| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Tutti in fila per il Campidoglio

 SCENARI/ Mancano sette mesi alle Comunali e la grandi manovre sono cominciate. Gilletti, Sgarbi, Porro, fuochi d’artificio o candidature serie? Il centro destra si sta svegliando, mentre i dem sono ancora ingessati e confusi. Cinque Stelle divisi sulla Raggi mentre sullo sfondo cresce la compagnia di chi aspira a un posto al sole

Solo posti in piedi, titola un giornale. Come dargli torto? La corsa al Campidoglio, rigorosamente in funzione anti-Raggi, sta cominciando a mostrare aspetti nuovi e inquietanti.  Altro che distanziamento sociale,  se mettessimo in una stanza tutti coloro che si sono autocandidati a sindaco di Roma in questi ultimi giorni o che sono stati suggeriti dalle forze politiche (e non si sono tirati indietro), starebbero stretti e in base alle nuove norme anti-Covid il premier Conte sarebbe autorizzato a chiamare la polizia. Mancano sette mesi, la Raggi punta al bis sempre più sola e i suoi capi politici non sanno ancora che posizione prendere. Ma  gli avversari premono, sembra una corrida.
Cominciamo. Massimo Gilletti?  Vittorio  Sgarbi? Nicola Porro? Sono candidature serie e responsabili? Sono uomini di spettacoli e informazione, hanno appeal. Ma saprebbero governare?  Il centro destra , comunque, s’è desto. Improvvisamente. L’antico Maurizio Gasparri, coordinatore romano di Forza Italia, ha rotto gli indugi, mi candido anche io, ne ho ben diritto. Ma mette sul tavolo altri nomi. Il vice presidente del partito Antonio Tajani, ad esempio, l’intramontabile Gianni Letta, il non dimenticato (e già candidato nel 2016) Guido Bertolaso. Personaggi che hanno un fascino indubbio ma solo in ristretti ambienti di centro destra e in certi salotti della politica capitolina. La gente capirebbe? Gasparri fa anche il nome di Paolo Barelli, ex senatore, presidente della Federazione Italia Nuoto.  Con tutto il rispetto, pare fuori luogo. Giorgia Meloni promette una campagna elettorale a tutto campo, serrata. Ma esclude di offrirsi vittima sacrificale per il Campidoglio. Nell’area centro destra, ancora, mettono in campo l’ex presidente degli industriali romano Aurelio Regina, il rinnovato presidente di Camera di Commercio Giancarlo Cremonesi. Pesci piccoli.

Voltiamo pagina. Dall’altra parte della barricata l’ultimo nome che emerge è quello di Fabrizio Barca, ex parlamentare, economista, dirigente del partito, un usato sicuro. Ma funzionerebbe?  E’ un’anticamera affollata, quella virtuale di Zingaretti (si è fatto a lungo anche il suo nome), si pigiano dentro tutti ma negano di volersi misurare elettoralmente,  David Sassoli, Paolo Gentiloni,  Roberto Gualtieri, tutti con una poltrona consistente. Ma qualcuno deve dare una risposta politica alla discesa in campo di Carlo Calenda, non gli si può lasciare spazio, è appoggiato dai renziani, può dare fastidio. Enrico Letta? No, grazie, ma non si sa mai. In ordine sparso vengono medi e piccoli calibri, dal sottosegretario Roberto Morassut alla consigliera regionale Michela di Biase (moglie del ministro Franceschini). E poi Monica Cirinnà, Paolo Ciani, Tobia Zevi, Giovanni Caudo, Sabrina Alfonsi,  Amedeo Ciaccheri, una piccola folla di parlam,entari, presidenti di  municipi e affini. Per la cronaca vanno citati anche l’avversaria grillina di Virginia Raggi, la presidente del Municipio VII Monica Lozzi, il millennians Federico Lobuono,una infinita lista di nomi minori in cerca di una visibiità.
Non siamo nemmeno ai nastri di partenza, dunque, ma il parterre è affollato e dà da lavorare ai cronisti politici. Certo Porro, Giletti e Sgarbi fanno l’effetto dei fuochi d’artificio, ma la sensazione che i nomi buoni non sano ancora stati tirati fuori è forte

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