A PROPOSITO DI JAZZ, di e con Gerlando Gatto

Festival e jazz
mercoledì, 28 maggio, 2008, 17:57 - Editoriali
Sst…silenzio…qualcosa comincia finalmente a muoversi… anche se non completamente nella direzione auspicata.
Molte volte, su queste stesse colonne, abbiamo stigmatizzato il comportamento di molti organizzatori che ,pur di richiamare il grosso pubblico, hanno infarcito festival sulla carta “di jazz” con eventi musicali che con la cultura afro-americana poco o nulla hanno da spartire. Insomma è come se in un bel minestrone di verdure si volesse metter dentro ogni sorta di legume fino a rovinarne del tutto le caratteristiche originarie.
E questa tendenza si è oramai “impadronita” delle più importanti rassegne a livello sia nazionale sia internazionale tanto da far storcere il naso anche a chi non può certo essere tacciato di inutile ed ottuso purismo.
Solo che davvero non si capisce perché in una manifestazione che si definisce “jazzistica” debbano trovare posto di primissimo piano esponenti di altre culture musicali che non si possono certo considerare emarginate.
La giustificazione che danno gli organizzatori è fin troppo scontata: certo , questi personaggi non saranno jazzisti, ma “riempiono”, fanno cassetta e quindi ci aiutano a far poi venire i personaggi importanti anche del mondo del jazz.
Comprensibile … ma , a nostro avviso, non giusto: così facendo si ingenera confusione e si rischia di far prendere ad un pubblico , musicalmente non troppo preparato, fischi per fiaschi … basterebbe essere più veritieri e presentare i concerti per quel che in realtà sono .
Adesso siamo alla vigilia di una nuova mastodontica ”estate del jazz” e vedremo quindi cosa ci riserveranno i cartelloni dei vari festival.
Intanto qualche segnale positivo arriva dalla “grande stampa” che fino ad oggi sembrava non essersi accorta del fenomeno…così presentando qualche manifestazione che ha già avuto luogo si è lodevolmente insistito sulla necessità che la stessa conservi intatta la caratteristica di essere dedicata esclusivamente al jazz e, più in particolare, al jazz di qualità.
Quest’ultima frase – “jazz di qualità” – pone però sul tappeto un altro problema, vale a dire cosa debba intendersi per “jazz di qualità” o meglio ancora, nel nostro caso, per “festival di qualità”.
Evidentemente chi scrive ha , al riguardo, le sue idee ma, una tantum, mi piacerebbe che sull’argomento intervenissero soprattutto i numerosi amici che seguono con attenzione questa rubrica.
E il mio contributo? Arriverà dopo.
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