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	<title>A PROPOSITO DI JAZZ, di e con Gerlando Gatto</title>
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		<name>Gerlando Gatto</name>
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	<copyright>Copyright 2010, Gerlando Gatto</copyright>
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		<title>A proposito di Jazz si rinnova e cambia faccia</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[La redazione di A proposito di Jazz annuncia ai suoi lettori una grande novità: nei prossimi giorni attiveremo il nuovo sito, più bello e più facilmente navigabile. La struttura rimarrà la stessa, ma abbiamo pensato che vista la crescita che abbiamo fatto in questi anni, soprattutto grazie a tutti voi, sia giusto rinnovarsi ed offrire servizi ancora maggiori e migliori.<br /><br />Ecco un&#039;immagine della nuova pagina:<br /><br /><img src="images/new.jpg" width="480" height="431" border="0" alt="" /><br /><br />Nell&#039;attesa pubblichiamo le ultime notizie per salutare questo spazio che per tanto tempo ci ha ospitati.]]></content>
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		<title>I CCFM AL “VENTOTTO DE VINO”  SABATO 23 MAGGIO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>L’esibizione del quintetto romano nel suggestivo jazz club in stile “Vintage”, riaperto da alcuni mesi dall’esperto di robotica Marc Reynaud, con una programmazione attenta a progetti originali.</i><br /><br />I “CCFM quintet”, per chi avesse perso l’esibizione al “Be bop” lo scorso 28 aprile, proseguono le esibizioni romane approdando al “Ventotto de Vino”, in via Mirandola 21 (piazza Ragusa). Sabato 23 maggio alle 22:00 circa. Antonio Veredice, contrabbasso; Armando Luongo, batteria; Federico Feliciani, presentatore e voce narrante; Giuseppe Pittalis, chitarra; Lorenzo Gentile: pianoforte e piano Rhodes; Michele Leiss, sax tenore. Asse portante del progetto, oltre alla natura composita dell’ispirazione musicale, riconducibile a filoni e generi diversi, è il frequente accostamento dell’aspetto improvvisativo, ispirato ad una concezione jazzistica, con un’impostazione più marcatamente “scritta”, attenta alla cura degli arrangiamenti. <br /><br />Il “Ventotto de Vino” riapre i battenti nell’anno “accademico” 2008/2009 dopo alcuni anni di chiusura, grazie all’iniziativa di Marc Reynaud, esperto di robotica con la passione per la buona musica e alle spalle una nutrita esperienza di direzione artistica presso altri jazz e music club.<br />“Il curioso nome del wine bar viene dalla antica usanza romanesca di tenere i conti dell’osteria considerando in anticipo quanto si sarebbe speso nel mese per il vino. Il locale è articolato su due livelli, con caratteristici muri di tufo, patio in legno; nel piano inferiore, il soffitto è a botte, in mattoni e ricorda la classica cantina da jazz club come ce ne erano a Roma negli anni Settanta, dove si esibiscono dal vivo jazzisti e non e dove è possibile assistere a concerti, serate a tema ed eventi particolari”. <br />Marc Reynaud, oltre ad essere il nuovo gestore e direttore artistico del “Ventotto de Vino” è un esperto costruttore di robot. Celebre, per i bambini, il suo Birillo della “Posta di Sonia” in onda su Super 3. I gruppi musicali al “Ventotto de Vino” capita che siano presentati da un simpatico robottino, sistemato sul palco insieme ai musicisti.<br /><br /><b>Marc, raccontaci come sei approdato al “Ventotto”.</b><br />“Il “Ventotto” si è presentato per caso. In realtà è stato grazie alla mia dolce metà, nonché associata, Natachà Daunizeau che cercava una bottiglia di vino da comprare per una cena…  L’abbiamo preso per passione e speriamo potercela fare. Noi crediamo di sì; tra buon vino, formaggi bio/doc e del buon jazz!<br /><br /><b>E la tua passione per la robotica? Cosa ci puoi dire?</b><br />Da bambino mi piaceva “viaggiare” tra personaggi , marionette  e fantascienza. I personaggi che potevo creare con il meccano e i lego mi hanno procurato tante avventure. Con loro partivo in folli avventure, erano i miei compagni di sogno. <br /><br /><b>Insomma tutto è cominciato da qui, poi è diventato il tuo lavoro. </b><br />Con loro, i miei cari amici robot, continuo a condividere la mia vita e sono proprio loro che mi hanno permesso di scoprire nuovi continenti e nuove persone.<br /><br /><b>Si può praticamente dire che tu, Marc, sia un cittadino del mondo, giusto?</b><br />Eh già… Sono di cultura francese (padre francese, mamma bulgara), nato a Città del Messico. Comunque sono di cuore romano.<br /><br /><b>Ora dove si trovano le tue creazioni più importanti?</b><br />I robot (Birillo, Birilla ) li ho piazzati in diversi musei nazionali delle scienze (Taiwan Museum, Città della Scienza di Tunisi, Parigi La Villette, in Portogallo ecc.). <br /><br /><b>Sappiamo che ti sei dato da fare anche con lo spettacolo…</b><br />Ho anche collaborato nel film “Rocky 4” partecipando al montaggio di un robot. Oppure con Massimo Ceccherini in “la mia vita a stelle e strisce”.<br /><br /><b>E alla fine, con tutto questo girare per lavoro, come sei arrivato al jazz? </b><br />Beh… In realtà ci sono caduto dentro sin da ragazzo. Una volta ascoltavo principalmente rock, ma durante un viaggio a Boston, avevo 16 anni, ho conosciuto il jazz e me ne sono innamorato; anche grazie a mio cugino che viveva lì e che mi ha insegnato qualcosa riguardo questa musica meravigliosa.<br /><br /><b>Quindi ora soltanto jazz?</b><br />No. Tutta la musica, quando buona, è sempre stata presente nella mia vita.<br /><br /><b>Come sei arrivato all’idea di fare il direttore artistico di un locale?</b><br />Il caso ha voluto che potessi collaborare ad organizzare la programmazione di un noto locale di jazz qui. Da quel momento è nato un bel rapporto con tanti musicisti nell’ambito del jazz e non solo. Insomma una questione di feeling…<br /><br /><b>Tu che hai la possibilità di ascoltare tanti musicisti giovani, come vedi la musica emergente?</b><br />Credo che il linguaggio dei musicisti sia a volte eccessivamente ristretto. A volte sembra che i linguaggi musicali siano tenuti separati a compartimenti stagni; sto parlando dello stile. C’è quello che suona “bop”, l’altro “modale”, l’altro ancora “free”. Insomma troppi ghetti musicali! Raramente si ha il coraggio di fondere vari stili. Ed è a questo miscuglio che la mia programmazione vuole aprirsi, mirando a progetti originali e atipici. Questa eterogeneità nella programmazione del “Ventotto de Vino” la vivo come una responsabilità di fronte alla musica, ai nuovi musicisti emergenti e anche agli artisti già noti sulla scena.<br />]]></content>
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		<title>“Le Stanze” suite per clarinetto, elettronica e oggetti di Mario Di Marco</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<a href="javascript:openpopup('images/mario_di_marco_05.JPG',1417,943,false);"><img src="images/mario_di_marco_05.JPG" width="280" height="210" border="0" alt="" id="img_float_left" /></a><i>Giovedì 21 Maggio 2009, ore 21,15</i><br /><br />Dopo il successo al RomaEuropa Festival (finalista del contest di musica elettronica nella sezione RomaEuropa Web Factory), il musicista e performer Mario Di Marco presenta oggi giovedì 21 maggio al Teatro Arciliuto di Roma il suo ultimo lavoro musicale, “Le Stanze - suite per clarinetto, elettronica e oggetti”. Il concerto di Mario Di Marco, clarinettista tra i più acclamati della scena nazionale, è pensato come un racconto musicale che si realizza tra la musica classica e quella elettronica, senza dimenticare l’uso dell’improvvisazione tipico del jazz. Un’ora e venti minuti ininterrotti di musica originale composta da Mario Di Marco per l’occasione, con l’artista unico protagonista della performance insieme al suo clarinetto. Partecipano attivamente effetti elettronici ed oggetti di scena che diventano veri e propri strumenti musicali.<br /><br />“Le Stanze”- spiega lo stesso Di Marco -  è un viaggio all’interno delle emozioni che la vita ci regala, quelle che viviamo nella privacy delle nostre case, nelle stanze che ci vedono protagonisti assoluti della vita, con i nostri pensieri, i nostri sogni e le nostre difficoltà. Tutte le emozioni che scaturiscono dalla quotidianità, dagli incontri più o meno fortunati, dalla gioia e dal dolore che segnano la vita di tutti noi, sono rappresentate attraverso il linguaggio non verbale della musica. Ogni stanza rappresenta una situazione di vita, un’esperienza, un’emozione, in altre parole qualcosa che ha lasciato il segno e che allo stesso tempo fa parte del quotidiano ed inesorabile scorrere del tempo e della vita. In ogni stanza si entra passando attraverso strade e piazze di una città, e in ogni percorso il viaggio è arricchito dalla stanza appena visitata ovvero dalla vita appena vissuta.”<br /><br />Mario Di Marco, clarinettista e compositore, è diplomato in clarinetto con il massimo dei voti presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma. Ha scritto per numerose ensemble musicali. Tra queste, le più recenti, sono il duo con Riccardo Fassi, il quintetto di musica contemporanea Mario Di Marco Ensemble (flauto, clarinetto, viola, pianoforte e contrabbasso), il trio con Giulio Ceccacci e Roberto Palermo (del quale è in uscita un cd registrato live al Teatro Eliseo), e il quintetto jazz Okinerò. Negli anni ha composto per la danza, il teatro e le video installazioni, per le quali ha curato anche la realizzazione e la messa in scena. Dal 1995 é direttore del mensile “Prove Aperte”. Attualmente è direttore artistico del Jazz Festival del Teatro del Sogno di Roma, del Jazz Festival di Civitella Alfedena (AQ) e della rassegna di musica contemporanea dell’Anfiteatro Naturale della Camosciara (Parco Nazionale d’Abruzzo). Ha al suo attivo numerose collaborazioni, sia nell&#039;ambito della musica classica che jazz e contemporanea; ha composto le musiche per video, spettacoli di danza e di teatro presentati in numerose rassegne sia nazionali che internazionali. Nell’ultimo anno ha scritto le musiche per gli spot pubblicitari di Grandi Stazioni.]]></content>
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		<title>Elisabetta Antonini  “Un minuto dopo”</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Roma venerdi 22 maggio ore 21 Casa del Jazz.<br /><br />VENERDI 22 MAGGIO ALLA CASA DEL JAZZ PER LA RASSEGNA “GIOVANI LEONI” ELSABETTA ANTONINI,UNA DELLE PIU’ INTERESSANTI CANTANTI DEL PANORAMA JAZZ ITALIANO,PRESENTERA’ IL SUO NUOVO CD “UN MINUTO DOPO.CON LEI SUL PALCO ALESSANDRO GWIS E GABRIELE COEN.</i><br /><br />“Un Minuto Dopo” nasce da un’ idea di Elisabetta Antonini ispirata da una composizione di Enrico Rava, motivo propulsore di un intento volto a tradurre in musica l’imprevedibile, lo spirito di libertà, l’innocenza, lo stupore, quegli angoli segreti, quei luoghi interiori in cui il tempo si ferma, la realta’ si dissolve nel sogno, la fantasia e la memoria muovono e danno forma a tutte le cose.<br />Il progetto così pensato coinvolge oltre alla compositrice-cantante Elisabetta Antonini, di provenienza più strettamente jazzistica, il pianista Alessandro Gwis e il clarinettista-sassofonista Gabriele Coen, due musicisti appartenenti a importanti realtà musicali come gli Aires Tango e i Kletzroym note al grande pubblico per la rivisitazione della musica popolare e la sua contaminazione con il formulario jazzistico.<br />Nel cd la miscela alchemica dei tre elementi acustici si arricchisce del lirismo del grande oboista e sopranista degli Oregon Paul McCandless, prezioso ospite nel loro primo lavoro discografico in prossima uscita per l’etichetta DODICILUNE, registrato nello studio Art&amp;Studio Recording di Udine e presentato nelle note di copertina da Maria Pia De Vito.<br />“Un Minuto Dopo” presenta composizioni e arrangiamenti di Elisabetta Antonini che esplorano ed evocano ambientazioni dall’atmosfera a volte rarefatta e malinconica, a volte ironica e spensierata, in cui echeggiano tanghi, ritmiche popolari, tradizione europea, musica colta ed antica, in una sorta di impressionismo sonoro. La voce canta sia melodie che parole, per la maggior parte in italiano e firmate dalla poetica penna di Marina Tiezzi che trasforma in canzoni alcuni brani di Enrico Rava oltre ad arricchire le melodie originali.<br />Nel piccolo ensemble non v’e’ strumento che prevale ma le parti si cercano e si inseguono in giochi ritmici e intrecci melodici, la parola oltrepassa la sua efficacia letteraria e si fa musica e la musica supera l’espressività delle parole, con un risultato ricco di suggestione.]]></content>
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		<title>PINO RUSSO’S DREAM</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<a href="javascript:openpopup('images/Max_Finotti_Pino_Russo.jpg',1004,1500,false);"><img src="images/Max_Finotti_Pino_Russo.jpg" width="210" height="280" border="0" alt="" id="img_float_left" /></a><i>Torino - Spazzi -La locanda degli Arrivanti - Venerdì 22 maggio 2009, ore 22.00</i><br /><br />Dopo il successo del concerto di presentazione del nuovo album dal titolo “Darn That Dream” edito dalla Philology Jazz Records, Pino Russo si esibirà in solo anche allo Spazzi, con un repertorio sempre diverso ed emozionante.<br />“Chitarrista poetico, minimalista e virtuoso al tempo stesso”, come ricorda Paolo Piangiarelli (Producer Philology, ndr), Pino Russo ha sviluppato un&#039;intensa ricerca timbrica sulla chitarra classica amplificata esplorando linguaggi musicali sempre diversi e in continua contaminazione. <br />Chitarrista dalle doti sorprendenti e un feeling jazzistico penetrante e scaltro, non mancherà di stupirci nuovamente per la concezione estremamente dinamica della produzione sonora e del &quot;gesto&quot; chitarristico. <br /><br />Ingresso libero]]></content>
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		<title>Alla Casa del Jazz di Roma, &quot;Un amore supremo&quot; di Luca Ragagnin</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Usare la scrittura per esprimere dall’interno l’universo del jazz e dei suoi protagonisti è impresa davvero difficile. Tra i non afroamericani che hanno raggiunto l’obiettivo si annoverano il grande narratore argentino Julio Cortázar e lo scrittore anglosassone Geoff Dyer. Il suo Natura morta con custodia di sax ha venduto in Italia quarantamila copie ed il merito è stato anche dell’editrice torinese Instar Libri che oggi scommette sul poeta, prosatore e songwriter Luca Ragagnin. È l’autore del recente Un Amore Supremo che viene presentato questa sera,mercoledì 20 maggio ore 19 alla Casa del Jazz di Roma . Con il curatore ci saranno lo scrittore torinese ed il sassofonista Emanuele Cisi (nella stessa occasione si parlerà anche del suo recente Cd The Age of Numbers, etichetta Auand). Oltre alla discussione sul libro, è previsto una sorta di reading con la lettura da parte di Ragagnin di alcuni suoi racconti  e l’esibizione live del sassofonista. <br />L’autore torinese spiega che &lt;&lt;spesso (anche se non sempre), scrivendo Un Amore Supremo la mia stanzetta era inondata di suoni. In alcuni casi (…) sono stati direttamente gli ascolti a portarmi le storie, con processi che partono dalla cronaca delle sessioni e che, attraversando alcune gradazioni narrative, terminano nell’invenzione pura, per analogia o suggestioni sonore&gt;&gt;. In trecento pagine (la gustosa prefazione è di Furio di Castri) si parla di 64 jazzmen ed il testo su John Coltrane, che dà il titolo al volume, è posto esattamente nel mezzo. A Bill Evans e Charles Mingus sono dedicati tre racconti, mentre per il resto si va da Bix Beiderbecke a Brad Mehldau, da Earl Hines a Cecil Taylor, dalla Lettera di Boris Vian a Joséphine Baker sulla stanchezza e i pericoli del jazz a Pensieri e visioni di Lennie Tristano mentre esegue “Requiem, in una girandola tra storia, cronaca, finzione ed evocazione jazzistica. <br /><br />Luca Ragagnin è autore di volumi di poesia (Fabbriche Lumière, Bompiani), di libri di prosa (Pulci, peQuod; Smokiana, Marsilio, con Enrico Remmert) nonché autore di testi di canzoni per musicisti di varia estrazione. I suoi lavori sono stati tradotti in Portogallo, Francia Svizzera, Montenegro, Romania e Polonia.<br />]]></content>
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		<title>Tutto su John Scofield</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Nel numero maggio-giugno di JAZZiT</i><br /><br />E’ in distribuzione il numero di maggio-giugno di “JAZZiT” con in copertina una bella foto di John Scofield. E proprio al celebre chitarrista è dedicato il servizio più corposo  della rivista comprendente una lunga  intervista di Stuart Nicholson, e poi una serie di articoli che ripercorrono le tappe della carriera del musicista a partire dal 1951 fino ai giorni d’oggi .<br />	Altri servizi di carattere internazionale riguardano il trio Jarrett, Peacock, DeJohnette, un interessante e toccante ritratto di Michel Petrucciani ad opera di Thierry Quénum, i sessant’anni della Prestige rivisitati da Luciano Vanni, Tom Harrell ed il suo ultimo album “Prana Dance” analizzati da Sergio Pasquandrea, una gustosa retrospettiva sull’opera di Benny Goodman nel centenario della sua nascita firmata da Giorgio Lombardi mentre Stefania Cenciarelli ci parla di “Rio” l’album inciso dal trombettista tedesco Till Brönner.<br />	Come sempre assai corposa la parte riservata al jazz italiano che questa volta riguarda Claudio Fasoli, Roberto Zechini, Gabriele Coen, Mauro Zazzarini, Andrea Pozza , Enzo Lanzo e i T.R.E. (Tri Razional Eccentrico).   <br />	La rivista è completata dalle solite rubriche tra cui di particolare interesse, come sempre, quelle dedicate ai libri e ai dischi.]]></content>
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		<title>JazzAid – aiutiamoli a ricostruire</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>di Daniela Floris</i><br /><br />E’ stato un lunghissimo concerto quello del jazz a favore della ricostruzione di Tempera, paese abruzzese ridotto in macerie dal terremoto.  Lungo, variegato, per l’ interazione spesso inedita tra musicisti anche molto diversi tra loro per stile, esperienza, formazione: il comune denominatore in questa variopinta jam session è stata, naturalmente, la solidarietà, ma anche l’ entusiasmo degli artisti che si sono avvicendati sul palco.<br />La brava e giovane cantante aquilana Simona Molinari ha dato il via ad un flusso ininterrotto di musica che a ben pensarci ha racchiuso tutte le caratteristiche e le qualità che occorreranno per la ricostruzione post- terremoto: il connubio – necessario -  fra tradizione e innovazione del sax di Xavier Girotto o della fisarmonica di Antonello Salis; la forza e la voglia di mettersi in gioco del giovanissimi musicisti guidati dalla tromba di Massimo Nunzi (che ha presentato una bella suite dal titolo – in dialetto abruzzese – “Daje mo”); l’ interazione, fruttuosa, tra sensibilità diverse, come nell’ inedito duo tra Riccardo Fassi e Marcello Rosa; la forza e l’ intensita’ dell’ apporto femminile che abbiamo ascoltato nella bellissime voci di Maria Pia De Vito, Carla Marcotulli, Nada e della giovane Jasmine Tommaso, o nel pianoforte di Rita Marcotulli; l’ esperienza e l’ energia della batteria di Roberto Gatto con Stefano di Battista; la sinergia profonda tra Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani; e poi la bellezza, il gusto, l’ attenzione di tanti musicisti come Tittarelli, Tucci, Puglisi, Sferra, Pietropaoli, Di Castri. E’ davvero difficile elencarli in toto, ma tutti hanno avuto la gioia e l’ intelligenza di mettersi in gioco reciprocamente, divertendosi anche negli “accorpamenti” di emergenza decisi per questioni di tempo.<br />L’ emergenza del terremoto abruzzese è un’ emergenza ben piu’ seria, naturalmente: ma lo scrollarsi di dosso remore provenienti dalla diversita’, il collaborare con entusiasmo, il trovare soluzioni che siano la somma di esperienze diverse è un bell’ esempio che questi artisti hanno dato a chi della ricostruzione si dovra’ occupare negli anni a venire. ]]></content>
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		<title>Rokia Traoré incanta con la voce e con il corpo</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<a href="javascript:openpopup('images/Traore.jpg',260,400,false);"><img src="images/Traore.jpg" width="180" height="280" border="0" alt="" id="img_float_left" /></a><i>Sabato 16 maggio. Splendida esibizione all’Auditorium Parco della Musica di Roma</i><br /><br />Un’esperienza unica ed incantevole assistere al concerto di Rokia Traoré sabato 16 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.<br />	In questa occasione ho avuto modo di constatare come anche nella musica sia importante “il linguaggio del corpo”; questa espressione viene usata spesso nel mondo dello sport, soprattutto del basket e della pallavolo, per indicare come nel modo di muoversi degli atleti in campo, e financo nella espressione dei loro volti si possa cogliere il modo più o meno corretto di approcciare una partita. Ebbene, nel caso di Rokia Traoré il linguaggio del corpo è assolutamente funzionale alla musica proposta: l’artista (ché definirla solo cantante mi sembra riduttivo) si muove con un’eleganza assolutamente stupefacente; le sue movenze, ora feline, ora dolcissime e suadenti, si accordano perfettamente al canto e ne sottolineano in mille modi la valenza.<br />	Di qui uno spettacolo che sarebbe peccato gustare ad occhi chiusi dal momento che la presenza scenica della Traoré è quanto di più incantevole mi sia stato modo di vedere negli ultimi tempi. Intendiamoci, in apparenza nulla di straordinario… anche perché quei movimenti fatti da lei ti appaiono assolutamente naturali, frutto di un certo modo di sentire la musica e viverla con tutto sé stessa... ma è proprio questa naturalezza ad incantarti, il fatto che, anche guardandola in viso, ti accorgi come se ad un certo punto la vocalist non avvertisse più la presenza del pubblico e si lasciasse trasportare nel suo mondo ben coadiuvata dai compagni d’avventura.<br />	Un mondo in cui, ovviamente, si avverte tutto l’ amore per la terra natale, ossia il Mali, dove è nata nel 1974. Figlia di diplomatici, appartenente all&#039;etnia dei Bamana, o Bambara, popolo di guerrieri, durante la sua infanzia viaggia molto con i genitori tra Africa, Arabia Saudita ed Europa, e questo patrimonio di conoscenze risulterà particolarmente significativo per la sua carriera. Inizia a esibirsi come cantante dapprima durante gli anni della scuola superiore, talvolta anche nella TV del Mali, e poi professionalmente a partire dal 1997, quando  lavora con il musicista Ali Farka Touré, vince il Radio France Internationale Prize, e pubblica il suo primo album, “Mouneïss”. Già in questo primo lavoro  evidenzia quelle che saranno le caratteristiche peculiari della sua arte vale a dire il saper mescolare sapientemente la musica tradizionale del suo paese con influssi musicali più moderni, che vanno dal pop internazionale al jazz; il proprio amore per la tradizione della sua terra è testimoniato dall’ uso del ngoni e del balafon, due strumenti tipici del Mali, che l’artista  suona interpretandoli in chiave contemporanea. Tre anni più tardi, nel 2000, esce il secondo album, intitolato Wanita, che contiene brani musicali tutti scritti e arrangiati da lei. Nel 2003 il suo terzo album, Bowmboï, riceve il prestigioso World Music Award della BBC. Il suo ultimo album si chiama Tchamantche, ed ancora una volta si avverte l’amore verso la tradizione musicale africana ma nello stesso tempo l’ansia di misurarsi con altri ritmi come il rock, il jazz e il blues unitamente all’attenzione posta ai testi che in massima parte vengono proposti nella lingua originaria. Le tematiche sono di strettissima attualità come quando, nel concerto di sabato, la Traoré , illustrando i contenuti di un suo pezzo, ci ha ricordato di quanto sarebbe importante aiutare l’Africa a svilupparsi dal suo interno di modo che gli africani non siano più costretti ad emigrare per necessità ma possano un giorno viaggiare come le popolazioni ricche dell’Occidente, solo perché vogliono conoscere altre culture e non già perché spinti dalla fame e dal bisogno.<br />Ma, tornando al concerto di sabato, al di là dell’importanza degli argomenti trattati, quel che ha affascinato i numerosi ed entusiasti spettatori, oltre alle movenze di danza cui si è già accennato, è stata la sua splendida voce ora potente ed intensa ora squisitamente delicata che proprio nell’ultimo album ha trovato il terreno ideale per esprimere appieno tutte le proprie potenzialità, grazie anche ai nuovi arrangiamenti giocati prevalentemente su una sorta di “rock africano” molto spinto e trascinante, con forte prevalenza del lato ritmico. Non a caso nella scaletta presentata sabato figurano brani come “Dounia”, “Zen”, “Kounandi”, “Tounka”   tutti scritti da Rokia e tratti per l’appunto da Tchamantche cui sono stati affiancati il gershwiniano “The man I love” eseguito in modo originale e suggestivo ed un sentito omaggio a Miriam Makeba. Insomma uno splendido concerto, davvero indimenticabile; ed ora l’appuntamento è per il 25 maggio quando sarà di scena Concha Buika, altro performance da non perdere.<br />]]></content>
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		<title>A Padova  la terza edizione de La Giornata dell’Ascolto</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Domenica 24 maggio<br /></i><br />Presso l&#039;elegante Sala Bresciani Alvarez di Palazzo Moroni, sede del Municipio, venerdì 15 maggio si è tenuta la presentazione della terza edizione de La Giornata dell&#039;Ascolto, che si svolgerà a Padova domenica 24 maggio dalle 4,43 alle 24.<br />L&#039;evento è promosso dell&#039;Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova, in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle arti visive e della musica - Università di Padova, il Conservatorio di musica &quot;Cesare Pollini&quot; e con il sostegno della Cassa di Risparmio del Veneto.<br />Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, Padova si appresta nuovamente a proporre esperienze stimolanti e diverse in situazioni adeguate, nei luoghi di maggior fascino di una delle più belle città d&#039;Europa. <br />Tanti appuntamenti diversi l&#039;uno dall&#039;altro, incastonati con cura e scelta per offrire un&#039;esperienza d&#039;ascolto unica, emozionante e suggestiva. Un&#039;esperienza la cui finalità è l&#039;incontro tra qualità artistica e un informale, ma elegante e di spessore al contempo, approccio alla grande musica e non solo . La Giornata propone, infatti, anche dei momenti narrativi (Giancarlo Previati racconta Pinocchio, mentre Giuliano Scabia proporrà un suo nuovo, intenso testo inedito) - in locations accessibili gratuitamente agli spettatori: dalla Loggia Odeo Cornaro alla Sala dei Giganti, dal tempietto dei Giardini Treves all&#039;Orto Botanico, dal cortile antico del Bo&#039; ai luoghi infine più consueti come l&#039;Oratorio/Teatro delle Maddalene. e l&#039;Auditorium del Conservatorio Pollini, dove i Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone ricorderanno Carlo De Pirro, il celebre compositore scomparso un anno fa (già protagonista in varie vesti della vita culturale cittadina e della prima Giornata dell&#039;Ascolto), cui è idealmente dedicata questa terza edizione.<br />Con l&#039;obiettivo di mescolare i pubblici offrendo esperienze insolite, offrire generi e/o formati poco frequentati, riproporre la freschezza dell&#039;incontro casuale. Perché l&#039;ascolto possa essere una esperienza felice.]]></content>
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		<title>Cool boppin’ di Andrea Buccella al The Place di Roma</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Per tutto il mese di maggio</i><br /><br />Cool boppin&#039;, la mostra fotografica di Andrea Buccella, resta in esposizione al The Place per tutto il mese di maggio. La collezione del fotografo pescarese era stata presentata, mercoledì 29 aprile scorso, nell&#039;ambito di Blue Notes, storie dal taccuino del Jazz, serata condotta da Gegé Telesforo. <br />Un viaggio nel jazz attraverso gli scatti di Andrea Buccella, collaboratore di Jazz Convention dal luglio 2008. Una galleria di immagini, tutte in un lucido e rigoroso bianco e nero, racconta il mondo del jazz attraverso i suoi protagonisti - musicisti e non.<br /> <br />Uno sguardo intenso fissa nelle fotografie l&#039;atmosfera dei concerti: dalle situazioni informali del sound-check alle esibizioni dei musicisti, dagli incontri a bordo palco ai ritratti realizzati in occasione delle interviste.<br />Cool boppin&#039; è una galleria fotografica realizzata da Andrea Buccella in collaborazione con Jazz Convention (www.jazzconvention.net) e si può raggiungere cliccando sul banner presente nella home page di Jazz Convention.]]></content>
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		<title>Musica di qualità al Verona Jazz 2009</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Dal 25 giugno al 13 luglio</i><br /><br />&quot;Un viaggio attraverso la identità multiculturale del jazz odierno&quot; è la sintesi del programma di VERONA JAZZ 2009, la manifestazione promossa dall’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Verona, che si propone di esplorare uno degli aspetti più prolifici e attuali di questo genere, quello delle interazioni con altre culture musicali. <br /><br />Emblematica è la serata all&#039; Arena (13 luglio) che prevede, in anteprima nazionale, uno degli eventi musicali più attesi dell&#039; anno, l&#039; incontro tra il genio del pianismo jazz Herbie Hancock e la stella del pianismo classico, il giovane virtuoso cinese Lang Lang. I due si confronteranno, con il supporto dell&#039; Orchestra dell&#039; Arena di Verona, in un repertorio di musiche di Gershwin e di proprie composizioni. <br /><br />I clou delle serate del Romano saranno le stelle del jazz nazionale, il pianista Stefano Bollani (25 giugno) e il trombettista Paolo Fresu (26 giugno), che si esibiranno entrambe in duo. <br />Bollani con il più importante pianista jazz europeo, l&#039;ottantunenne algerino Martial Solal, in un progetto che fa risaltare le capacità tecniche e improvvisative dei due virtuosi.<br />Fresu farà coppia con il pianista statunitense Uri Caine, considerato la quintessenza del jazz contemporaneo. Il loro incontro, che ha già prodotto due dischi per la Blue Note, è la fusione di due straordinarie sensibilità artistiche, supportate da una inventiva che rende questo ibrido musicale stimolante ed innovativo.<br />Il concerto di Bollani e Solal verrà aperto dalla spettacolare orchestra di percussionisti africani, gli Ayekoo Drummers of Ghana, maestri per musicalità e tecnica, capaci di coinvolgere totalmente il pubblico (25 giugno, in anteprima nazionale), mentre il concerto di Fresu e Caine sarà introdotto da uno dei più geniali  guru della musica brasiliana, il polistrumentista  Hermeto Pascoal in duo con la cantante/ballerina/polistrumentista Aline Morena (26 giugno, in esclusiva europea).<br /><br />Le altre due serate al Romano (27 e 28 giugno) saranno dedicate ad alcuni dei più interessanti giovani esponenti della scena jazzistica di New York e di Verona. <br />La serata di sabato 27 giugno è in gran parte dedicata al jazz veronese che verrà rappresentato da due sue punte di diamante del jazz veronese: l&#039;estroverso e trascinante  Wild Bread Quartet di Mauro Ottolini  e il quartetto Mickey Finn, uno dei gruppi di punta di una delle più stimolanti realtà del jazz nazionale, il collettivo scaligero El Gallo Rojo, che avrà come ospite il trombettista vietnamita Cuong Vu, tra i più originali musicisti della sua generazione. La serata verrà aperta da uno dei gruppi più innovativi del momento (in anteprima europea) il trio Indo-Pak Coalition (il cui nome è in parte autodescrittivo: il sassofonista Mahanthappa è di discendenza indiana e il chitarrista Abbasi è pakistano), che ha le proprie radici sia nella tradizione folklorica della musica indo-pakistana che nell&#039; improvvisazione jazzistica.<br />L’appuntamento conclusivo della tranche festivaliera al Teatro Romano è domenica 28 giugno e completerà l&#039; excursus sulla nuova scena musicale di New York, con due gruppi espressione della ampia varietà stilistica del jazz della Grande Mela: il quartetto (in prima nazionale) Milk &amp; Jade del trombonista e violoncellista di discendenza cino-giapponese Dana Leong, che fonde con la sua originale strumentazione (voce-percussioni-elettronica-trombone-violoncello) la cultura popolare dell&#039; hip-hop e del funk con la tradizione jazz e classica; e la Big Band del pianista Jason Lindner, una delle eccellenze del jazz orchestrale odierno, nel segno di un rapporto dinamico con la tradizione jazzistica e i suoni della contemporaneità, il funk, i ritmi afro-cubani e il modalismo medio-orientale, in un mosaico contrassegnato dalla freschezza improvvisativa e da una cifra compositiva originalissima, pensata in funzione della specifica personalità artistica dei solisti. <br /><br />IL PROGRAMMA<br /><br />25 giugno :	STEFANO BOLLANI / MARTIAL SOLAL<br />			Stefano Bollani (pianoforte)<br />			Martial Solal (pianoforte)<br /><br />		AYEKOO DRUMMERS of GHANA<br />Prince Yaw Boamah,Leader (djembe, atumpan, fontomfrom, bells,<br />   gome,  kpanlogo drums, dundu, mpintintoa)<br />			Frank Kwesi Opoku	(djembe, fontomfrom, bells, gome,kpanlogo <br />			   drums, sogo, brekete, xylophone, balaphone, conch) <br />			Mark Kodzo Alifo (djembe, atumpan, fontomfrom, bells, gome, <br />			  sogo,kpanlogo drums, dundu,mpintintoa, conch, brekete, donno)   <br />	Kojo Donkor	(fontomfrom, atumpan, bells, rattles,  wua,conch)<br />			Edmund Kwaku Hyde (fontomfrom, bells, rattles, wua, conch, 				   kpandrumns,  brekete)<br />			Alex  Kojo Tseh  (atumpan, gome, rattles, balaphone, dundu, <br />                              fontomfrom, bells, conch, african bamboo flutes) <br />                             Dickson Kwabena Darko (fontomfrom, atumpan, bells, rattles, 				wua,conch)<br /><br />26 giugno :	HERMETO PASCOAL e ALINE MORENA<br />			Hermeto Pascoal (pianoforte, tastiere, fisarmonica, flicorno, flauti, 			   cavaquino,chitarra, zabumba, percussioni, voce),<br />			Aline Morena (voce, pianoforte, tastiere, viola, percussioni, 				   danza)<br /><br />		PAOLO FRESU / URI CAINE  <br />			Paolo Fresu (tromba, percussioni)<br />			Uri Caine (pianoforte, Fender Rhodes)<br /><br />27 giugno :	RUDRESH MAHANTHAPPA&#039;s INDO-PAK COALITION<br />			Rudresh Mahanthappa (alto)<br />			Rez Abassi (chitarra)<br />			Dan Weiss (tabla)<br /><br />		MICKEY FINN + CUONG VU<br />			Cuong Vu (tromba, elettronica)<br />			Enrico Terragnoli (chitarra) 				<br />			Giorgio Pacorig (tastiere)<br />			Danilo Gallo (contrabbasso) 	<br />			Zeno De Rossi (batteria)<br /><br />		MAURO OTTOLINI WILDBREAD QUARTET<br />			Mauro Ottolini (trombone, sousaphone)<br />			Daniele D&#039;Agaro (tenore, clarinetto),<br />			Stefano Senni (contrabbasso)<br />			Cristiano Calcagnile (batteria, percussioni)	<br />			<br />28 giugno : 	MILK &amp; JADE by DANA LEONG<br />			Dana Leong (trombone, violoncello, laptop)<br />			Core Rhythm (rap, voce)<br />			Adam Platt (tastiere)<br />			Aviv Cohen (batteria)<br /><br />		JASON LINDNER BIG BAND<br />			Jason Lindner (pianoforte, tastiere)<br />			Mike Gonzales (tromba) 				<br />			Duane Eubanks (tromba)<br />			Joe Fiedler (trombone)<br />			Rafi Malkiel (trombone)<br />			Yosvany Terry (alto, chekere)<br />			Jay Collins (tenore, soprano, flauto, voce)<br />			Jorge Continentino ((tenore,flauto)<br />			Chris Karlic (baritono)<br />			Omer Avital (basso) <br />			Eric McPherson (batteria)<br /><br />13 luglio  :	HERBIE HANCOCK   e  LANG LANG<br />		con l&#039; ORCHESTRA dell&#039; ARENA di VERONA	]]></content>
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		<title>WINTON MARSALIS CHIUDE SCONFINANDO CANTIERI 2009</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>6-7 Giugno /  3 -  30  Luglio a Sarzana (SP). XVIII°  Festival Internazionale  di Musiche &amp; Suoni dal Mondo<br /></i><br />Il  Festival SCONFINANDO alla sua diciottesima edizione, in un momento di grande crisi economica che colpisce tutto il Paese, rilancia coraggiosamente una nuova formula con nuove idee  creando un’ importante sinergia, oltre che sfida, sul territorio, un nuovo modo di vivere il bellissimo spazio della Fortezza Firmafede, gioiello architettonico Mediceo inserito fra le fortezze militari più belle d’Europa,  in pieno Centro Storico della città . <br /><br />Gli eventi musicali e culturali, quali le presentazioni di films, libri, mostre, autori e performers  saranno a INGRESSO GRATUITO, è stato mantenuto l’ingresso a pagamento per i concerti di  Franco Battiato, Giovanni Nuti  e la poetessa Alda Merini e Wynton Marsalis.<br /><br />CANTIERI 2009 sarà lo spazio che darà vita a voci artistiche, di diversa natura  presentate nel programma di SCONFINANDO 2009. All’interno del Festival  la sezione chiamata FREQUENZE ALTERATE, nata lo scorso anno quale spazio dedicato a voci e autori senza età, come incontro con personalità che si mettono in gioco raccontando, leggendo e interpretando “particolari luoghi della mente e della vita”.<br />Frequenze Alterate darà vita alla  prima Notte Bianca dove autori italiani e stranieri, musicisti e performers di arti differenti si esibiranno nelle evocazioni di poeti, letterati e drammaturghi della loro nazione di appartenenza e spesso in lingua originale, che si rinnoverà ogni anno.<br />Quella che ci ha fatto conoscere come una delle realtà musicali più interessanti nel panorama nazionale è stata proprio la particolare connotazione artistica che ha sempre privilegiato il fare emergere le eccellenze e  le diverse sfaccettature della cultura di un popolo e di una nazione. <br /><br />Un vero e proprio viaggio della mente e del cuore … dentro le mura di casa. <br />direzione artistica e organizzativa<br /> <br />PROGRAMMA <br /><br />Segnaliamo qui di seguito gli appuntamenti più significativi dal punto di vista musicale.								<br /><br />Cantiere 1  <br />3 Luglio Piazza Matteotti concerto di  FRANCO BATTIATO <br />Prosegue il lungo tour ‘Fleur 2” dove Battiato  esegue,  oltre ai suoi intramontabili classici, le cover contenute nel suo ultimo album, &quot;Fleurs 2&quot;,  terzo capitolo di &quot;Fleurs&quot;. L&#039;album è la conclusione della trilogia iniziata nel 1999, che ha inaugurato in Italia un modo originale di affrontare la rilettura di grandi canzoni del passato, sfuggendo alla logica classica della cover. Tutti e tre i capitoli di Fleurs hanno incantato il pubblico italiano e internazionale, grande il successo ottenuto l&#039;autunno scorso anche a Londra e Parigi, con il giusto equilibrio tra eleganza e passione, riuscendo a rendere “popolare” anche la musica più colta e raffinata.<br />Oltre all’inedito Tutto l’Universo Obbedisce all’Amore e alla splendida collaborazione con Antony, talentuosa rivelazione degli ultimi anni, il grande passato della musica italiana e internazionale domina il concerto nella nuova originale veste elaborata da Battiato, sapiente ‘interprete orchestratore’, come egli stesso si definisce.<br />Accompagnato dalla sua più rodata formazione, garanzia di assoluta armonia, Battiato ricreerà la magia di canzoni splendide in un contesto semplice e raccolto, perfetto per questo repertorio prezioso sia nei testi sia nelle musiche.<br /><br /><br />Cantiere 2 <br />10 Luglio Fortezza Firmafede  Progetto Speciale in esclusiva per SCONFINANDO &quot;Caravan NOW:Nomadic Orchestra of the World &amp; Nuove Tribù Zulu&quot; Uno spettacolo unico!  Parte da Sconfinando la splendida Caravan NOW: un magnifico “jugalbandi” in cui la musica etnica e folk delle comunità nomadi del Rajasthan e dell’Haryana si mescola con il folk-rock delle Nuove Tribù Zulu. Bhopa, Kalbelia, Banjara, queste le tribù erranti con cui il gruppo italiano divide il palco da mesi; sarà un concerto ipnotico, accompagnato dal supporto di immagini video di forte valore antropologico. In questa formazione, strumenti affascinanti come la Ravanatha, padre ancestrale del violino, il Been, fiato degli Incantatori di Serpenti e il Bophang, percussione “a corda” artigianale, rivelano tutta la loro modernità e originalità nell&#039;incontro con le sonorità mediterranee, balcaniche e rock delle NTZ. Un incontro, quello tra NTZ e mondo nomade, che comincia dalla metà degli anni novanta, prosegue nel tempo e passa attraverso la realizzazione del primo videoclip “Zingara” girato nel campo di Vicolo Savini a Roma nel 2001, per culminare con l&#039;amicizia e lo scambio con le Chejà Celen, le giovani danzatrici rom di Roma e infine nell’esplosivo incontro con l’India. <br />Questo spettacolo ha riscontrato l’interesse della Commissione dell’UNESCO, in attesa del Patrocinio definitivo. <br /><br /><br />Cantiere 3<br />11 Luglio Fortezza Firmafede  <br />incontro tra lo chansonniere compositore Giovanni NUTI   e la grande poetessa Alda MERINI  con un sestetto di musicisti con il progetto “Rasoi di Seta” (SonyBMG) presentato  con grande successo al Teatro Streheler di Milano quest’inverno.<br />Giovanni Nuti e Alda Merini definiscono “Rasoi di seta” come una raccolta” nata da un sodalizio d’amore, ma anche dalla disperazione nel vedere che la cultura non mette sane radici: è una specie di rivolta anche patriottica che si sta perdendo nell’universo. In amore ci si affianca: non è soltanto un egoistico guardarsi negli occhi, ma anche una comunione della propria felicità con gli altri. È un convivio amoroso. La musica allevia le sofferenze mentre la poesia a volte crea la solitudine. Speriamo che questo sodalizio arrivi al cuore di tutti, di chi ci ama, perché vuole essere una resurrezione del corpo e dell’anima”.<br /><br /><br />Cantiere 4 <br />12 Luglio FREQUENZE ALTERATE Terrazza della Fortezza Firmafede <br />,“ Redenzione” progetto dell’armonicista Andrea GIANNONI e  del chitarrista  GAS  con la partecipazione della vocalist Sara Grimaldi <br /><br /><br />Cantiere 7<br />16 Luglio Fortezza Firmafede  <br />Produzione in esclusiva e prima nazionale per SCONFINANDO 2009<br />“ Mari Notturni / La Sicilia “ di e con i FRATELLI MANCUSO icone della musica colta legata alla Sicilia e grandi poeti in musica, organizzatori del Premio Nazionale di Poesia di Città della Pieve, con musiche  originali composte da Marco Betta e i Fratelli Mancuso  su immagini di Giuseppe Tornatore, Roberto Andò e Lia Pasqualino.<br />Voci e immagini e suoni registrati su testi e frammenti di :Euripide ,Virgilio ,Giacomo da Lentini, Roberto Andò, Roberto Alaimo, Ruggero Cappuccio, Enzo Mancuso, Rocco Mortelliti e Andrea Cammilleri.<br />Nelle voci penetranti di Enzo e Lorenzo Mancuso si avverte il respiro solenne della storia con gli innumerevoli intrecci ed avvicendamenti culturali che hanno avuto come teatro la Sicilia. Attraverso di loro si rinnovano le fatiche, le miserie, l’eroismo, la creatività di una gente orgogliosa della sua terra. Le canzoni dei Fratelli Mancuso parlano così di antiche tensioni e presenti indignazioni civili, di ataviche oppressioni e dell’eterno desiderio di libertà sulle rotte del nostro mare, il Mediterraneo.<br /><br />Cantiere 11<br />30 Luglio Fortezza Firmafede <br />Attesissimo  il concerto di WYNTON MARSALIS e la sua grandissima Jazz at Lincoln Center Orchestra, la più grande Orchestra Jazz del mondo. <br />Il grande e universalmente riconosciuto Jazzista torna in Europa con un concerto strepitoso. <br />Considerato un prodigio degli anni ‘80 nell&#039;ambito della musica jazz, trombettista plurivincitore di Grammy Award, Wynton Marsalis è molto amato dalla critica non solo per la sua personalissima e perfetta tecnica moderna, ma per come ha saputo interpretare e riassumere le influenze del jazz di epoche diverse, da Louis Armstrong a Dizzy Gillespie, fino a Clifford Brown.<br />Grazie alla sua padronanza della tromba, nel 1995 assume la direzione della Big Band del Lincoln Center di New York, di cui in seguito diventa direttore artistico. La loro musica non ha confini, tanto da attraversare il jazz, il blues, il pop, passando per il funky, per i suoni d&#039;Africa e del Brasile, mantenendo intatto il loro timbro caratteristico ed inconfondibile.<br />Una tecnica perfetta, che seduce e incanta vasti strati di pubblico di tutte le età e gusti.]]></content>
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		<title>H.E.R. PRESENTA IL SUO ULTIMO CD “MAGMA”</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<a href="javascript:openpopup('images/Her_x_stampa.jpg',495,653,false);"><img src="images/Her_x_stampa.jpg" width="210" height="280" border="0" alt="" id="img_float_left" /></a><i>MINI LIVE A RADIO 3 - TERZO ANELLO MUSICA IN DIRETTA DALLA FIERA<br />INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO DOMENICA 17 MAGGIO - ORE 14,30 </i><br /><br />Un disco inusuale, tra avant-garde e tentazioni pop, già violino con i Nidi D’Arac e stabile nel gruppo di Teresa De Sio, attrice e performer, H.E.R. lancia la sfida con la grazia e la sfrontatezza di una grande artista.<br /><br />MAGMA( distribuzione Edel) , disco per violino e  voce , è il frutto dell&#039;evoluzione stilistica e personale di H.E.R.  che riassume nelle 13 tracce (tra le quali un brano recitato su un testo della scrittrice Mariangela Gualtieri) tutta la sua estetica del provvisorio, della lacerazione, ma anche della rinascita. MAGMA è un disco &quot;circolare&quot; che fa coincidere la fine di un mondo con un &quot;Apeiron &quot; embrionale e scarno, un caleidoscopio che ha distorto ogni linearità delle quattro cover non tradendone le intenzioni e rivelando invece negli inediti elementi contrastanti i quali (proprio come in un MAGMA) si congelano saldamente insieme, legati da un motorismo quasi  elettronico (J.S. Bach e Philip Glass tra i suoi riferimenti basilari).<br /><br />H.E.R. nasce a S. Giovanni Rotondo (FG). Si diploma in violino al Conservatorio di Benevento e in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Foggia, debutta nel 1993 firmando le musiche per “La bottega del caffè” con Mastelloni e i “Dialoghi mancati” con Herlitzka. <br />Nel 1995 collabora con Giovanni Albanese alle scenografie del film “Silenzio si nasce” di Veronesi con Sergio Castellitto e Paolo Rossi. Nel 1996 interpreta il ruolo della “donna ideale” nel film “Cartoni animati” di Franco Citti, nel 1998 collabora con il gruppo Restart alla colonna sonora del film Viola di Maiorca. <br />Nel 1997 entra nei Nidi D’Arac, gruppo dedito alla rivisitazione della musica etnica salentina, ma in chiave moderna, con loro incide due Cd, entrambi per la CNI. Partecipa alla colonna sonora del film “Figli di Annibale” di David Ferrario e ad alcune compilation come “La notte del Dio che balla” (progetto diretto da Teresa De Sio) e “Fango” (organizzato da Legambiente). <br />Ha collaborato con gli Agricantus (“Ethnosphere”), Lucilla Galeazzi (“Lunario”), il gruppo romano Radici nel Cemento. Da segnalare la collaborazione con il trombettista Roy Paci in un percorso sperimentale a metà tra la musica elettronica ed acustica.  <br />Dal 2005 è stabilmente nel gruppo di Teresa De Sio partecipando sia nel disco che nel tour “A Sud! A Sud!”. Sempre assieme alla De Sio, questa volta con Giovanni Lindo Ferretti,  aveva partecipato allo spettacolo culto “CRAJ”, dedicato ai grandi cantori della musica popolare pugliese, Uccio Aloisi, i Cantori di Carpino e Matteo Salvatore, dal quale è stato realizzato un film per la regia di Davide Marengo che ha vinto il premio “Lino Miccichè” del CSC per la migliore opera prima al Festival del Cinema di Venezia 2005.]]></content>
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		<title>JAZZ IN&#039; IT XXI edizione. Interazioni</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<a href="javascript:openpopup('images/bosso_1_ph_cifarelli.jpg',399,600,false);"><img src="images/bosso_1_ph_cifarelli.jpg" width="210" height="280" border="0" alt="" id="img_float_left" /></a><i>19-20-21 giugno. Piazza dei Contrari - Vignola (Mo)</i><br /><br />Sulla scia di un ventennale festeggiato con un lusinghiero successo di pubblico e di stampa, suggellato dal cd e dall&#039;inserto celebrativo allegato alla rivista &quot;Musica Jazz&quot;, Jazz in&#039; It si affaccia a questo terzo decennio con un significativo segnale rivolto al proprio pubblico, che con grande assiduità lo ha sostenuto in tutti questi anni.<br />Segnale rappresentato dall&#039;ingresso gratuito a tutti i concerti (che riporta il festival ai suoi esordi, ai tempi del cortile interno della Rocca) sullo sfondo di un tema che è più di un indirizzo programmatico, quasi una necessità sistemica per resistere alle difficoltà del settore, ottimizzando le risorse.<br /><br />&quot;Interazioni&quot;, tema dell&#039;edizione 2009, evidenzia l&#039;obiettivo di cercare intese, scambi, collaborazioni, nell&#039;ottica di un continuo confronto che, al di là della contingenza, ha sempre caratterizzato la programmazione del festival.<br />Cinque produzioni che coinvolgono strutture italiane ed europee, che condividono con Jazz in&#039; It un atteggiamento di ricerca, di curiosa indagine sulle nuove tendenze del jazz contemporaneo, privilegiando le realtà emergenti, la scena europea e l&#039;originalità progettuale.<br /><br />Si va dall&#039;apertura di venerdì 19 affidata alla funambolica chitarra innervata di sfumature balcaniche di Darko Jurkovic ai giovani leoni della New Union Jazz Band impegnati, dopo Paolo Fresu, con un&#039;altra star del jazz italiano come Fabrizio Bosso (protagonista a Vignola anche di un importante momento didattico).<br />Si prosegue, sabato 20, con l&#039;esordio in Italia della voce di Elina Duni, giovane e dotata vocalist albanese ma svizzera di adozione e con il virtuoso contrabbasso di Renaud Garcia-Fons e del jazz trasversale rappresentato dal suo progetto Arcoluz, in cui affiorano i colori forti di un solare Mediterraneo.<br /><br />Chiuderemo, domenica 21, con una prima assoluta - resa possibile grazie al sostegno dell&#039;Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, da sempre a fianco del festival - che vedrà protagonista un autentico caposcuola della scuola compositiva statunitense come Lawrence D. &quot;Butch&quot; Morris, conductor di un ensemble creato apposta per Jazz in&#039; It e docente d&#039;eccezione in un workshop a prove aperte.<br />Frecce sonore scagliate verso un incerto orizzonte che, all&#039;inizio di un nuovo decennio, ci ricordano - come scriveva con la sua proverbiale profondità emotiva Italo Calvino, trattando del futuro e delle nostre aspettative - che &quot;...ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi&quot;.<br /><br />Giuseppe De Biasi<br />(Direttore Artistico)<br /> <br /><br />VENERDÌ 19 GIUGNO ore 21.30<br />Rileggendo la tradizione<br /><br />DARKO JURKOVIC SOLO<br />Darko Jurkovic               chitarra elettrica<br />(In collaborazione con Drama Italiano e Teatro Nazionale Croato di Rijeka)<br /><br />NEW UNION JAZZ BAND<br />diretta da Marco Ferri<br />special guest: Fabrizio Bosso<br />Standard Time<br />(produzione originale Jazz in&#039; It)<br /><br />Michele Vignali          sax<br />Alessandro Vaccari   sax<br />Cesar Vasquez                sax<br />Stefano Coletta              sax<br />Giovanni Contri              sax<br />Franco Capiluppi        tromba<br />Diego Frabetti          tromba<br />Simone Copellini          tromba<br />Mauro Pontegavelli        tromba<br />Simone Pederzoli        trombone<br />Enrico Pozzi            trombone<br />Renzo Bertonelli                trombone<br />Silvia Corni            trombone<br />Luca Barbieri           pianoforte<br />Davide Brillante              chitarra<br />Mirko Scarcia           contrabbasso<br />Dario Mazzucco              batteria<br />Marco Ferri             direzione<br />special guest:<br />Fabrizio Bosso            tromba<br /> <br /><br /><br />SABATO 20 GIUGNO ore 21.30<br />Jazz a-traverso l&#039;Europa<br /><br />ELINA DUNI QUARTET<br />Elina Duni              voce<br />Colin Vallon            pianoforte<br />Bänz Oester             contrabbasso<br />Norbert Pfammatter      batteria<br />(in collaborazione con ProHelvetia-Svizzera e Ag. Fishermann, Köln -Germania)<br />(prima assoluta)<br /><br />ARCOLUZ TRIO<br />Renaud Garcia-Fons     contrabbasso a cinque corde<br />Kiko Ruiz               chitarra flamenco<br />Rollando Pascal         percussioni<br />(in collaborazione con Egea Music &amp; Clusone Jazz Festival)<br /><br /><br />DOMENICA 21 GIUGNO ore 21.30<br />Experimental &quot;Butch&quot;<br /><br />LAWRENCE D. &quot;BUTCH&quot; MORRIS &amp; VIGNOLA ENSEMBLE<br />Conduction® No. 184 - &quot;BangBoom&quot;<br />(prima assoluta)<br /><br />Ramon Moro             tromba<br />Gaspare De Vito sax alto, flauto<br />Dario Fariello          sax tenore<br />Alberto Capelli               chitarra elettrica, elettronica<br />Filippo Giuffrè          chitarra elettrica, elettronica<br />Federico Marchesano      basso elettrico<br />Antonio d&#039;Intino         basso elettrico<br />Dario Bruna              batteria<br />Francesco Cusa          batteria<br />Fabrizio &quot;Abi&quot; Rota     campionatore, campionamento dal vivo<br />Davide Tidoni               elettronica, campionamento dal vivo<br />Lawrence Butch Morris   direzione<br />(coproduzione originale Regione Emilia Romagna - Angelica Festival)]]></content>
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		<title>Herbie Hancock e Lang Lang a Milano</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Domenica 19 Luglio, ore 21.00 all’Arena Civica “Gianni Brera”</i><br /><br />Concerto-evento di Herbie Hancock e Lang Lang il 19 luglio 2009, nell&#039;ambito del “Milano Jazzin’ Festival”, presso l&#039;Arena Civica “Gianni Brera” di Milano, in collaborazione con FourOne e il Comune di Milano.<br /><br />Il tour mondiale dei due grandi pianisti toccherà i più prestigiosi festival europei - a partire dal 5 luglio - tra cui il Montreux Jazz Festival e il North Sea Jazz Festival per poi approdare in Italia all’Arena di Verona (13 luglio) e al Ravenna Festival (18 luglio) e infine a Milano il 19 luglio.<br /><br />Nonostante la grande differenza d’età – più di quarant’anni - Herbie Hancock e Lang Lang sono uniti da un tocco musicale unico e da una grande libertà che li proietta al di là di ogni scelta di campo e di genere. I due artisti a Milano saranno accompagnati dalle Orchestre Giovanile Luigi Cherubini e Giovanile Italiana. Eseguiranno opere di Wolfgang Amadeus Mozart (Ouverture da Le nozze di Figaro), di Ralph Vaughan Williams (Concerto per due pianoforti in do maggiore), di Leonard Bernstein (Mambo da West Side Story), di Maurice Ravel (Ma Mere l&#039;Oye per pianoforte a 4 mani). In programma anche Rhapsody in Blue di George Gershwin nell’arrangiamento per due pianoforti e orchestra, premiata nel 2008 con il Grammy Awards. A dirigerli il maestro John Axelrod. <br /> <br />Herbie Hancock ha cinquant’anni di carriera e12 Grammy Awards alle spalle e continua a stupire il pubblico grazie a continue e coraggiose sperimentazioni che trascendono stili e generi. Ha iniziato a studiare pianoforte a 7 anni e dopo soli quattro anni aveva già eseguito un concerto di Mozart accompagnato dall’Orchestra Sinfonica di Chicago. Dal 1963 al 1968 ha collaborato con Miles Davis e il suo storico quintetto. Hancock è il primo musicista jazz ad avere esplorato la musica elettronica ed acustica e il primo artista jazz a vincere - con l’album Head Hunters - il disco di platino. <br /><br />Lang Lang ha solo 27 anni e si è già esibito nei maggiori teatri di tutto il mondo, collaborando con numerosi direttori d’orchestra, tra cui Daniel Baremboin, Pierre Boulez, Roberto Chailly, Sir Colin Davis, Valerj Gergiev, Mariss Jansons, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Seiji Osawa. E’ stato, inoltre, il primo artista cinese a suonare con le Orchestre Filarmoniche di Berlino e di Vienna, oltre ad avere collaborato con le orchestre americane più prestigiose. Nell’agosto 2008, la sua popolarità è diventata planetaria dopo l’esibizione alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino. Il New York Times l’ha definito: “l’artista più richiesto nel panorama mondiale della musica classica”. ]]></content>
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		<title>In primo piano il jazz svedese</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Molti i concerti in programma in cui sono coinvolti musicisti svedesi.<br />In particolare il10 giugno alla Casa del Jazz di  Roma si esibirà il trio del pianista Jacob  Karlzon con <br />Hans Andersson  al contrabbasso e Johan Holgersson  alla batteria<br />Lo stesso trio si esibirà il 12 giugno presso la Villa San Michele di Anacapri mentre il 19 giugno, sempre ad Anacapri, per iniziativa dell’Ambasciata svedese in Italia si esibirà la “nostra” Stefania Tallini.<br />Il 2  luglio alla Casa del Jazz di  Roma concerto con giovani musicisti jazz dei Paesi Bassi, dell’Italia e della Svezia. Per la Svezia partecipa il Kristian Brink Quartet .<br />Concerti jazz si svolgeranno anche a Capri che, a partire dal 12 giungo, vivrà un’intensa estate musicale]]></content>
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		<title>“Blues, Rag e altre storie…”</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>di Daniela Floris</i><br /><br /><b>Ariccia, 10 maggio. Con Gabriele Pieranunzi, violino Alessandro Carbonare, clarinetto, Enrico Pieranunzi, pianoforte</b><br /><br />Che musica affascinante a Palazzo Chigi di Ariccia, con il trio Pieranunzi – Pieranunzi – Carbonare… <br />Fascinosa e’ la terra di mezzo nella quale siamo stati trasportati dal violino di Gabriele Pieranunzi , dal clarinetto di Alessandro Carbonare, musicisti classici prestigiosi, e dal pianoforte di Enrico Pieranunzi , jazzista di fama internazionale.    Abbiamo compreso che la musica, anche se scritta, non e’ mai rigidamente incasellata in canoni predefiniti.  Rifugge da ogni schema, invece, e questo fuggire e’ stato emozionante e palpabile come non mai.  Il tema comune e’ stato il contatto tra musica classica e jazz, dapprima affrontando un repertorio classico (Milhaud, Stravinsky) che avesse pero’ un legame con il ragtime o con il blues.  Poi con  Scott Joplin, siamo entrati nelle sorgenti del jazz.  Infine, con le composizioni di Enrico Pieranunzi e Dave Brubeck, siamo entrati nel cuore del jazz… un jazz “scritto”, e scritto  da due artisti che hanno alle spalle anche una solidissima  preparazione classica.  <br />E cosi’, il Ragtime tratto dall’ Histoire du soldat di Stravinsky o il Divertissement tratto dalla suite di Milhaud si sono accesi  del  jazz vivo e reale del  pianoforte di Enrico Pieranunzi; Scott Joplin si e’ arricchito dei suoni del  violino e del clarinetto di stampo classico di Gabriele Pieranunzi e Alessandro Carbonare che lo hanno reso nuovo ed a tratti inconsueto; i brani di Brubeck (allievo di Milhaud!) e di Pieranunzi (tra cui Duke’s Dream in prima esecuzione assoluta nella versione per violino, clarinetto e pianoforte), per lo stesso motivo, erano ricchi di reminiscenze e suggestioni della musica da camera e dei grandi concerti classici; le variazioni in ¾ di Pieranunzi su tema di Gershwin , al di la’ della bellezza della partitura, erano anche foriere del jazz europeo ma anche cosi’ mediterraneo dello stesso  Pieranunzi e allo stesso tempo portavano con il violino ed il clarinetto di Pieranunzi e Carbonare un po’ di Mozart e di Vienna, chissa’ perche’ viene in mente proprio Vienna... <br />Chi era presente e’ stato avviluppato da una affascinante  tensione emozionale dovuta a questa singolare commistione, ed inizialmente ha tentato  di riportare ordinatamente reminiscenze e suggestioni nelle proprie caselle di origine. Ma poco dopo invece ha sciolto gli ormeggi, e si e’ lasciato trasportare verso una delle infinite possibilita’ della musica, guardando a quella terra di mezzo con il naturale stupore che si prova davanti all’ inesplorato.                                                                         <br />]]></content>
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		<title>La Municipale Balcanica a fine mese in Turchia</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il tour 2009  della Municipale Balcanica raggiungerà Ankara in Turchia il 30 Maggio. La Municipale infatti sarà impegnata in due concerti(30 Maggio e 2 Giugno) in collaborazione con l’istituto italiano di cultura ad Ankara e l’ambasciata italiana; il primo si terrà in piazza ed il secondo proprio nei locali dell’ambasciata. Il sound del nuovo disco che si ispira in alcuni passaggi alle atmosfere mediorientali sarà la colonna sonora della festa della repubblica. MB sarà disponibile per interviste e conferenze stampa il 31 Maggio ed il 1 Giugno.<br />Nel corso del 2009 la Municipale sarà impegnata in due progetti di rilevanza internazionale: ad Orsara Jazz incontrerà il chitarrista americano Marc Ribot mentre a Foggia ci sarà la replica dello spettacolo presentato nel 2006 all’Ancona Klezmer Festival con la Kocani orkestar(Marsab Management).]]></content>
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		<title>Grande musica made in Italy</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Mario Crispi – Arenaria – Suono records – SR 003</b><br />E’ con grande piacere che vi segnalo questo album di Mario Crispi, con la speranza che non si alzi il solone di turno ad obiettare:”Ma questo non è jazz”. E chi se ne frega: si tratta di un disco di notevole livello, originale, denso di idee, ottimamente strutturato ed altrettanto ben eseguito che credo anche gli appassionati di jazz gradiranno non poco.<br />Mario Crispi è musicista ben noto essendo stato, tra l’altro, fondatore degli Agricantus, uno dei migliori gruppi della world music italiana. Musicista “onnivoro” nel senso migliore del termine, Crispi ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo sedimentando una serie di conoscenze che lo portano ad una concezione della musica “aperta”, insofferente di qualsivoglia schematismo od etichetta.<br />E questo album ne è la riprova: Mario parte dalla sua terra, da quella Sicilia così ricca di mistero e di fascino, per innervare la sua musica con una serie di stimoli che provengono da mondi e situazioni i più diversi tra loro. Ad unificarli c’è la grande sagacia del musicista che per raggiungere i suoi obiettivi di immediatezza e reale sincerità espressiva ha usato tecniche compositive, interpretative e di registrazione affatto inusuali.<br />Innanzitutto le registrazioni sono state effettuate con uno studio portatile in giro per la Sicilia in luoghi di particolare interesse acustico ed evocativo come “le grotte della Gurfah di Alia” (meglio conosciute in loco come le grotte saracene) , “la tomba del Principe” a Sant’Angelo Muxaro del VII secolo A.C. o ancora il celebre mercato ittico di Palermo.<br />Per quanto concerne le tecniche compositive ed interpretative, Crispi si rifà ad alcuni stilemi propri della tradizione orale della Sicilia occidentale come il “canto alla carrettiera” e soprattutto quel “cunto palermitano” che si utilizzava per narrare le gesta dei paladini di Francia: nell’album viene riscoperto per il brano “Cuntu ri Guerra” che descrive, con grande intensità emotiva, un quotidiano fatto di guerra e di fuga; alla perfetta riuscita del brano contribuisce non poco l’improvvisazione al pianoforte di Salvatore Bonafede, altro straordinario musicista (jazz) siciliano che non  ha ancora ottenuto i riconoscimenti che gli spettano.<br />E così ogni brano meriterebbe una citazione per i significati che racchiude, le storie che racconta. Ma forse è meglio fermarsi qui e lasciare all’ascoltatore il gusto avvincente della scoperta.<br /><b><br />Lanfranco Malaguti – Double Face – Splasc (H) CDH 1542.2</b><br />Devo confessare che il primo ascolto di questo album mi ha spiazzato non poco. Sono da anni che seguo con interesse Malaguti considerandolo uno dei migliori chitarristi europei ed uno dei musicisti di punta del jazz italiano.<br />Di qui la presunzione di conoscerlo così bene da quasi prevedere la musica che presenta; ed invece noto, con estremo piacere, di essermi sbagliato: Lanfranco è riuscito a stupirmi ancora una volta con un lavoro che si differenzia notevolmente da tutti quelli compiuti in precedenza.<br />Il fatto è che il chitarrista non ama riposare sui classici allori e preferisce proseguire la strada di una ricerca, lunga, faticosa ma che lo porta a raggiungere sempre nuovi traguardi.<br />Questa volta , anziché misurarsi sui tanto amati “standards” o su canzoni del grande repertorio pop, Lanfranco ha deciso di presentare ben 13 sue composizioni (per altro di eccelsa levatura) accompagnate da due brani assai noti come “You are the sunshine of my life” di Stevie Wonder e “Solar” di Miles Davis.<br />Per tutta la durata dell’album Lanfranco si confronta con i compagni d’avventura in diversi contesti ma sempre con un fraseggio che sembra non avere più alcuna preoccupazione per librarsi deciso come a mettere a frutto anni e anni di studio, di esperienze, di sperimentazione. E così alle volte si ha quasi l’impressione di ascoltare stilemi free, che certo non ti aspetti da un musicista come Lanfranco. Ma, proseguendo nell’ascolto, ti accorgi che nulla è casuale, che ogni tassello sta proprio lì dove Malaguti vuole che sia. Ed in questo senso il chitarrista non poteva trovare partners migliori di Renzo De Rossi al sax tenore e baritono, Federico Malaman al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria e percussioni, tutti perfettamente in grado di seguire e alle volte sviluppare gli impulsi del leader.<br /><br /><b>Dado Moroni – Solo Dado – abeat AB JZ 069</b><br />Grande ricchezza armonica, gusto raffinato, delicatezza di tocco che si trasforma in energia quando occorre, chiara visione delle strutture musicali, originalità di fraseggio: sono queste alcune delle doti di Dado Moroni, di sicuro uno dei migliori pianisti che oggi calchino le scene internazionali. <br />Dopo circa 30 anni di carriera che lo hanno visto protagonista di innumerevoli concerti in  ogni parte del mondo, ed una trentina di album, giunto nel pieno della maturità artistica, Dado ha deciso di incidere il suo primo album per piano solo ed è stata una scelta assai felice.<br />Il risultato, come potrete facilmente constatare, è di assoluta eccellenza sia per il repertorio sia per le modalità esecutive.<br />Moroni si è buttato in questa operazione anima e corpo,  così non si è limitato ad inserire ben sei sue composizioni su un totale di dodici, ma ha anche scritto le note di copertina e ha curato la grafica dell’album .<br />E proprio dalle note di copertina apprendiamo che l’album è nato quasi per caso, dall’incontro , in uno studio di registrazione con un pianoforte “un magnifico Yamaha C7….passarono alcuni minuti – ricorda Dado  - e ottenni la take che desideravo. Era fatta…ma qualcosa mi trattene al pianoforte. Suonai per una buona mezz’ora tutto ciò che mi passava per la testa, lentamente rendendomi conto che sarebbe potuto nascere un CD intero in piano solo”.<br />Ed eccolo, per l’appunto, il CD per piano solo che rappresenta una sorta di summa di quel che oggi è Dado Moroni, un musicista pienamente realizzato, perfettamente consapevole dei propri mezzi espressivi, che può permettersi di suonare qualcosa di suo accanto a perle del “Great American Songbook” (tanto per usare una sua stessa espressione) quali  “Don’t blame me” di Mc Hugh-Fields o “My funny Valentine” di Rodgers – Hart o ancora “It could happen tou you” di Van Heusen.<br /><br /><b>Norberto Tamburrino – Reflection(s) on Monk – Philology W436.2</b><br />Ecco un altro pregevole album del pianista e compositore tarantino Norberto Tamburrino. Già nel segnalarvi il precedente lavoro di questo artista (““Prigioniero del mare – Prisoner of the sea”) ne avevamo sottolineato i molteplici pregi che vengono viepiù evidenziati da questo CD evidentemente dedicato alla musica di Monk.<br />Prendere come punto di riferimento la musica di Thelonious è una sfida ardua per chiunque data la complessità insita nella musica di questo straordinario pianista. Norberto, a mio avviso, l’ha fatto nel miglior modo possibile, vale a dire cercando di penetrare nello spirito della musica monkiana senza alcuna pretesa di interpretarla in modo canonico ma utilizzandola coma una sorta di piattaforma da cui muoversi per andare ad esplorare nuovi territori.<br />Di qui un pianismo ora meditativo, ora dalle tessiture armoniche più complesse, ora esplicitamente aperto verso forme espressive per lui non usuali quali il free e il latin-jazz, sempre comunque con grande coerenza e padronanza tecnica a dimostrazione di una personalità oramai matura e perfettamente consapevole delle proprie possibilità. Non a caso , indipendentemente dai contesti in cui si muove (quartetto, trio, duo) l’intesa con i compagni di viaggio appare assolutamente perfetta, sia quando si affrontano passaggi strutturati sia quando ci si avventura nel campo sempre minato dell’improvvisazione. In quest’ultimo caso grande ancora una volta la prestazione di J. D. Allen al sax tenore con il bassista Joseph Lepore (sostituito in un brano da Francesco Mariella) e il batterista Bruce Cox impegnati a sostenere il tutto con un gioco ritmico armonico di grande raffinatezza. <br />Da segnalare, infine, che ben sette composizioni sulle nove presenti nel CD sono dovute alla fertile penna di Tamburrino e nessuna di queste risulta banale o scontata…e scusate se è poco quando già nel titolo si “denuncia” l’intento di rifarsi alla musica di Monk!]]></content>
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		<issued>2009-05-16T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-05-16T00:00:00Z</modified>
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		<title>Grandi voci femminili e Sufi Night</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>All’Auditorium Parco della Musica di Roma. Prende il via sabato 15 maggio la rassegna “Donne &amp; Note”</i><br /><br />Prosegue come al solito intensa e su ottimi livelli, l’attività dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.<br />Così venerdì 15 maggio , alla Sala Petrassi, sarà di scena Chiara Civello per “Donne &amp; Note” mentre al Teatro Studio, per la rassegna “Contemporanea” è in programma “Exotica” Sufi Night 1. Le musiche saranno eseguite da Confraternita Gnawa Issawa di Casablanca, ovvero percussioni Kiki Dellisanti, Gregorio Di Trapani, Luca Congedo,Roberto Pellegrini, Gianluca Ruggeri,Fulvia Ricevuto, Tonino Battista direttore. <br />In programma:<br />- Lila, cerimonia rituale trance in onore dell’Iman Sheikh Boulila (Maestro Sufi della Notte)<br />- Exotica di Mauricio Kagel<br />produzione Fondazione Musica per Roma, in coproduzione con IUC Istituzione Universitaria Concerti.<br />Gong balinese, birimbao, pendeiro, marimba, congas, tromba marocchina, corno di elefante, koto, balaphone, zoccoli di cavallo, tablas, flauto di bambù, kalimba, djembè… Sono soltanto alcuni dei circa duecento strumenti “non europei” che costituiscono lo strumentario immaginifico, eccessivo, esuberante, eppure concretissimo, di una delle opere più trasgressive, anti accademiche e “ipnotiche” del secondo Novecento: Exotica (1971), il capolavoro del “teatro strumentale” di Mauricio Kagel <br />“Più che in qualsiasi altra mia opera – scrive il compositore argentino scomparso nel settembre del 2008 – l’espansione radicale della strumentazione è elevato a principio estetico. Le fonti sonore vengono dai quattro continenti e prevedono l’uso di strumenti che la musica d’arte occidentale non ha quasi mai conosciuto”. <br />I diversi “movimenti” in cui il rito laico di Exotica è scandito, si alterneranno, nel corso del concerto, alla cerimonia rituale celebrata dalla Confraternita Gnawa Issawa di Casablanca, depositaria dell’antica cultura musicale degli schiavi sub sahariani emigrati nel Nord Africa: i cantori e i musicisti marocchini attenderanno gli spettatori nel Foyer dell’Auditorium e li condurranno poi al centro uno di uno spazio rituale in cui il passato e il presente, il sacro e il profano, il colto e il popolare disegneranno un cerchio perfetto.”<br /><br /><br />Mauricio Kagel nasce nel 1931 a Buenos Aires. Dopo aver compiuto gli studi (ha studiato tra l’altro con Alberto Ginastera e con Jorge Luis Borges), fonda nel 1954 l’Orchestra del Teatro Colon. Nel 1957 si trasferisce in Germania dove, tra l’altro, è docente ai celebri corsi di Darmstadt. Scompare nel settembre 2008. Fantasia, umorismo e originalità sono le caratteristiche principali delle sue opere. Kagel è diventato uno dei principali autori del teatro musicale contemporaneo. Nel corso della sua vita ha diretto molte sue opere, sia come regista che come produttore dei suoi film e dei suoi programmi radiofonici. Ha ricevuto numerose onorificenze e riconoscimenti. Una delle sue ultime apparizioni, con concerti e prove aperte al pubblico, è del luglio del 2006 in occasione del suo 75° compleanno presso il Teatro Colon di Buenos Aires.<br /><br />Sabato 16 maggio ancora un doppio appuntamento.<br />        Sempre per la rassegna “Donne &amp; Note”, si esibirà Rokia Traoré mentre per “Contemporanea” sarà la volta di “Trance” Sufi Night 2<br />Cerimonia sacra per il Santo Sufi Shah Jamal<br />Persephassa di Iannis Xenakis <br />Goonga and Mithu Sain’s dhol drumming;  PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble: Antonio Caggiano, Fulvia Ricevuto, Fabrizio Bartolini, Antonino Errera, Flavio Tanzi, Vito Amato percussioni<br />Una produzione  Fondazione Musica per Roma in collaborazione con World Performing Art di Lahore, Conservatori di Trapani e Frosinone, Ass.Musicale Etnea]]></content>
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		<issued>2009-05-14T00:00:00Z</issued>
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		<title>Viva la Musica</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.online-news.it/jazz/blog/index.php?entry=entry090504-194430" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Variazioni su un canto popolare</i><br /><br />Sabato 9 maggio 2009 al  Teatro Palladium di Roma una interessante iniziativa curata dalla Scuola Popolare di Musica di Testaccio.<br />Partendo da una delle melodie popolari scelte da Giovanna Marini all’interno del repertorio della musica italiana di tradizione,  diversi artisti - compositori, arrangiatori, interpreti ed improvvisatori -  si confrontano e si sfidano nell’elaborazione di materiali originali. <br />Una composizione collettiva fatta di frammenti sonori uniti da uno stesso filo conduttore: la libertà e la varietà che caratterizzano la vita musicale della Scuola Popolare di Musica di Testaccio. Una festa di suoni e di suggestioni che sfilerà sul palco del Teatro Palladium.<br />Si partirà dalla voce di Giovanna Marini per arrivare alla sonorità festose della Stradabanda, passando per la vocalità del Coro Jazz della Scuola Popolare di Musica di Testaccio diretto da Giuppi Paone e coadiuvato dal compositore e sassofonosta Eugenio Colombo, incontrando Piero Brega e la sua inconfondibile voce, l’ensemble I Canzonieri con i loro brani originali e infine i colori e i suoni dell’Orchestra Mediterranea di Andrea Alberti.<br />Le melodie con cui gli artisti si cimenteranno sono: Giulia di Fornovo (Puglia), All’arie all’arie (Lucania), Padrone mie (Puglia), Batton l’otto (Toscana).<br /><br />Alle ore 20,00 accoglienza musicale nello spazio antistante il teatro.<br />Programma:<br /><br />Giovanna Marini		solo voce		<br /> <br />Coro Jazz della Spmt		diretto da Giuppi Paone,  ospite Eugenio Colombo (sassofoni)<br /> <br />Piero Brega			solo voce			<br /> <br />I Canzonieri	a cura di Giovanni Guaccero con: Antonia D’Amore (voce), Benedetto Fanna (fisarmonica), Giulianao Cangemi (basso), Andrea Mancianti (chitarre), Enrico Morello (percussioni), Giovanni Guaccero (pianoforte),<br />				<br />Orchestra Mediterranea 	di Andrea Alberti con: Giovanni Di Cosimo (tromba), Antonio Iasevoli (chitarre), Gerardo Bartoccini, contrabbasso), Armando Sciommeri (batteria), Marco Ariano (percussioni), Andrea Alberti (piano-synth)<br /> <br />Stradabanda			diretta da Paolo Montin]]></content>
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		<issued>2009-05-04T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-05-04T00:00:00Z</modified>
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