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REPORTAGE/ 1 – Venezia, se il Mose non basta

FOTO 3-10-20_VENEZIA PIAZZA SAN MARCO CON ARCOBALENO LA SERA DEL MOSE_COPYRIGHT INCE SRL

FOTO 3-10-20_VENEZIA PIAZZA SAN MARCO CON ARCOBALENO LA SERA DEL MOSE_COPYRIGHT INCE SRL

  Dopo la sbornia mediatica si torna ai problemi reali. Le paratie hanno superato la prova sabato scorso e si è gridato al miracolo, ma il giorno dopo il centro storico era di nuovo sott’acqua. I politici hanno fatto passerella ma per ora la città non è salva. Ci vuole altro. Ma per l’opinione pubblica italiana e mondiale il problema della Serenissima è già archiviato

GIULIO TERZI

 

Non prendiamoci in giro, Venezia non è salva, quella di sabato scorso è stata una mezza truffa condita da una passerella politica indecente.  Non facciamoci ingannare dall’indubbio rapporto causa-effetto, paratie del Mose alzate, città all’asciutto. E’ stata solo una prova riuscita perché tutte le tessere del mosaico sono andate a posto, perché le condizioni atmosferiche lo hanno consentito. E’ stato un azzardo calcolato, nulla di più. Parole troppo dure? Andiamo al sodo. Una opera costata decenni di soldi a palate e truffe è stata provata (un azzardo) senza essere stata completata per stoppare una marea che si presentava come eccezionale e che avrebbe sommerso, come tante altre volte, una buona fetta del centro storico della Serenissima. Sono accorsi i politici da Roma appena hanno capito che potevano trasformare la cosa in grande evento. Il premier a premere il pulsante, i ministri a fare da cornice e ad intestarsi una vittoria che non gli appartiene. I media hanno fatto il resto e le immagini del Mose che salva Venezia dalle acque ha fatto il giro del mondo. Non è una truffa ma ci va molto vicino, e i politici locali, il governatore Zaia, il sindaco Brugnaro, hanno dovuto sorridere a denti stretti.
La cosa sfugge a loro di mano, la cabina di regia per la gestione della laguna e del Mose passa a Roma, non ci potranno mettere bocca. L’euforia in città è durata lo spazio di un mattino, il giorno dopo Venezia si è svegliata di nuovo con l’acqua alta: la marea prevista era inferiore ai + 130 cm, così i cassoni del Mose sono rimasti in fondo al mare e la città è finita di nuovo sotto. Nessuno ha spiegato al volgo che  L’opera più costosa e sprecona della storia d’Italia non potrà proteggere Venezia, almeno per ora, per maree fino ai + 129 cm: questo vuol dire che per quasi il 70% della città non cambia nulla. Mentre i problemi strutturali del Mose restano tutti irrisolti e per farlo funzionare ci si è dovuti affidare all’Esercito.
Dimentichiamo dunque i festeggiamenti i a reti unificate   e badiamo al sodo. E’ stato deciso che ora il Mose non si alzerà più a partire da maree straordinarie di +110 centimetri, ma solo quando le previsioni supereranno i +130 cm. La differenza di 20 centimetri per una città come Venezia è abissale, tanto ci passa tra la sua vita e la sua morte. Infatti, se con una marea di +110 cm va sotto oltre l’11% della città, con +120 cm va sotto circa il 50% di Venezia (San Marco inclusa ovviamente), fino ad arrivare a quasi il 70% per una marea di +130. Dunque non sappiamo fino a quando tutte le volte che ci saranno maree sostenute la città verrà in larga parte sommersa.  Ma almeno si interverrà sulle maree eccezionali, quelle sopra i 130/140 cm, si salverà il centro storico dal disastro?  E’ auspicabile, è possibile, ma non esiste una certezza matematica. La giornata di sabato è stata gestibile perché  il generale contesto atmosferico lo ha consentito. Certo, è stato magnifico vedere le acque agitate dell’Adriatico al di là delle paratie  e  contemporaneamente quelle tranquille al di qua del muro. A Venezia è addirittura tornato il sole, è sembrato per lunghe ore che il gesto di Mose-Giuseppe Conte, quello di  spingere quel  pulsante avesse sostanzialmente modificato l’equilibrio atmosferico all’interno della laguna portando il sereno. Dalle prospettive di un fenomeno devastante alla gioia selvaggia per uno scampato pericolo.
Suggestione. Mentre nelle calli si intrecciavano commenti diversi, dal siamo salvi al “maledetti”, ci hanno messo cinquant’anni” , la sensazione che le cose non quadravano del tutto si faceva largo. L’esperienza passata insegna, spesso a a maree così devastanti si abbinano anche condizioni di mare e vento molto dure, (che per fortuna sabato non si sono verificate) condizioni in cui il Mose non ha mai fatto nemmeno una prova. E, guardando le condizioni dei cassoni e delle giunture, si capisce perché non si è osato tanto e ci si chiede chi mai si prenderà la responsabilità di dare l’ordine di alzare 78 paratoie mezze arrugginite davanti alla fragile Venezia in condizioni proibitive. Non sappiamo neanche quando sarà completata la “control room”, il cuore super tecnologico che comanda il Mose. C’è chi dice tra sei mesi, chi tra un anno,  intanto sabato scorso ci si è dovuti affidare addirittura all’Esercito, grazie al Genio Militare che ha messo a disposizione i suoi ponti radio, altrimenti niente test-passerella.
Ancora,  tutti i problemi cronici e verosimilmente irrisolvibili del Mose stanno tutti lì. La corrosione, l’impossibile pulizia degli alloggiamenti delle paratoie in fondo al mare, la naturale instabilità del fondo marino. Per non parlare del mistero su chi dovrà prendersi l’onere di gestire l’opera fino al problema più grande di tutti: i costi di esercizio e di manutenzione. Se vogliamo valutare un’opera rispetto alle altre (nessun paese al mondo con problemi identici a quelli di Venezia ha scelto il sistema Mose per difendersi, ma tutti hanno optato per barriere galleggianti) dobbiamo valutare i costi (6 miliardi, almeno, spesi) e 100/200 milioni (nessuno lo sa) all’anno per la manutenzione. Altri sistemi simili in Nord Europa hanno risolto il problema con meno della metà delle risorse e del tempo. Un successo all’italiana. Dobbiamo andare avanti? Dobbiamo considerare ancora gli effetti dello stop sul traffico marittimo, sull’equilbrio idrogeologico della laguna? Infine un piccolo interrogativo che rimane per ora sotto traccia. Ma la marea respinta coraggiosamente dalle paratie del Mose, dove è andata a scaricare la sua energia? Ha avuto qualche effetto sulle coste  dell’alto adriatico? Questo per ora non ce lo dice nessuno

(1  – continua)

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