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Zinga in difesa, quale sarà la prossima mossa?

Con Zingaretti, animale politico da sempre, cresciuto nel Pci sotto le amorevoli cure del “guro” Goffred Bettini, non si sa mai fino in fondo dove voglia andare a parare. Mosse avventate mai,mosse prudenti, di arrocco, di aggiramento, di temporeggiamento tante. Le dimissioni dalla segreteria del Pd, così platealmente annunciate, sono evidentemente dettate da una strategia, non certo da impulsività, da rabbia, da frustrazione. Solo la platea indistinta e distratta degli italiani può credergli. Gli altri fanno già i conti. Zinga si prepara ad altro per evitare di essere messo alle corde. Lo ha già fatto altre volte. Magari lo inviteranno a restare, e lui magari resterà. Per un po’, fin che gli farà comodo. Ma intanto avrà preparato la strada. Deve sganciarsi da una situazione complicata dove non è dalla parte dei più forti. Ha il fortino della Regione per un altro paio d’anni, può giocare su altri tavoli, può fare il sindaco di Roma (probabilmente ci riuscirebbe nel caos politico attuale). E’ ancora giovane e il Parlamento gli spetta di diritto. E poi chissà, se resta in piedi e con margine di autonomia può continuare a sognare. Se il partito non lo vuole più perchè lo ritiene responsabile del clamoroso flop di potere e di consensi (La Meloni , se si deve credere alle percentuali, gli sta con il fiato sul collo) lui può rifugiarsi altrove. Pochi leader politici hanno una chanche di riserva come la Regione Lazio, dove il potere è abbastanza sicuro e il controllo della sanità gli consente un reddito di posizione. Lui sogna di volare alto ma non ci riesce. Il maestro Bettini gli saprà suggerire la prossima mossa.

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