| categoria: editoriale, Il Commento

Tutti a casa come in tempo di guerra. Purchè serva

Lombardia, Campania, e adesso il Lazio. Ma nella capitale il sapore  del provvedimento è diverso. La città eterna ha sempre vissuto tutto in modo diverso le cose belle e le cvoser brutte. Ora stiamo per assistere ad una delle pagine più tristi della storia della capitale, città, salvata dai bombardamento ma non dal virus. Nicola Zingaretti è il primo governante ad aver dichiarato il coprifuoco a Roma dopo la seconda Guerra Mondiale. Il Covid è più forte. Roma al primo round della pandemia se l’era cavata con il lockdown nazionale e che ora insegue per numero di contagi le regioni più in difficoltà e segue la nuova strategia di chiudere con la vita notturna. Tutti fermi dalle 23,59 alle 5 del mattino e per due mesi e come dice l’ordinanza regionale, “sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative (a titolo esemplificativo il tragitto domicilio, dimora e residenza verso il luogo di lavoro e viceversa), gli spostamenti motivati da situazioni di necessità o d’urgenza, ovvero per motivi di salute”.

Il resto del provvedimento che  manda tutti a letto alla stessa ora contiene misure chew spaventano. Scuole e università?  “Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al cinquanta per cento degli studenti, con esclusione degli iscritti al primo anno; le Università incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al settantacinque per cento degli studenti iscritti, con esclusione delle attività formative che necessitano della presenza fisica o l’utilizzo di strumentazioni”. Quindi l’ordine di aumentare le terapie intensive come se ci si aspettasse uno tsunami di contagiati in lotta per sopravvivere, con un totale di 231 letti salvavita in tutta la Regione. La Regione Lazio lo ha scritto: “Siamo in una condizione di eccezionalità e e urgenza”. Le parole hanno un senso. Nel secolo scorso la vita notturna andava sotto il nome romantico di “Dolce Vita”. La “movida”, stoppata d’autorità, è tutt’altra cosa.

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