| categoria: sanità Lazio

Gruppo INI, come recuperare i pazienti cardiologici

La pandemia ha bloccato visite, ricoveri e interventi. Necessario il potenziamento dei reparti e ambulatori di Cardiologia. Nella struttura un servizio in assoluta sicurezza, con priorità per i controlli indispensabili

Parla la dr.ssa Fabiola Bussaglia, Responsabile del Servizio di Cardiologia di Grottaferrata

dr.ssa Bussaglia

 

 

di Elena Padovan

La Società Italiana di Cardiologica ha dimostrato come, durante la pandemia in corso, da una parte ci sia una riduzione di oltre il 50% dei pazienti afferenti presso i Reparti Specialistici Cardiologici e come dall’altra ci sia un vertiginoso incremento della mortalità ospedaliera. In questi mesi infatti, manca la prevenzione. A causa del Covid le visite programmate non urgenti e i ricoveri in elezione per interventi di procedure cardiologiche vengono posticipati. Questa situazione può determinare un ulteriore incremento della mortalità per patologie cardio-vascolari a cui si aggiunge una concreta minaccia di non sopravvivere al virus. Per questo è fondamentale che le strutture sanitarie siano dei porti sicuri in cui il paziente si senta tranquillo di recarsi. Per arrivare a questo però serve che vengano messe in atto tutte le strategie possibili. Ne parliamo con la Dr.ssa Fabiola Bussaglia, Responsabile del Servizio di Cardiologia INI di Grottaferrata

 Come distingue la priorità di un controllo?

Questo dipende dal rischio a cui esposto il paziente. Per praticità suddivido i controlli in tre gruppi. Nel primo ci sono quelli definiti “indispensabili” perché se ignorati potrebbero portare a un peggioramento delle patologie preesistenti e dunque ad eventi fatali. Nel secondo troviamo quelli “necessari” che sono rivolti ai pazienti non cardiopatici, ma affetti da fattori di rischio cardio-vascolare come l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, il tabagismo, e l’obesità. Questi controlli sono fondamentali per evitare un danno cardio-vascolare. L’ultimo gruppo è quello dei controlli “consigliati” che sono rivolti agli over 50 con problemi come il sovrappeso, l’insulino-resistenza o affetti da disturbi del sonno, come la roncopatia. Anche questi controlli servono per evitare che queste situazioni predisponenti possano sfociare in fattori di rischio cardio-vascolare.

Si tratta dunque di pazienti fragili…

Sì e con questo aggettivo indichiamo dei pazienti, spesso anziani a cui si raccomanda di non distogliere l’attenzione dai controlli cardiologici. Il posticipare potrebbe portare a delle complicanze delle patologie croniche preesistenti, a delle emergenze cardiologiche e a ospedalizzazioni che oggi risultano più difficili da gestire. Dall’altra parte però, anche noi sanitari abbiamo un ruolo importante. Dobbiamo infatti garantire ai nostri pazienti un ambiente sicuro e delle risposte veloci. Ora come non mai per fare questo dobbiamo mettere in campo tutte le risorse che possediamo.

Voi del Gruppo INI siete attenti alla sicurezza. C’è qualche cosa in più che le strutture sanitarie potrebbero ancora fare per salvaguardare i propri pazienti?

Certamente quando si parla di sicurezza non si è mai giunti all’obiettivo. Io credo sarebbe importante mettere in atto un potenziamento dei reparti di Cardiologia ed Ambulatori di Cardiologia, dedicati e collegati a reti di emergenza cardiologica attraverso dei programmi condivisi di prevenzione, di diagnosi e di terapia. Inoltre, sarebbe opportuno collaborare con i mezzi di comunicazione per mettere in atto una valida campagna di informazione che renda consapevole la cittadinanza di quali sono i rischi a cui sono esposti i pazienti cardiopatici e coloro che sono affetti da fattori di rischio cardio-vascolare. Infine ritengo sarebbe fondamentale una ancora più stretta collaborazione tra la rete dei medici di base e la figura del cardiologo per creare una valida continuità assistenzial

 Come distingue la priorità di un controllo?

Questo dipende dal rischio a cui esposto il paziente. Per praticità suddivido i controlli in tre gruppi. Nel primo ci sono quelli definiti “indispensabili” perché se ignorati potrebbero portare a un peggioramento delle patologie preesistenti e dunque ad eventi fatali. Nel secondo troviamo quelli “necessari” che sono rivolti ai pazienti non cardiopatici, ma affetti da fattori di rischio cardio-vascolare come l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, il tabagismo, e l’obesità. Questi controlli sono fondamentali per evitare un danno cardio-vascolare. L’ultimo gruppo è quello dei controlli “consigliati” che sono rivolti agli over 50 con problemi come il sovrappeso, l’insulino-resistenza o affetti da disturbi del sonno, come la roncopatia. Anche questi controlli servono per evitare che queste situazioni predisponenti possano sfociare in fattori di rischio cardio-vascolare.

Si tratta dunque di pazienti fragili…

Sì e con questo aggettivo indichiamo dei pazienti, spesso anziani a cui si raccomanda di non distogliere l’attenzione dai controlli cardiologici. Il posticipare potrebbe portare a delle complicanze delle patologie croniche preesistenti, a delle emergenze cardiologiche e a ospedalizzazioni che oggi risultano più difficili da gestire. Dall’altra parte però, anche noi sanitari abbiamo un ruolo importante. Dobbiamo infatti garantire ai nostri pazienti un ambiente sicuro e delle risposte veloci. Ora come non mai per fare questo dobbiamo mettere in campo tutte le risorse che possediamo.

Voi del Gruppo INI siete attenti alla sicurezza. C’è qualche cosa in più che le strutture sanitarie potrebbero ancora fare per salvaguardare i propri pazienti?

Certamente quando si parla di sicurezza non si è mai giunti all’obiettivo. Io credo sarebbe importante mettere in atto un potenziamento dei reparti di Cardiologia ed Ambulatori di Cardiologia, dedicati e collegati a reti di emergenza cardiologica attraverso dei programmi condivisi di prevenzione, di diagnosi e di terapia. Inoltre, sarebbe opportuno collaborare con i mezzi di comunicazione per mettere in atto una valida campagna di informazione che renda consapevole la cittadinanza di quali sono i rischi a cui sono esposti i pazienti cardiopatici e coloro che sono affetti da fattori di rischio cardio-vascolare. Infine ritengo sarebbe fondamentale una ancora più stretta collaborazione tra la rete dei medici di base e la figura del cardiologo per creare una valida continuità assistenziale.

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