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SANITÀ CALABRESE/ Cosenza e le eccellenze sanitarie nascoste

oSPEDALE ANNUNZIATA cosenza
Gli utenti vanno a farsi curare al Nord e non si rendono conto che ci sono dei servizi di grande qualità anche in casa. Il commissario Mastrobuono sventola gli ottimi numeri della Breast Unit dell’ospedale Annunziata, sopra la media nazionale. Ma se nessuno lo fa sapere in giro, se non si fa crescere il brand aziendale la battaglia è persa in partenza
Di Cristina Polito

Mobilità passiva. E’ una delle palle al piede della sanità meridionale. Chi ha problemi seri va a curarsi a Roma o al Nord, il fenomeno inverso non esiste. Si drenano così risorse, si perdono stimoli e opportunità di crescita. Chiamiamola pure migrazione sanitaria, sono decine di migliaia di ricoveri fuori dai confini regionali. Non ci si fida della propria sanità, la Calabria è prigioniera di questo pregiudizio, di questo stereotipo negativo. Il gap si può ridurre solo in un modo,o aumentando la qualità delle prestazioni offerte dalle strutture sanitarie regionali. Lo pensa anche il commissario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Isabella Mastrobuono. Vuole aumentare l’offerta, la qualità e la sicurezza dell’Annunziata di Cosenza: ha fatto vaccinare tutti, anche gli addetti delle ditte che entrano nell’ospedale, che deve diventare nuovamente sicuro. Come attirare l’utenza, e farsi preferire? Facendo sapere a tutti con una sapiente azione di marketing sanitario che l’ospedale cosentino ha un sacco di eccellenze nascoste. Il reparto di chirurgia, ad esempio, chi l’avrebbe mai detto. Alla faccia degli stereotipi, sono oltre 160 i casi di tumori alla mammella riscontrati, operati, curati e guariti (in moltissimi casi) nell’ultimo anno. Il valore medio nazionale è di 150 casi, l’Annunziata lo ha superato. Significa che la locale Breast Unit funziona, e bene. Ma se non lo si sa in giro…. Ed è evidente come ci sia un problema nel comunicare correttamente l’attività buona o eccellente svolta dai medici nei vari reparti. Il commissario lo va ripetendo spesso, in queste prime settimane di lavoro a testa bassa. “Non c’è la cultura del dato, l’importanza di mostrare i numeri. E manca la formazione, non solo manageriale.
Il miglioramento della qualità delle prestazioni sanitarie offerte passa inevitabilmente dall’innovazione tecnologica e si traduce nell’acquisto di macchinari di ultima generazione. Ma bisognerà andare per gradi e per priorità, commenta la Mastrobuono

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