Warning: include(../../config.inc.php): failed to open stream: No such file or directory in /web/htdocs/www.online-news.it/home/jazz/blog/index.php on line 2 Warning: include(../../config.inc.php): failed to open stream: No such file or directory in /web/htdocs/www.online-news.it/home/jazz/blog/index.php on line 2 Warning: include(): Failed opening '../../config.inc.php' for inclusion (include_path='.:/php5.3/lib/php/') in /web/htdocs/www.online-news.it/home/jazz/blog/index.php on line 2 Warning: strpos(): needle is not a string or an integer in /web/htdocs/www.online-news.it/home/jazz/blog/index.php on line 62 A PROPOSITO DI JAZZ, di e con Gerlando Gatto - Novità discografiche, talenti alla ribalta: Cecchetto, Tamburrino, Franco, Zanghieri
A PROPOSITO DI JAZZ, di e con Gerlando Gatto

Novità discografiche, talenti alla ribalta: Cecchetto, Tamburrino, Franco, Zanghieri
giovedì, 10 gennaio, 2008, 19:47 - Recensioni
Il mondo del jazz italiano è popolato da una serie davvero notevole di nuovi talenti che ne fanno una delle più belle realtà a livello internazionale.
Ovviamente alcuni di questi talenti hanno già ottenuto i riconoscimenti che meritano mentre altri attendono ancora il loro momento nonostante abbiano già tutte le carte in regola.

Tra i primi figura certamente l’ottimo chitarrista Roberto Cecchetto che , come riferiamo in altra parte, ha vinto quest’anno il referendum indetto da “Musica Jazz” nella categoria che univa pianisti e chitarristi
Questa vittoria è dovuta anche all’ultima sua fatica discografica , “Dowtown- auand AU9013” . Cecchetto suona in trio con Giovanni Maier al contrabbasso e Michele Rabbia batteria, percussioni e loops, firmando tutte e dieci le composizioni dell’album.
Ascoltando il CD nella sua interezza un dato risalta evidente: la compattezza del gruppo che consente di attraversare qualsivoglia terreno senza la minima esitazione, sapendo perfettamente in ogni momento cosa si sta facendo e perché. Questo non significa mancanza di improvvisazione, tutt’altro. Significa una assoluta padronanza dei propri mezzi espressivi che ti consente di improvvisare in ogni momento, di librarti in illuminanti frammenti (“Uptown”) , di avventurarti in sonorità del tutto inusuali e a volte oniriche (lo splendido “Oslo Hotel”) così come in ogni momento ti consente di rientrare nell’ambito di un discorso più canonico e strutturato ( quale il brano d’apertura “Where are you”). Ed è proprio questa alternanza che rende l’album, a mio avviso, particolarmente esaltante ed originale , originalità evidenziata anche dall’uso quanto mai intelligente ed appropriato delle “nuove macchine” che così risultano funzionali all’intento dei tre, mai soverchiandone le idee.
In tal modo Cecchetto, Maier e Rabbia sono in grado di dare il meglio di sé in qualsiasi contesto si esibiscano, all’interno delle possibilità offerte dalla formazione: quindi assolo, duo, trio.

Se Cecchetto ha quindi raggiunto la fama che merita, un musicista ancora del tutto sottovalutato è il pianista, arrangiatore e compositore Norberto Tamburrino che ha da pochissimo licenziato un pregevolissimo album dal suggestivo titolo “Prigioniero del mare – Prisoner of the sea – AR AJ 0183” . Il cd contiene 12 brani, 10 composizioni originali dello stesso Tamburrino (con un'Alt take) e il celeberrimo "Pannonica" di Thelonious Monk.
Il CD è strutturato in due parti ben distinte: la sezione ritmica, composta da Joseph Lepore al contrabbasso e Bruce Cox alla batteria, è presente nelle prime sei tracce mentre J. D. Allen al sax tenore si fa ammirare solamente nelle due versioni di "Prigioniero del Mare" registrate
a New York nel novembre del 2006. Le altre 6 tracce del disco sono in solo piano, registrate in Italia, per la precisione a Taranto, città dove Tamburrino è nato nel 1964 e dove risiede ancora oggi. L’album fa seguito all’altro eccellente CD pubblicato a maggio 2006 da Splasc(H) Records, intitolato "Deco", e contenente numerosi brani originali. Nel disco, registrato in parte a New York, appaiono tra gli ospiti due illustri solisti di scuola americana: ancora il sassofonista americano J. D. Allen, ed il trombettista Fabio Morgera.
Devo dire che già all’ascolto di questo primo album mi avevano colpito alcune caratteristiche di Tamburrino, caratteristiche che ho ritrovato amplificate in questo nuovo album che non esito a definire eccellente. E per più di un motivo.
Innanzitutto l’artista pugliese dimostra di essere musicista a tutto tondo facendosi apprezzare sotto svariati aspetti, primo fra tutti quello compositivo. Come già detto quasi tutti i brani sono suoi e nello scrivere l’artista evidenzia un tratto quanto mai felice, con elementi di suggestiva introspezione che fanno capolino ora qui ora lì. Particolarmente interessantI, al riguardo, “A breath on wings”, “Ocean view” e “Tramonti di pioggia” mentre “Prigioniero del mare” ci riporta su territori di un mainstream vissuto comunque con originalità e consapevolezza.
Originalità e consapevolezza che ritroviamo nel Tamburino esecutore, dotato di una solida preparazione di base, di un tocco leggero ma sempre swingante, di una grande facilità improvvisativa e di una particolare ricchezza armonica.
Partendo da queste premesse, avrete già capito che l’album si fa ascoltare con grande interesse dalla prima all’ultima nota anche perché ,una tantum, il materiale non viene “trattato” ma lo ascoltiamo così come lo ascolteremmo dal vivo, eccezion fatta per "Stars in Box" in cui il pianoforte di Tamburrino si sovrappone ad una base , preregistrata, composta da organo, koto, violini ed un piano elettrico.

E restiamo ancora nel Sud per fare la conoscenza di un pianista e cantante che negli ultimi tempi ha firmato due nuovi album : Larry Franco , “Two in one – Philology W361” e “A crooner in the land of Dixie – Philolgy W362”.
Musicista di chiara impostazione swing, Larry Franco incide adesso per la Philology, cosa a prima vista piuttosto strana ove si tenga ben presente la linea perseguita dell’etichetta negli ultimi vent’anni; ma è lo stesso Paolo Piangiarelli, responsabile della Philology, a spiegare l’arcano nelle note che accompagnano il secondo album laddove afferma esplicitamente che la decisione di fare un’eccezione ed aprire al jazz tradizionale è dovuta al fatto che, a suo avviso, la “Jazz Society” di Larry Franco è “la migliore in assoluto in Italia, l’unica che sappia davvero celebrare i fasti e l’allegria del Dixieland, arricchendoli con intelligenti spunti di jazz moderno”.
Anche se l’analisi può forse peccare di eccessivo entusiasmo, non c’è dubbio alcuno che l’album sia di eccellente fattura grazie alla felice scelta del repertorio, al perfetto interplay tra band e crooner, e in particolare alla felice intuizione di Larry Franco che riesce a far rivivere brani come “Non sparate sul pianista” , “Marilù”, “Permettete signorina” alla riscoperta di quel patrimonio nostrano che per fortuna è oramai entrato nelle grazie di molti jazzisti.
Comunque, tra i due l’album che preferisco è “Two in one” dove Larry Franco duetta con alcuni dei migliori pianisti oggi in esercizio e non solo nel nostro Paese. Dado Moroni, Franco D’Andrea, Renato Sellani – tanto per citare qualcuno – sono nomi di assoluto livello internazionale ed in tutti i casi Larry regge perfettamente il confronto duettando da pari a pari con una maturità ed una duttilità davvero non comuni. Basti al riguardo ascoltare “Wild waves” e “Do you know what it means to miss New Orelans” con Franco D’Andrea o “Goodbye” e “Arrivederci” con Renato Sellani.

“Nemo profeta in patria” recita un vecchio detto che si adatta perfettamente alle vicende professionali di Claudio Zanghieri, un eccellente bassista che dopo essere “emigrato” in Germania ed essersi fatto lì apprezzare come talentoso musicista, adesso cerca di trovare i giusti apprezzamenti anche sul suolo patrio. E lo fa con un bell’album : “Claudio Zanghieri – Envisions - Jazzsick Records 5021 JS” .
Si tratta di un disco fusion , ma una fusion di qualità che rende merito al gruppo, una piccola multinazionale del jazz messa su da Zanghieri che ha voluto accanto a sé, per questa sua prima fatica da leader, l’altro italiano Cristiano Micalizzi alla batteria, l’ungherese Tony Lakatos ai sax tenore e soprano e il tedesco Christian Lohr all'organo Hammond e tastiere varie.
Il risultato è davvero notevole: il gruppo si muove con estrema compattezza ed affronta con eguale disinvoltura sia i brani più mossi come “Never alone” (in cui risulta evidente un qualche influsso dei Weather Report), sia le ballad (splendida “Castle March” impreziosita da assoli del leader e di Christian Lohr). In ogni brano si evidenzia, comunque, un senso della misura dovuto alla sapiente regia del laeder che non si è accontentato di firmare tutte le composizioni, ma le ha altresì arrangiate e prodotte... oltre ad aver suonato diversi tipi di basso acustico, elettrico e synt...insomma una prova da musicista completo sotto ogni punto di vista.
Se ne accorgeranno in Italia? Il dubbio è obbligatorio!
commenta commenta ( 9 visite )  |  permalink


<<Inizio <Indietro | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | Avanti> Fine>>