| categoria: sanità

EDITORIALE/ Qualche buona idea per fermare il Covid


Mentre la campagna vaccinale fatica a decollare

Se non siamo nei guai poco ci manca. La campagna vaccinale stenta a decollare, la gente continua a contagiarsi e a morire, non si può restare in eterno sulla corda in una schizofrenica alternanza tra zone gialle, arancione e rosse decretate sulla base di criteri non del tutto limpidi e affidabili. Forse se si desse meno ascolto ai supertecnici e più al buon senso i risultati sarebbero migliori e il livello di emergenza scenderebbe in fretta. C’è una espressione con la quale tutti si riempiono la bocca ma che nessuno sembra in grado di tradurre in fatti concreti: educare la gente ad un comportamento corretto, spiegarlo in tutte le salse invece di perdere ore di televisione a far parlare sempre le stesse persone degli stessi argomenti. Con le dovute precauzioni si può fare quasi tutto, basta convincersene e muoversi in questa direzioni. Bisogna aprire e chiudere in modo diverso, non limitare i controlli a poche operazioni di facciata. Oggi esistono degli strumenti operativi, dei test sicuri per identificare la presenza del virus ( e mettere in sicurezza i contagiati) e consentire a chi non ce l’ha addosso di muoversi, di prendere un treno, di entrare in un locale o di andare a teatro e allo stadio. Di vivere in una relativa normalità, andando a scuola e al lavoro, se necessario.
Serve uno screening di massa? E perchè no, gli strumenti ci sono. Perchè i campionati e le coppe continuano macinare partite con rischi ridotti al minimo? Perchè negli studi televisivi e in tanti uffici e aziende si lavora normalmente? Perchè si va avanti a forza di tamponi. Sono tutti controllati prima, durante e dopo, calciatori, attori, presentatori, impiegati, dirigenti, operai. Estendere questa pratica significa mettere in piedi uno stato di polizia? In mancanza di vaccino e di altre soluzioni… preferisco vivere .Qualcuno si scandalizzerebbe se allo stadio olimpico entrassero alcune migliaia di persone controllate e tamponate per tempo prima e dopo? E se il tampone fosse parte integrante del biglietto? Se lo spettatore si recasse in uno delle migliaia di centri attrezzati alla vigilia delle partite per accertare la sua negatività con un Test già pagato? Trasferiamo questo principio su treni, aerei, spettacoli. Non ci si muove solo se vaccinati, operazione come si vede complessa e che offre garanzie diverse..Ci si muove sono se certificati non contagiosi in quel momento e per quel periodo di tempo.
Vale sul posto del lavoro, vale a scuola. Pensiamo a quei docenti pendolari che devono garantire la salute degli alunni ma viaggiano in condizioni spesso indecorose a forte rischio di contagio. Può valere per negozi e ristoranti, assieme a tutte le misure che da un anno segnano la nostra vita, distanziamento, mascherina, disinfettante e via dicendo. In sostanza creare diverse situazioni covid free, creare un mondo covid free giocando la carta dei test può cambiarci la vita. Inutile dire che questa maxi operazione consentirebbe d’altro canto di individuare un gran numero di positivi, di asintomatici di tracciare le vie del contagio e progressivamente metterebbe il virus in condizioni di non nuocere, isolandolo
. Obiezione chi potrebbe organizzare questo, quanto costerebbe?, Chi dovrebbe pagare tutto questo? Un paio di considerazioni in proposito. Fortunatamente lo Stato ha abdicato al suo ruolo di unico gestore della emergenza, ha chiesto aiuto ai privati in diverse fasi di questa pandemia; esistono centinaia di soggetti qualificati in grado di svolgere questo ruolo, centinaia di migliaia di persone, migliaia di aziende hanno adottato questo tipo di misure per sopravvivere, giorno dopo giorno settimana. Cosa impedisce di estendere questo trend ovunque sia possibile, di renderlo routinario? Cosa impedisce alle grosse aziende di Stato, alle Ferrovie, alle compagnie aeree di stipulare convenzione ad hoc e quindi di inserire in ogni operazione il costo del test? Invece di svenarsi in contributi a fondo perduto e ristori si potrebbe inseguire la normalità in modo diverso, togliendo anche il settore della ristorazione, quello della accoglienza, del turismo dalla prospettiva di morte sicura. Vogliamo almeno rifletterci un momento?
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