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Governo, la rivincita della vecchia politica su SuperMario

Mario Draghi ha tenuto il punto, ma non fino in fondo. L’arte del compromesso non gli è ignota e per il bene del Paese il premier ha ceduto qualcosa alla vecchia politica. Il pasticcio dei sottosegretari è duro da digerire, viste le promesse di un governo di alto profilo. Per tenere in piedi la sgangherata compagine di governo ha dovuto cedere a diversi diktat dei partiti e accettare di riempire una buona fetta di caselle non facce impresentabili. Niente nomi, per carità, ma il livello di metà della squadra è veramente basso. Il premier ha fatto la voce grossa, ma alla fine ha ceduto. Senza accettare quelle candidature non si sarebbe riusciti a partire e c’è bisogno di fare in fretta. La sua logica di bottega è chiara e stringente. Comanda lui nei settori in cui serve voltare pagina, altrove si può ancora lasciare giocare la vecchia politica a dei personaggi che hanno già dimostrato la loro incapacità e la loro incompetenza. Non consola il fatto che diversi impresentabili sono rimasti a bocca asciutta e che poteva andare peggio. Mario Draghi ha subito la rivincita della vecchia politica, che potrebbe fargli altri scherzi. Del resto il premier non è uno sprovveduto e sapeva a che cosa sarebbe andato incontro. Ora deve decidere come combattere il covid, e vedremo cosa ne uscirà fuori

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