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Effetto Covid non sfonda. La scuola è abituata ad arrangiarsi

La foto twittata dal presidente della Regione Liguria Toti è un colpo basso alla Azzolina e al governo. Non si può dire che è andato tutto bene se quei bambini di Genova si sono trovati a usare le sedie come tavolini per il mancato arrivo dei famosi tavoli.  Anche se pare che il messaggio contenuto in quella foto sia stato equivocato, l’insegnante voleva significare ai genitori dei suoi alunni come una carenza era stata trasformata in un gioco, in una mossa educativa. I banchi in effetti sono in arri vo in quella struttura ma sianmo in campagna elettorale e lo scatto della insegnan te è stato strumentalizzato dalla politica. Non una bufala ma una strumentalizzazione.  Ma i problemi sono altri. Il temuto 14 settembre è arrivato, c’è stato il solito caos, accentuato dalle necessarie misure anti-covid, poco di più. Lo Stato ha dimostrato la sua vulnerabilità, la sua incapacità di ragionare ed aggiornarsi in fretta, il personale della scuola, al di là della pessima fama che lo accompagna, si è fatto in quattro come ogni anno per tamponare la situazione. E in parte ci è riuscito.  Tanto stress da vigilia, tante preoccupazioni nelle famiglie, tanta curiosità da parte degli alunni. Un primo giorno di scuola per molti ma non per tutti. Prendiamola bene. Chi temeva il collasso forse è rimasto deluso, la scuola italiana ne ha viste di cotte e di crude.  Storicamente mai anno scolastico è partito bene, con tutte le cose in ordine, con tutti gli alunni presenti, con tutte le cattedre occupate, le aule a misura, etc, etc. A dirla tutta il Covid ha costretto un po’ tutti a svegliarsi e a fare pulizie a fondo, a svecchiare gli ambienti, a trovare soluzioni innovative. Supplenti a go-go, come sempre.  Prevenzione anti-covid, preoccupazioni di contagio? Responsabilizzazione dei genitori? Ma ci siamo dimenticato di quanti bambini hanno preso malattie, quanti pidocchi sono circolati negli anni? Ora che il virus circola dovunque forse le scuole diventano presidi un po’ più sicuri, almeno in questo ha ragione il ministro Azzolina.  Si poteva lasciare fare ai presidi, all’autonomia gestionale dei direttori scolastici, si poteva evitare la giostra dei banchi nuovi, anche se in tempi normali l’operazione sarebbe stata la benvenuta. Ma come, non  c’erano i soldi per la carta igienica nelle scuole e adesso ci sono quasi cento milioni di mascherine a disposizione e si buttano via banchi e sedie anche quando potrebbero fare ancora la loro figura da qualche parte? Si poteva aspettare il 24 del mese per iniziare l’anno scolastico e trovare qualche soluzione tampone per le madri lavoratrici? Non s’è fatto. Una delle tante cose illogiche di questi tempi. C’è una strategia politica sotto? Può anche essere. Vedremo tra una settimana se ci sarà un boom di contagi e come si potrà reagire.
Facciamo un passo di lato. Non si è mai parlato tanto di scuola come in queste settimane. Non si è mai parlato così poco di istruzione, di formazione, di educazione, di programmi scolastici come in questo periodo. L’atteggiamento è quello di sempre. Tante vuote parole, ma in realtà la scuola non interessa a nessuno, è diventato solo un parcheggio per bambini e adolescenti “formati” in buona parte dalla tv e dai social, nonché la fonte di lavoro e di reddito per centinaia di migliaia di cittadini. Eppure l’Italia sta precipitando, e abbastanza rapidamente, sul piano sociale e psicologico, su quello dei valori. Il paese sta perdendo la testa, è sempre più confuso, violento, superficiale.  Nessuno riesce ad educare più nessuno. E questo si vede in tutte le cronache quotidiane. Ma la scuola non  dovrebbe servire proprio a questo? A formare le nuove generazioni? Onore ad un governo, ad una politica che metta attenzione a questo e porti il paese in salvo.

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