| categoria: editoriale

Ma davvero riaprire gli stadi è la priorità nella crisi?

 Dobbiamo correre il rischio della impopolarità. Davvero la riapertura degli stadi è in questo momento oggetto di dibattito, di mediazione, di  trattative serrate condotte con il bilancino (mille spettatori a stadio, oppure una percentuale da definire….)? Come è possibile cbe  in ujn momento così delicato e confuso si debbano sprecare energie per risolvere il problema del calcio, meglio dei tifosi, dei bilanci delle società sportive, degli abbonamenti già spesi etc. Il business del pallone esiste e macina milioni di euro, assieme ai sogni e agli entusiasmi dei tifosi. Milioni di persone dovranno accontentarsi di vedere le partite in tv? Vogliono indietro gli abbonamenti non consumati? Le società senza incassi non possono pagare gli stipendi milionari ai loro giocatori? Il sistema va in stallo? Fermiamoci fino a che tutto non sarà passato, dice il buon senso.
Ma la replica è che quando riprenderà questo calcio non ci sarà più, il mercato non esisterà più, le società chiuderanno per debiti, i giocatori migliori emigreranno, gli altri finiranno disoccupati, l’indotto andrà a pezzi. L’orgoglio nazionale riceverà un colpo mortale. Benissimo. E il rischio di mettere in ginocchio l’intero paese con una pandemia che con l’aumento quasi inevitabile dei contagi diventerà ingestibile? La politica ha paura di prendere misure drastiche per non perdere il consenso. Ed è questo che rende un governo debole. Possiamo fare a meno di questo calcio?Si può ripartire da capo con un calcio povero ma bello? Si fa tanta retorica sui superstipendi dei calciatori. E quei settori produttivi che causa Covid chiudono mandando per stracci milioni di lavoratori e le loro famiglie? Un sistema calcio può essere rimesso in piedis nuove basi, un paese che crolla difficilmente si rimette in piedi senza vittime. Ma la politica tentenna, non vuole scontentare nessuno. E alla fine, per ignavia, fa il male di tutti.

 

 

 

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