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Il Piano Vaccini: parla Confesercenti Viterbo

vaccini-priorità-per-salute-ed-economiaVaccini, consumi, ripresa per il settore turistico, riforma fiscale, alleggerimento della burocrazia, riforma della giustizia, interventi finalizzati per favorire le piccole e medie imprese: sono queste le richieste che la Confesercenti nazionale ha avanzato nell’audizione prima della formazione del governo guidato da Mario Draghi. Si tratta di misure necessarie per poter affrontare il futuro, superando la gravissima crisi causata dalla pandemia. Sulle richieste al governo da parte della Confesercenti interviene Vincenzo Peparello, presidente della Confesercenti di Viterbo, membro della presidenza nazionale e responsabile regionale Area turismo. “Ogni mese di ritardo della campagna di vaccinazione – afferma – determina 4,7 miliardi di mancato recupero dei consumi e una corrispondente perdita di PIL dello 0,3%. Il raggiungimento di una significativa soglia di immunità restituirebbe il 30% di spesa al comparto degli “alberghi e pubblici esercizi”, il 21% di spesa alla “ricreazione e cultura”, il 17% all’abbigliamento. E’ necessario calendarizzare fin da adesso le fasi della campagna per giungere al più presto alla ripresa di tutte le attività economiche gravemente compromesse dalla pandemia.I consumi valgono il 60% del PIL – aggiunge – e senza una ripresa dei consumi non ci sarà ripresa dell’economia. Occorrono interventi per il riequilibrio concorrenziale, andato in default per il commercio nel 2020, con l’online che ha operato quasi in regime di monopolio. E’ necessario predisporre un piano per la rigenerazione urbana con sostegni alle imprese di vicinato, che sono il polmone verde della nostra economia distributiva”. Quale strategia la Confesercenti suggerisce per riavviare l’economia?

“La crisi innescata dalla pandemia e dalle conseguenti restrizioni – di cui non si vede ancora un termine ultimo – sta annientando il potenziale produttivo di decine di migliaia di imprese del turismo, del commercio e dei pubblici esercizi. Dopo un anno nel quale le nostre attività sono state costrette a rimanere ferme o a lavorare in condizioni proibitive, si  registrano perdite dei valori di avviamento anche del 50%. E’ quindi necessario mettere a punto nuovi protocolli, rivedendo i profili di rischio, per le imprese che hanno la possibilità di applicarli garantendo il massimo rigore sull’applicazione delle misure di sicurezza sanitarie. Diamo la possibilità di lavorare a chi può farlo senza rischi per la salute pubblica. Ristoranti e bar possono e debbono potere riaprire in piena sicurezza. Normalizzare queste attività è fondamentale per la coesione sociale. Perarltro la piccola e media impresa costituisce l’ossatura fondamentale per economia del Paese. E garantisce flessibilità ed adattabilità, che sono elementi fondamentali nel nuovo sistema produttivo globalizzato in particolare in un momento di grande trasformazione causato dalla emergenza pandemica”. Il settore turistico ha subito un durissimo colpo in un anno di blocco causato dalla pandemia. Come suggerite di intervenire?
“Per il turismo il 2020 è stato un anno drammatico e anche il 2021 sarà difficile. Occorre sostenere le imprese e preparare il Paese ad essere competitivo investendo da subito in infrastrutture. In particolare sofferenza si sono trovate le città d’arte, con una perdita di fatturato stimata nell’ordine di 10 miliardi di euro (-70%), considerando che oltre 2/3 del giro d’affari proviene dal turismo straniero. Nelle città d’arte e nei capoluoghi si registra un fenomeno che riguarda il crollo del valore delle attività commerciali. Bisogna intervenire con un piano pluriennale straordinario per turismo e città d’arte rientri fra le priorità del PNRR. Per questo abbiamo chiesto come associazione, di affrontare anche il tema della rigenerazione urbana, essenziale nelle linee guida europee e su cui le attività di prossimità possono fare molto, perchè contribuiscono a un minore consumo del suolo e mantengono vivi i quartieri, sia quelli più centrali che i periferici”. Il governo ha erogato i ristori per compensare le gravi perdite accusate dalle imprese? “I provvedimenti presi per contrastare gli effetti economici della pandemia hanno dato spesso risposte tardive e insufficienti. Individuare attraverso i codici ATECO le imprese a cui destinare gli aiuti è un grave errore. Per la lotteria degli scontrini ed il cash back sono state messe a disposizione ingenti risorse. Un efficace piano di modernizzazione della rete ed un abbattimento dei costi della moneta elettronica, a nostro avviso, avrebbero generato effetti più produttivi. Riteniamo indispensabile un Ristori quinquies basato su parametri oggettivi: calo del volume di affari su base annua 2020/2019. Questa è la risposta che molte imprese attendono”.
Il mondo del lavoro, con la temuta ripresa dei licenziamenti rischia di subire ulteriori danni e di lasciare a casa molti disoccupati? “Il contesto economico e sociale post pandemico determinerà profondi mutamenti nell’organizzazione del lavoro e nei consumi. Questo richiederà importanti investimenti sulle competenze professionali sia dei lavoratori che degli imprenditori. Il blocco dei licenziamenti non è una misura che potrà perdurare ad oltranza, occorrerà pertanto intervenire con importanti misure di decontribuzione e detassazione per le imprese che manterranno l’occupazione. Ma molte di esse non avranno più la forza né le condizioni di mantenersi all’interno del mercato. Per gli imprenditori, per i lavoratori e per i collaboratori di queste imprese dovranno essere predisposti efficaci piani di riconversione. Più politiche attive, riduzione cuneo fiscale, rinnovi contrattuali ad esenzione di imposta per i miglioramenti retributivi, nuove regole per il tempo determinato. L’obiettivo dovrebbe essere quello di istituire un fondo di formazione continua per imprenditori e riconversione imprese”.
E’ dunque necessaria una riforma fiscale? “È  una priorità per modernizzare il Paese. Un sistema giusto, semplice, equo e maggiormente proporzionale. Condividiamo con il Direttore dell’Agenzia delle Entrate l’obiettivo di ristrutturare completamente il meccanismo alla base dell’IRPEF, definendo il prelievo su un “principio di cassa puro” basato solo sugli effettivi incassi, superando così di fatto l’era degli acconti. Si ritiene prioritario dare maggiori certezze al contribuente e, in particolare, al rapporto con l’Amministrazione finanziaria con l’introduzione di un vero e proprio “ruling fiscale” a regime che permetta ad entrambe le parti maggiore trasparenza, condivisione delle problematiche e tranquillità. Una riforma strutturale che dovrebbe coinvolgere anche l’IRAP e la tassazione locale con l’esigenza attuale di interventi per il rilancio post pandemico dell’industria turistica. L’ Iva agevolata per il turismo per un triennio. Alcuni Paesi europei stanno valutando l’adozione di una tassa specifica sui profitti delle grandi imprese dell’online. È questa una strada da perseguire, certamente più efficace della lotteria dello scontrino per combattere l’evasione”. Molte imprese per la ripresa avranno la necessità di attingere al credito. Come bisognerebbe intervenire per favorire l’accesso? “Fondamentale per la ripresa è garantire maggiori risorse e più flessibilità. I finanziamenti temporary framework della durata di 72 mesi sono insufficienti, occorre estenderne la durata fino a 120 mesi. Il Regime de minimis è da portare almeno a 500.000 euro. Per gestire la moratoria occorre modificare il limite posto da EBA, organo di vigilanza europea, attualmente di 9 mesi portandolo almeno a 12 mesi. E poi bisogna rafforzare la funzione di garanzia dei Confidi mediante ripatrimonializzazioni e ampliamento della loro area di operatività quali strumenti in grado di accompagnare le PMI nell’accesso al credito nella difficile fase della ripartenza, allorché le sovvenzioni statali e il supporto del Fondo centrale cesseranno. Va anche previsto  uno specifico fattore di sostegno per il finanziamento bancario delle micro e piccole imprese, complementare al meccanismo di “supporting factor”. Burocrazia e giustizia sono due aspetti che comportano difficoltà alle imprese?”Serve una vera e profonda riforma della Pubblica Amministrazione. Troppe cose non hanno funzionato nell’emergenza del 2020. Hanno comportato tempi non rispettati, risposte tardive ed anche errate. E’ necessario imporre lo stop allo smart working improprio della P.A. Per quanto riguarda la giustizia il non funzionamento  costa al Paese 2,5 punti di PIL. Se vogliamo competere con le altre nazioni, una riforma  èprioritaria. I tempi della giustizia civile non sono compatibili con quelli delle imprese. In aggiunta al fatto che il non funzionamento della giustizia allontana gli investimenti stranieri”. La crisi provocata dalla pandemia ha reso boccheggiante l’economia, ma ci sono state risposte concrete da parte di imprese che hanno deciso di non arreNdersi. In conclusione quali interventi sono necessari per dare aiuti concreti e risollevare l’economia nazionale? “E’ vero. Durante la pandemia l’Italia ha dato prova di una capacità di resilienza in attesa. Diffusa era inoltre l’aspettativa che l’Italia avrebbe fatto peggio degli altri grandi Paesi europei. Non è stato così e la riduzione del PIL è stata in linea con quella della Francia e molto minore di quella di Spagna e Regno Unito. Le imprese hanno sofferto, ma hanno provato in tutti i modi a resistere. Il rimbalzo del terzo trimestre è stato eccezionale e dimostra la volontà di ripresa del sistema produttivo. Una nuova ondata di contagi rischia ora di avere effetti più gravi, soprattutto perché le conseguenze economiche si concentrano su un numero ristretto di settori (turismo, eventi pubblici, attività culturali e ricreative, commercio). È necessario scongiurare l’eventualità di incorrere in vere e proprie “distruzioni settoriali”. L’uscita dalla crisi sanitaria può diventare l’occasione per colmare i ritardi di sviluppo che ci penalizzano. Su questa prospettiva devono basarsi le scelte di politica economica dei prossimi mesi con progetti programmati attraverso tavoli di contrattazione e aperto dialogo sia con le imprese che con le organizzazioni di categoria e i sindacati al fine di evitare che al post crisi sanitario si aggiunga un default economico distruttivo per la nazione”.
 (a cura di Wanda Cherubini)

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