Questa volta "focus" su….. artesuono
mercoledì, 27 giugno, 2007, 16:48 - Recensioni
“Artesuono” si va oramai affermando come una delle più valide realtà dell’attuale scena musicale italiana.
Localizzata a Cavalicco, in provincia di Udine, si caratterizza non solo come etichetta discografica anche come eccellente centro produttivo: non a caso il suo studio di registrazione è considerato un vero e proprio punto di riferimento per quanti tengono in alta considerazione la qualità della registrazione.
Nel suo catalogo figurano jazz, etnica, rock & pop …anche se, ovviamente, in questa sede ci interessa soprattutto il catalogo jazz nel cui ambito figurano artisti di assoluto rilievo. Questa volta ve ne presentiamo alcuni protagonisti di tre eccellenti album di recente pubblicazione.
Achille Succi, Giovanni Maier, U.T.Gandhi – “Three lines” – artesuono art033Questo eccellente album riunisce tre dei più talentuosi musicisti italiani.
Achille Succi, nato a Modena nel 1971, è sassofonista e clarinettista di forte personalità. Autodidatta, ha studiato tra l'altro al "Berklee College" di Boston, e a "Siena Jazz", dove oggi è docente. Nella sua carriera figurano collaborazioni prestigiose come quelle con Dave Liebman, George Russell, Kenny Wheeler, Steve Coleman, Ernst Reijseger, Carla Bley, Louis Sclavis, Bruno Tommaso, la New Jungle Orchestra di Pierre Dørge, l'Italian Instabile Orchestra … E con la stessa Italian Instabile Orchestra ha ottenuto la definitiva affermazione Giovanni Maier considerato a ragione uno dei migliori contrabbassisti del momento soprattutto per la specifica qualità del suono.
U.T. Gandhi può vantare una lunga permanenza negli “Electric Five” di Enrico Rava dopo di ché si è progressivamente affermato come percussionista e batterista quanto mai fantasioso capace di esibirsi anche in splendida solitudine. In questo CD, significativamente intitolato “Three lines” si incontrano e si compenetrano tre modi diversi di intendere la melodia anche se, ovviamente, il peso maggiore di sottolineare la bellezza delle linee melodiche ricade sulle forti spalle di Succi che ancora una volta evidenzia un significativo estro melodico ed una notevole padronanza strumentale che si evidenzia soprattutto nei brani di sua composizione. Al riguardo da sottolineare come il CD contenga solo original scritti dai componenti il trio.
U.T. Gandhi – “Belfagor” - artesuono art055Ed eccolo U.T. Gandhi impegnato in una difficile solo-performence.
Il musicista friulano , autore di tutte le composizioni , dichiara di essersi ispirato ad uno sceneggiato televisivo “Belfagor, il fantasma del Louvre” mandato in onda dalla Rai alla fine degli anni sessanta e successivamente rivisto a distanza di circa trent’anni. Dal desiderio di trasporre in musica le suggestioni e le emozioni provate all’età di nove anni è scaturito questo CD che si fa ascoltare con un certo interesse.
Intendiamoci: un intero disco in cui la parte prevalente della musica è affidata alle percussioni è impresa proibitiva quasi per tutti; se con la mente si va alla storia del jazz, sono ben pochi gli album del genere che ancora oggi val la pena ricordare a dimostrazione del fatto che la formula è quanto mai ostica.
Il pericolo che si corre è, infatti, quello di una certa uniformità di atmosfera che si sostanzia in momenti di stanca. E a tale regola non si sottrae neanche quest’ultima realizzazione di Gandhi: la musica scorre con buona fluidità ma alle volte è come se incontrasse sulla sua strada qualche imprevisto ostacolo che ne rallenta il flusso. Però bisogna dare atto al percussionista friulano di molto coraggio per aver tentato un’impresa, come si diceva, molto ma molto complessa da cui esce a testa più che alta.
Glauco Venier – “Intermezzo” - artesuono art054Sempre dal Friuli viene il pianista Glauco Venier, un musicista che personalmente ho sempre ammirato per il modo in cui sa esporre le sue idee che si sostanziano, soprattutto, nel disegnare splendide linee melodiche sempre caratterizzate da una sorta di dolce malinconia.
Il fatto è che Glauco tende spesso a tradurre in musica le proprie emozioni ed è questa una caratteristica che si riscontra in molte delle sue produzioni, ad esempio in “Finlandia” dell’ormai lontano 1991 così come in “Faces” di qualche anno dopo ed in “Ides of march” registrato in duo con Lee Konitz nel 2001.
Ovviamente anche in “Intermezzo” Venier da libero sfogo al suo sentire che ancora una volta lo spinge verso una musica assai meditativa che va gustata con estrema attenzione e partecipazione. In quest’ultima impresa ci sono altri due elementi che la qualificano in modo particolare.
Innanzitutto gli altri due componenti il trio, vale a dire il contrabbassista Yuri Goloubev e il batterista Asaf Sirkis che forniscono un supporto ritmico assolutamente pertinente e di eccezionale livello. In secondo luogo il repertorio: con la sensibilità che gli è propria, Venier, oltre a servirsi di original scritti sia da lui stesso sia dagli altri compagni di viaggio, si rivolge anche alla musica colta. Di qui la rilettura di alcune bellissime pagine di Satie, di Ma scagni e di Puccini.
Insomma un album davvero eccellente che evidenzia, se pur ce ne fosse stato bisogno, la piena maturità espressiva raggiunta da Venier.