| categoria: Il Commento

Un Ministero per i disabili. Siamo sicuri che sia proprio una buona notizia?

Di Giovanni Tagliapietra

Non ci ha fatto caso quasi nessuno, Mario Draghi, pur pressato da mille emergenze, è riuscito a pensato anche ai disabili. Il suo governo ha un Ministro senza portafogli per la Disabilità, Erika Stefani. E’ una buona notizia? Lasciamo da parte le questioni di principio e di forma, apprezziamo pure questa strategia della attenzione nei confronti di una ben precisa fetta di popolazione e dei suoi problemi. Ma a che serve un ministero “dedicato”? Perché i disabili e non altre categorie di cittadini? Da quel che pare di capire il premier Draghi non ama la retorica, non è un romantico buonista progressista per vocazione. E’ un pragmatico, va al sodo. Voleva accontentare un suo partner di governo ? Possibile, certo, un ministero di serie B, di sfondo ha un piccolo valore sul mercato delle poltrone. Ma pensiamo positivo, i portatori di handicap, come venivano chiamati un tempo prima che si scegliessero definizioni più “morbide”come “diversamente abili”, dovrebbero essere dai due ai tre milioni, con una forbice legata all’inserimento di questa o quella categoria di cittadini; la più parte di loro ha dei familiari, e quindi il numero dei soggetti coinvolti direttamente o indirettamente nella questione cresce, se non raddoppia. E la disabilità in una famiglia può comportare un numero infinito di problemi e di opzioni, indennità di accompagnamento, pensione di invalidità, permessi legati alla legge 104, permessi di trasporto, barriere architettoniche, una complessa attività assistenziale. Tra caregivers, operatori di ogni tipo, assistenti e riabilitatori, insegnanti di sostegno si aggiunge un ulteriore consistente numero di soggetti interessati a diverso titolo a questo pianeta handicap. Siamo arrivati a cinque, sei milioni di persone. Un decimo della popolazione italiana, una massa di cittadini importanti legati da una specifica che attraversa tutta la collettività e non fa distinzione di sesso o di classe sociale. Una collettività che vive e lavora, produce, vota, e che non ha necessariamente un colore politico. Questo fa di un dicastero marginale un dicastero importante? Mario Draghi ha fatto tutte queste considerazioni? E il ministro Erika Stefani ha questa consapevolezza?
Allarghiamo il discorso. Cresce con progressione geometrica l’età della popolazione. Ci sono anziani che invecchiano bene, altri che invecchiano male, sovrastati da mille patologie progressivamente invalidanti. E ci si trova di fronte ad una platea di non autosufficienti, magari con l’aggravante di patologie neurodegenerative. Parkinson, Sclerosi Multipla, Alzheimer. Questi soggetti possono rientrare nel recinto mentale e amministrativo dei disabili? Crediamo di sì. I numeri prima citati così si gonfiano, e cresce anche il numero di addetti, sempre a diverso titolo, alla gestione di questi tipi di autosuffficienza. Possiamo dire a questo punto che il Ministero per la Disabilità può avere un peso e una importanza di assoluto rilievo? Ripercorrendo il nostro discorso non possiamo non cogliere che si parla di realtà che hanno dei precisi riscontri di carattere economico e normativo. Milioni di persone che hanno bisogno di servizi e milioni di persone che questi servizi li danno; non siamo in grado di produrre numeri incontrovertibili ma è certo che rappresentano una piccola fetta di Pil. E con questa riflessione si può arrivare alla conclusione che tutto questo non solo merita ma rende necessaria e strategica una politica dedicata e mirata. Niente a che vedere con la sfera dell’assistenzialismo. Far vivere meglio una platea di cittadini – disabili e familiari – rappresenta un grosso punto sul piano del Welfare, orientare, gestire e implementare l’attività di chi lavora con e per questa parte di umanità significa dare vigore e respiro al mondo del lavoro. Che in questo momento ha bisogno assoluto di aiuto. Ma siamo sicuri che Draghi ha pensato a tutto questo?

Ti potrebbero interessare anche:

"Il Bartali del Campidoglio" ha mille Lampeduse sotto le finestre del suo ufficio
Un paese alle corde, e non c'è chi sciolga il gelo dei consumi
La saga dell'elezione del Presidente della Repubblica
Bruxelles, Parigi, Copenaghen. E poi?
Cinquecento anni di ghetti. Cosa è cambiato?
Quando si comincia, come e con chi?



wordpress stat