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Crociere via dalla laguna, 3 progetti tornano in ballo

download«Venezia resti primo porto, certezze a 4.200 lavoratori». Stop grandi navi, giovedì 1 aprile il presidente Mattarella ha firmato il decreto
La decisione del governo di dare il via a un concorso internazionale di idee per un porto fuori dalla laguna ridà fiato a tre progetti. C’è l’ipotesi lanciata un decennio fa dall’allora presidente dell’autorità portuale Paolo Costa, che sognava un porto off-shore per la crocieristica e per il commerciale, al largo del Lido e di Pellestrina, la cui progettazione sarebbe stata affidata a una compagnia cinese. E ci sono i progetti di Cesare De Piccoli, il Venis Cruise, che è l’unico ad aver superato l’esame della commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale e quello del gruppo di architetti ambientalisti Boato, Giacomini, Vittadini, presentato dal Comune di Mira e recentemente regalato al presidente del consiglio Mario Draghi.IL PORTO Nel frattempo si moltiplicano le prese di posizione sulla decisione del governo, a partire dal commissario straordinario di autorità portuale, Cinzia Zincone, che ricorda i numeri: prima della pandemia il comparto crocieristico veneziano occupava circa 4.200 persone, lo scalo passeggeri contava 1.700 occupati diretti e si stimava in impatto economico di 280 milioni all’anno di spesa del settore, cioè il 3,26% del Pil locale. «E tali valori – ha precisato Zincone – sono riconducibili quasi esclusivamente alla funzione homeport elemento imprescindibile per dare certezze al mercato crocieristico e assicurare la rilevanza economica e occupazionale del settore». «Il Decreto Legge – prosegue il commissario – nella sua definizione pratica, dovrà rappresentare un atteso passo in avanti verso una soluzione condivisa, quanto alle soluzioni temporanee, daremo avvio a quanto è stato richiesto al nostro ente consapevoli che non possono pregiudicare l’attività commerciale e industriale a Porto Marghera ma debbano invece, quanto più possibile, puntare al recupero ambientale, produttivo e occupazione di aree attualmente in disuso». Intanto il Porto chiuderà il 15 aprile il bando per l’affidamento dei servizi tecnici di ingegneria ed architettura sulla progettazione di fattibilità tecnico economica ed attività specialistiche della realizzazione di un nuovo terminal crociere nell’area in canale industriale nord sponda nord di Porto Marghera per il quale sono stati stanziati oltre 936.000 euro.

IL COMUNE Sconcertato dalla decisione del Governo è invece l’assessore alle Attività produttive del Comune di Venezia Simone Venturini, che giudica «paradossale il rinvio di qualche decennio la soluzione alle grandi navi: ad oggi non è stato ancora piantato un chiodo a Marghera, l’effetto annuncio non risolve nulla e il problema viene consegnato all’incertezza. Sarei felice di dovermi ricredere, ma il settore e le famiglie impiegate non sono in grado di aspettare i tempi del provvisorio e del definitivo che si prospettano prima di arrivare davvero a una soluzione. Si fa solo conclusione – conclude l’assessore – quando vedo esultare i NO navi e contemporaneamente una parte dei parlamentari di centro destra c’è qualcosa che non mi torna». IL PD «Un punto di non ritorno – lo definisce su Facebook Andrea Martella, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro della direzione nazionale del Pd – che completa un percorso già segnato con le decisioni assunte dal precedente Governo e sancite in sede di Comitatone». Secondo Martella la linea è quella di «tenere assieme la tutela ambientale e le attività economiche e produttive della città attraverso una soluzione strutturale e definitiva fuori laguna, in uno scenario profondamente cambiato negli ultimi mesi, tra la nascita dell’Autorità per Venezia e la messa in funzione del Mose. Ora si va verso l’individuazione di progetti per realizzare e gestire i punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna. La soluzione degli approdi a Marghera è transitoria e va alzato subito lo sguardo ben oltre questa provvisorietà. Ciò significa, fin da subito, ripensare al Porto di Venezia e alle sue prospettive in questo quadro di incalzante cambiamento».

CINQUE STELLE «Proibire il passaggio di questi edifici galleggianti dal canale della Giudecca davanti a San Marco è una decisione importantissima che darà un impatto fortissimo alla tutela della città ma non lo risolverà» aggiunge l’onorevole pentastellata Orietta Vanin che auspica un coinvolgimento della cittadinanza sul tema. Vanin prende le distanze dalla decisione provvisoria di far entrare le navi da crociera nel Canale dei Petroli, «che continua a rappresentare una soluzione potenzialmente pericolosa, perché le grandi navi devono restare fuori dalla Laguna» e auspica un porto off-shore e che «non si pensi proprio di usare come avamporto la piarda di Santa Maria del Mare: le opere provvisionali del Mose vanno smantellate come ordinato dal Consiglio di Stato e e richiesto dall’Europa».

(fonte Il Gazzettino)

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