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La spallata di Renzi in diretta Tv: addio Conte

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Matteo Renzi ha portato fino alle estreme conseguenze la sua mossa politica presentandosi  alla Camera esattamente alle 18.30 per una conferenza stampa. Passerà probabilmente alla storia politica del paese. Il leader di Italia Viva ha annunciato le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto (, aprendo ufficialmente la crisi di governo e ha letteralmente demolito il premier Conte e i mesi di governo con lui condivisi. Renzi ha  prima di tutto chiarito come «la crisi di governo sia aperta da mesi, e non sia stata aperta da Iv». È molto più difficile — ha aggiunto — lasciare una poltrone che aggrapparsi allo status quo. Noi viviamo una grande crisi politica, stiamo discutendo dei pericoli legati alla pandemia. Davanti a questa crisi il senso di responsabilità è quello di risolvere i problemi, non nasconderli», sottolineando come non ci sia «una pregiudiziale sul nome di Conte né sulle formule», ma «non c’è un solo nome per Palazzo Chigi». Quali sono gli sbocchi della crisi «spetta a Conte deciderlo. Ho messo un solo paletto — ha evidenziato —: no a ribaltoni e no alla destra sovranista e antieuropeista. Poi siamo pronti a discutere di tutto: un governo con la stessa maggioranza, un governo tecnico oppure andare all’opposizione. Non ci interessa il nostro destino, ma quello del Paese». «Siamo pronti — insomma — ad andare all’opposizione, perché non si vota ora, perché in Parlamento ci sono le condizioni per non andare alle urne». Chiarissimo, lo stile del rottamatore è limpido, convincente. Lancia segnali e insieme slogan efficaci. Come comunica lui solo Berlusconi. «Noi non giochiamo con le istituzioni, la democrazia non è un reality show dove si fanno le veline», ha spiegato. «Nell’affermare la fiducia incrollabile nel Presidente della Repubblica, noi pensiamo che si debba affrontare i tre punti cardine che le ministre e il sottosegretario hanno scritto al presidente del Consiglio». E via con i tre punti cardine nei quali si riassumono i nodi del contendere: metodo e regole della democrazia, cantieri e Mes. Se le forze politiche dell’attuale maggioranza hanno voglia di affrontare i temi, «lo facciano ma senza rinviare ancora. Senza continui giochi di parole, comunicati roboanti. La democrazia ha delle forme e se non vengono rispettate allora qualcuno deve avere il coraggio di dire che il re è nudo.  Chiediamo di rispettare le regole della democrazia, noi non accettiamo la trasformazione delle democrazie in un grande reality show». Il secondo punto riguarda il metodo: «L’emergenza non può essere l’unico elemento che tiene unito il governo. C’è un’emergenza sanitaria, ma non può essere l’unico tema che tiene assieme l’Esecutivo. Serve una strategia unitaria sui progetti da mettere in cantiere». Il terzo punto è il Recovery plan: «Abbiamo fatto grande battaglia su fondi europei. Ma rimane grande problema: perché non si prende il Mes, che significherebbe più fondi per la sanità e se siamo in emergenza servono più soldi per la sanità». E «non prenderli per motivi ideologici è irresponsabile».

E ancora «Rispondere alla pandemia significa avere desiderio e bisogno di sbloccare i cantieri e agire sulle politiche industriali», ha spiegato. «Ci sarà un motivo se l’Italia è il Paese che ha il maggior numero di morti e il Pil che crolla», assicurando però che «Iv voterà sì allo scostamento di bilancio e sui ristori», restando al fianco del governo, quale esso sia, «Non siamo pronti a essere come gli altri e fingere che va tutto bene». Perché «se c’è una crisi politica la si affronta nelle sedi istituzionali, non con i post su Facebook». E su questo è difficile dargli torto.  Ora Matteo Renzi è alla finestra. In attesa. La palla è nel campo degli ex alleati.

 

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