stessa situazione, molti adottano la mascherina, bontà loro. Fuorilegge sì, ma gentiluomini. Non tutto il commercio ha riaperto i battenti, ancora troppe le serrande abbassate, struggenti i tentativi di stare dietro regole rigorose, spesso cervellotiche, pur di riesserci. Ma la gente è rimasta in larga parte a casa. Per prudenza e perché i battage pubblicitari anti coronavirus,che ogni mezz’ora interrompono i nostri programmi preferiti, fanno il loro “sporco” lavoro: fanno effetto sulla psiche della gente. Ancora, pubblichiamo una foto del centro commerciale Uniroma2, all’Eur. I gestori si erano preparati bene, attrezzando la struttura in modo che la sicurezza fosse al massimo, con percorsi obbligatori per i clienti, in modo di limitare al massimo le occasioni di sforare la distanza critica e soprattutto di incroci frontali. Bravissimi, i manager: meritano un dieci e lode, ma di gente se n’è vista veramente pochissima.

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