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Droga, che fare?

La terribile vicenda dei due quindicenni morti per droga nel loro letto  dopo aver assorbito, si presume, una dose di metadone ( con altro?) pagata 15 euro addolora, sconcerta, fa montare una rabbia sorda. Dopo tanto scrivere e parlare siamo ancora a questo punto. Tonnellate di studi e di commenti politico-sociali per  non arrivare a  nulla, se si può morire di droga in questo modo. Vincono sempre loro, i cattivi, quelli che sul commercio e sullo spaccio di stupefacenti vivono e guadagnano. Ma non si riesce a salvare i tossicodipendenti, non si riesce ad impedire che i giovani approdino in qualsiasi modo alla droga. Eppure non possono non sapere, eppure i genitori non possono non accorgersi di nulla. E’ un fenomeno di follia collettiva che non si riesce a bloccare, a limitare. Discoteche, estate, lo sballo del sabato sera? Film già visti. Pasticche maledette, il fascino della trasgressione? Tutto già visto e sentito. Ma cosa possono aver combinato quei due ragazzini di una città di provincia? I conti non tornano, si muove di droga ma praticamente se ne parla come fosse una cosa normale, routinaria. Ci siamo arresi tutti, si è arreso lo Stato, non basta l’azione di contrasto condotto dalle forze dell’ordine. Ci vorrebbe altro, ma non si sa neppure che cosa. Nel secolo scorso da via Teulada in uno studio televisivo la coppia Badaloni-Maffucci tentò la strada dell’informazione con la trasmissione “Droga, che fare”. Ne ricavarono anche un libro, edito dalla Eri. Questo per dire che l’interrogativo è antico, siamo negli anni Ottanta, dopo il fallimento della contestazione giovanile. Oggi siamo al punto di partenza, par di capire, ma dell’argomento non si parla quasi più.

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