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E’ morto Alberto D’Amico, cantautore. Denunciava con rabbia i mali di Venezia e l’incapacità di risolverli

damico_albertoE’ morto a Cuba, dove viveva da 25 anni, Alberto D’Amico, cantautore. Veneziano di origine siciliana era stato l’anima del Canzoniere Popolare Veneto assieme a Gualtiero Bertelli (  quello di “Nina, ti te ricordi”) e Luisa Ronchini. Oggi nel dare notizia della sua scomparsa i giornali veneti lo definiscono l’ultimo cantore della Venezia popolare, ma non era solo questo, era molto altro. Ed era qualcosa di diverso. Trattandolo romanticamente come un menestrello gli si fa un torto, si offre di lui un’immagine distorta, riduttiva. D’Amico aveva 76 anni, era politicamente impegnato, era un arrabbiato, un duro. Cantava negli anni difficili di Venezia, quelli delle lotte operaie, della povertà, dello spopolamento, dell’esodo in terraferma, della “Giudecca triste e abbandonata” (ora è un quartiere residenziale per chi può permettersi di vivere a Milano e avere un “appoggio” in laguna, all’ombra dell’ex Mulino Stucky oggi albergo a cinque stelle), dell’acqua alta. Cantava in maniera ruvida, secca delle orde di turisti ciabattoni che invadevano Venezia , li definiva “Barbari”, attaccava la Confindustria e il Patriarca colpevoli di non occuparsi della Serenissima nel modo più giusto, di essere portatori di interessi di parte. La militanza nel Pci, i postumi del’68, la questione di Porto Marghera, portava nelle sue canzoni una struggente venezianità assieme all’impegno politico e sociale. La sua voce dava i brividi, la sua musica era la colonna sonora di chi  viveva in laguna con rabbia, paura, confusione, ma anche con passione e speranza le vicende a cavallo degli anni Sessanta-Settanta. Che poi le sue canzoni siano confluite nel patrimonio della musica popolare italiana è una logica conseguenza della sua attività di ricerca e recupero delle tradizioni popolari dei canti della laguna. Ma quel che sfugge in una commemorazione frettolosa è l’attualità di alcune canzoni di D’Amico, energiche, lucide, taglienti; che negli anni d’oro avevano fatto innamorare del suo personaggio anche chi politicamente era su sponde opposte. Riascoltandole – oggi You Tube toglie dall’archivio storico e  mette a disposizione alcuni suoi album –  ci si rende conto che mutatis mutandis la situazione veneziana è cambiata di poco. Non è meno disperante, e cinquant’anni dopo i problemi di fondo sono rimasti allo stesso punto. Un testamento malinconico, che lascia pochi margini di speranza.

Gio.ta.

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