| categoria: sanità

SANITA’ DA SALVARE/ In Molise ospedali senza ossigeno


L’impianto della struttura per i ricoveri Covid funziona male da aprile 2020.
I contagi dilagano. Decessi anche alla struttura Gemelli SpA di Campobasso

di Sandro Galleri
Il Molise non ha più ospedali. Né per pazienti Covid né per pazienti no Covid. Il commissario all’emergenza (il governatore Donato Toma), il dg Asrem Oreste Florenzano, il direttore sanitario Asrem Maria Virginia Scafarto, la struttura commissariale per il rientro dal disavanzo sanitario, i tecnici del Ministero per la Salute, non sono stati in grado, in un anno, di assicurare ai cittadini molisani l’organizzazione di una rete ospedaliera che permettesse loro di curare le patologie ordinarie e, in contempo, i contagi da Coronavirus.
Si è fatta l’unica cosa che non andava fatta: trasformare prima l’unico centro hub regionale, oggi anche i due centri spoke, in ospedali Covid. Senza percorsi sicuri. Così da avere contagi in aumento dentro e fuori dei nosocomi. In Molise funziona così: entri vivo e senza Covid in un ospedale per curare un’appendicite, esci in una bara.
La regione detiene il primato italiano per il tasso più alto di mortalità nel reparto di malattie infettive di Campobasso. Ricordate Bergamo e Codogno a marzo 2020? Ecco, oggi questo è il Molise. Non solo l’organizzazione della rete ospedaliera è completamente sbagliata e ormai senza posti letto, ma in una patologia come il Coronavirus si scopre che nel reparto di Malattie infettive allestito al quinto piano dell’ospedale di Campobasso, definito dai geni organizzatori il centro Covid hub, l’impianto di ossigeno non funziona.
Lo si scopre dalla determina Asrem numero 24 del 18 febbraio 2021 in cui testualmente si afferma: “l’utilizzo delle CPAP provocano una elevata richiesta di afflusso di ossigeno, che l’attuale sistema di distribuzione dei gas medicinali del P.O. Cardarelli di Campobasso, di concezione alquanto datata, non ne permette più un continuo e sicuro afflusso richiesto”.
In altre parole, si ammette che in quell’ospedale i pazienti Covid non ricevono il quantitativo di ossigeno necessario a salvare loro la vita.
Il commissario ad acta alla sanità Angelo Giustini sta tentando di superare gli ostacoli, posti in essere dalla Regione Molise per il tramite del direttore generale Asrem, all’apertura di un centro Covid dedicato. Ora, con 8 mesi di ritardo, pare abbiano capito la gravità della situazione anche i dirigenti del Ministero per la Sanità che hanno abbandonato il sostegno al niet posto dal governo regionale dando il via libera per l’allestimento di una struttura, ex ospedale, perfettamente idonea e con camera iperbarica. E sempre il commissario ad acta la scorsa settimana è stata ascoltato dalla Procura di Campobasso. Più di 4 ore di colloquio con il procuratore Nicola D’Angelo per capire se ci sono stati decessi da Covid dovuti a ritardi o cattiva gestione nelle cure. Intanto la rete ospedaliera regionale non è più in grado di reggere il numero dei ricoveri che, a causa anche della variante inglese, stanno dilagando sul territorio. Anche le strutture private non sono più sicure per le patologie ordinarie.
La Gemelli Molise SpA ha registrato a gennaio scorso contagi tra i dipendenti e, sempre a gennaio, nella stessa struttura un paziente in terapia intensiva dopo una delicata operazione cardiaca, entrata negativa al Covid è deceduta domenica. Aveva solo 65 anni.
All’ospedale civile di Termoli è deceduta una donna di 33 anni e un uomo 38enne. Segnale che il pericolo riguarda tutti, non solo gli anziani. I ricoveri superano ormai quota 100 su una popolazione di 280mila abitanti. Il governatore Toma ha disposto l’ospedale da campo a Termoli con 25 posti letto. E se con la prima ondata lo stesso governatore rilasciava interviste alle emittenti nazionali vantando un Molise Covid Free, oggi i morti sono a quota 331. Ci si chiede ancora perché sia stato sempre contrario all’apertura di un centro Covid dedicato che avrebbe garantito almeno 200 posti letto con terapia intensiva e sub intensiva.

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