| categoria: editoriale

Coronavirus, la sfida delle movide

Il titolo è “Happy hour?” e il riferimento è alla cosiddetta movida e agli affollamenti che si sono visti in questi giorni nell’orario dell’aperitivo. Le immagini mostrano alcuni assembramenti in una piazza: giovani – alcuni senza mascherina, altri troppo vicini tra di loro – che bevono e si salutano, commettendo una serie di leggerezze evidenziate dalla voce narrante. “Basta poco – dice la voce che accompagna lo spot – qualche centimetro in meno, una svista, una pacca sulla spalla, un saluto più caloroso, una risata innocente, una stretta di mano, una leggerezza. E tutto tornerà a fermarsi”. Poi lo scenario cambia e si sposta nella terapia intensiva di un ospedale. Alla fine dello spot, la scena è quella di un paziente intubato, con la scritta “Happy hour?” in sovrimpressione: “Il Covid-19 si combatte in ospedale – conclude la voce dello spot – ma soprattutto fuori”. Il messaggio-shock non è di uno sconosciuto utente del web, è della Regione Veneto. Uno spot istituzionale per mettere alla gogna i comportamenti sconsiderati che rischiano di rimettere in circolo in modo incontrollabile il virus, per mettere in guardia dagli effetti possibili delle movide che, dopo settimane di quarantena, stanno segnando le piazze di mezza Italia. Il fatto che tutte le  persone senza mascherina nel video siano tutti congiunti, che siano stati tutti selezionati, che non siano le immagini di una piazza vera fa poca differenza, in questo momento.  Il fatto è che il paese è fortemente combattuto dalla voglia di riprendersi tutto quello  che è stato sacrificato per ridurre gli effetti della pandemia e dalla paura che troppa libertà faccia ricadere il paese nel tunnel. Il governo dà l’impressione di non sapere che pesci pigliare, timoroso di prendersi delle responsabilità, in un senso o nell’altro, che gli costino il consenso e gli stessi super-esperti che fiancheggiano Conte sembrano aver perso la loro sicurezza, la loro arroganza, appaiono stranamente silenziosi Cominciano a smarcarsi, a prendere le distanze dalla linea dura. Insomma questo virus sta sparendo dalla circolazione? E’ in ritirata, non fa più paura? Non ci si capisce più niente.
Questa strana Fase 2 sembra più confusa del previsto, stiamo aspettando con ansia di sapere che cosa accadrà dopo il fatidico 3 giugno. Via libera generale, frontiere regionali aperte? Saranno queste due settimane di movida a fare la differenza, o a determinare il verdetto? Quello che colpisce è un atteggiamento apparentemente strabico da parte delle  delle amministrazioni locali, dell’autorità, delle forze dell’ordine, dei vigili urbani. Massima durezza nei confronti degli esercenti dei commercianti dei clienti dei supermercati, degli utenti delle poste, sottoposti ad autentiche forche caudine, dall’altra la reazione morbida a i già citati eccessi. Se questi comportamenti sono veramente pericolosi perché non adottare la linea dura adottata in altre circostanze, perché non punire severamente, dando l’esempio, rimettendo in riga quella parte del paese che si permettere di mettere a rischio la vita dell’intera collettività? Perché solo qualche multa e tante pacche piene di comprensione sulle spalle? E’ un ordine di scuderia partito dall’alto? E’ come se i giovani protagonisti di queste movide  post covid fossero delle cavie inconsapevoli  per “testare” le possibili evoluzioni della situazione. Gettate allo sbaraglio per forzare la situazione e indurre una scelta piuttosto che un’altra. Soltanto una fantasia?

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