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Questo Pd ha la guida a destra

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iN PRIMO PIANO/ La svolta nel partito dopo l’insediamento di Enrico Letta. Dopo il polemico addio di Zingaretti l’avvento di un segretario autorevole ma freddo e poco empatico. Non infiamma i militanti, mette solo in riga i colonnelli. Per rilanciare le armate deluse e sfiduciate del Nazareno, per dare la scossa, forse serviva altro. Anche se i sondaggi lo premiano. Ma anche a sinistra c’è un problema di leadershisp. Il programma del nuovo capo? Scontato e senza lampi.

Di Paolo Dordit
Mentre ancora non si è capita bene la mossa di Zingaretti e ci si interroga sul suo futuro personale, il partito volta pagina in fretta, non c’è tempo da perdere. L’idea Enrico Letta è andata bene subito, il colonnelli del Pd rinnegati da Zinga non ci hanno neanche riflettuto a fondo, senza valutare fino in fondo le conseguenze della loro scelta. Una votazione bulgara e passa la paura, il discorso del neo segretario non è stato passato al setaccio come altre volte è accaduto. E adesso se lo tengono, gli hanno dato le chiavi e le password della macchina del partito e non possono certo fare passi indietro. Con Draghi sarà a suo agio, con tutti gli altri un po’ meno. Ma ci si deve accontentare, meglio lui che le tante figurine sbiadite della direzione lasciata da Zingaretti. Un segretario freddo e compassato, autorevole ma poco empatico. Non infiamma i militanti, mette solo in riga i dirigenti. Per rilanciare le armate deluse e sfiduciate del Nazareno, per dare la scossa, forse serviva altro. Anche se i sondaggi lo premiano e danno il Pd in risalita. Risultati drogati, passato l’effetto novità tutto tornerà come prima. Cioè un mezzo a disastro.
Il programma del nuovo capo? Scontato e senza lampi. Corretto, ben presentato, ma troppa retorica, troppe buone intenzioni,. Troppo idealismo. Ormai Letta – che peraltro non è mai stato barricadiero – ha respirato l’aria degli intellettuali europei che si respira a Parigi, lacrime e sangue in politica non gli sono mai appartenuti. Pongo i giovani al centro del mio programma. Pongo le donne al centro del mio programma. Pongo questo e quest’altro al centro del mio programma. Ma ci stare tutta questa roba nel centro dell’azione lettiana? E l’innamoramento per l’ecologia? Tanto per accontentare i partners a cinque stelle? Dopo aver chiesto 48 ore per riflettere ha accettato di corsa la proposta di governare il Nazareno, e forse è stata una scelta precipitosa.
Adesso che si fa? Lui è esperto di manovre palesi e occulte, di trattative, di compromessi. Nasce democristiano, come l’altra testa coronata dell’attuale Pd, Dario Franceschini. Cresciuti alla corte di Forlani, “perfezionati” sotto la regia di Romano Prodi. Per loro il Pci era un avversario da trattare con rispetto e con il quale dialogare. Oggi di comunisti nel Pd ne sono rimasti pochi, ma questo è un altro discorso, è un partito largamente socialdemocratico e da oggi ha anche la guida a destra. Ha detto bene, nel suo passaggio più riuscito, che non c’era e nonc’è la necessità di un nuovo Segretario, ma piuttosto di un nuovo Pd. Ma non si può dire che abbia disegnato il suo Pd, il partito che ha in testa. Gentile e conciliante non sembra il tipo capace di rovesciare il Nazareno come un calzino. Deve accantonare l’eleganza per indossare i panni del rottamatore (do you remenber Enrico stai sereno?), deve trasformarsi in uomo d’azione. Oppure, ammettiamolo, è e vuol essere solo un segretario di transizione, non un riformatore. Metterà ordine e passerà il testimone ad altri

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