A PROPOSITO DI JAZZ, di e con Gerlando Gatto

nuFlava ai Giardini del Baraccano di Bologna ogni giovedì
lunedì, 7 luglio, 2008, 10:37 - Appuntamenti

nuFlava è la lunga stagione di appuntamenti jazz (tutti gratuiti e con inizio alle ore 21:30) chedallo scorso 3 luglio fino all'11 settembre caratterizzeranno i giovedì sera all'interno della programmazione estiva dei Giardini del Baraccano di Bologna (in viale Gozzadini 1).
nuFlava è un concept musicale che darà spazio sia ai giovani che ai più affermati musicisti della scena regionale, ma che si aprirà anche alla presenza di grandi ospiti internazionali. Organizzato dal Consorzio Sol.Co Insieme in collaborazione con Radio International e sotto la direzione artistica di Michele Marchetti, nuFlava sarà la più articolata proposta jazzistica dell'estate bolognese.
Tra i nomi più noti figurano oltre al pianista George Cables che ha aperto la rassegna il 3 luglio, il trio del batterista Joe Farnsworth con ospite il sax di Piero Odorici (10 luglio), l'Europa Xpress di Eumir Deodato, celeberrimo per le musiche di 2001 Odissea nello spazio (24 luglio), il quartetto dello storico sassofonista Steve Grossman (7 agosto). Tra gli artisti italiani brillano le presenza di Jimmy Villotti (21 agosto) e del quartetto di Piero Odorici con ospite la tromba newyorkese di Fabio Morgera (4 settembre).
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Pieranunzi: con l’album su Scarlatti ho realizzato un sogno
mercoledì, 2 luglio, 2008, 16:03 - Interviste
L’intervista con Enrico Pieranunzi si svolge in condizioni assolutamente ottimali: siamo nel salotto di casa mia ed abbiamo appena ascoltato l’ultima straordinaria fatica discografica del pianista romano “Enrico Pieranunzi plays Domenico Scarlatti – sonatas and improvisations” CAMJ 7812

Ed è proprio su questa scelta che si incentra la prima domanda: perché proprio Scarlatti?

“ E’ una storia lunga che ha inizio nel ’65 -’66, quando, adolescente, preparavo l’ottavo anno di pianoforte. Fu allora che entrai in contatto con la musica di Scarlatti perché nel programma ministeriale del Conservatorio a quel punto del corso sono previste sonate clavicembalistiche, in particolare di Domenico Scarlatti. Poi sono passati tanti anni e tante note… è arrivato il 2007 e ho collegato questa data col 1757: eravamo infatti nel 250° anniversario dalla scomparsa del Maestro. Stimolato da questo link ho deciso di riprendere a suonare per mio diletto questi brani che, del resto, tenevo sempre vicino al piano, insieme ad altri “libri del cuore” come ”Il clavicembalo ben temperato” e le “Invenzioni a due e tre voci” di Bach, o gli studi di Chopin. Stavolta però mi si è aperto uno scenario musicale emotivamente del tutto nuovo. Così m’è venuta voglia di approfondire le vicende biografiche di questo straordinario musicista e sono andato a rileggermi alcuni testi fondamentali sulla sua vita, soprattutto l’accuratissima, illuminante biografia di Kirckpatrick. In poche parole è nata una specie di “innamoramento” per la musica e la vita di questo eccezionale compositore-improvvisatore e proprio quest’ultima sua ben nota qualità me lo ha reso così vicino che a un certo punto mi sono detto: ‘ma perché non improvvisare su queste meravigliose sonate?...’. Ed eccoci qua, ora, a parlare di questo cd…”

Ed è stato un lavoro facile?
“ Non proprio. Soprattutto all’inizio è stato difficile, complesso. Le sonate del Maestro hanno una loro profonda vita segreta e possiedono un’ identità di forma e contenuto molto precisa e potente. Metterci le mani era complicato, bisognava trovare la chiave giusta per entrarci. Dopo vari tentativi ho cominciato a trovare un modo efficace - almeno spero – e la musica ha cominciato a fluire.”

A parte questa impostazione di fondo, il disco si segnala per una sua profonda originalità: non avevo mai ascoltato un album in cui fossero proposti pezzi di musica classica nella loro versione originale, preceduti o seguiti da improvvisazioni che da tali pezzi traggono origine. Questo tipo di lettura mi appare particolarmente stimolante anche perché dovrebbe interessare gli appassionati di classica, quelli di jazz e quanti, specie in questi ultimi tempi, seguono particolarmente il cosiddetto cross-over
“Francamente, quando ho preparato l’album, non ho pensato al destinatario della musica…ho pensato solo a fare del mio meglio. Tra l’altro nel 2006 avevo già fatto qualcosa di simile. Il progetto si chiamava “ImproMozart” e usavo un po’ lo stesso sistema: prendevo le sonate del “divino fanciullo”, ne suonavo dei brani e poi le abbandonavo per “vagabondare” sulla tastiera a modo mio, utilizzando e sviluppando i materiali di Mozart. Con Scarlatti, come dicevo prima, l’operazione all’inizio è risultata più difficile. Forse per la forza e il dinamismo molto “fisici” dei suoi temi, forse per quella compattezza formale di cui dicevo prima …non saprei. So che per trattarle ho dovuto trovare un approccio basato sull’improvvisazione in senso lato, non necessariamente quella legata al linguaggio jazzistico. Insomma, la musica di questo geniale compositore-improvvisatore m’ha costretto a essere improvvisatore-compositore.”

Vogliamo approfittare di questa occasione per smentire una leggenda metropolitana e chiarire una volta per tutte che l’improvvisazione non è solo della musica jazz?
“Con piacere…anche se sono stupito che questa leggenda sia ancora in vita, vista la quantità di improvvisazione che c’è da anni nel rock o nella musica etnica, oltre che nel jazz e visto che da sempre l’improvvisazione fa parte integrante della musica, di tutta la musica, anche di quella classica . Insomma mi sembra un po’ paradossale dover ricordare ancora che lo stesso Scarlatti ma anche Bach, Handel, e tanti altri su su fino a Beethoven, Liszt e oltre erano dei formidabili improvvisatori e che questo non è, come comunemente si crede, un fatto secondario o accessorio, anzi….Tornando alle mie improvvisazioni su Scarlatti, si tratta di un “comporre improvvisando” in cui utilizzo i materiali del Maestro che di volta in volta mi intrigano di più: un intervallo, un disegno ritmico, una figurazione, qualsiasi cosa possa costituire l’elemento generativo di una nuova forma. Andando avanti, ho ampliato questo “sistema” fino ad arrivare al suo… rovesciamento: parto cioè con una improvvisazione libera che lungo il suo cammino trova pian piano elementi specifici di questa o quella sonata finché come atto finale la sonata stessa viene eseguita così come scritta. Ci sono alcuni esempi di questo secondo tipo di approccio nel Cd.”

Prima dicevamo che questo tipo di procedimento potrebbe raccogliere molto interesse; ma forse c’è anche un altro lato della medaglia, vale a dire il pericolo di attirarsi critiche da parte sia degli appassionati di jazz sia dei cultori di musica classica…
“Probabilmente hai ragione: prima dell’uscita del disco, che è stato registrato nel dicembre del 2007, ero totalmente immerso nell’impresa, adesso lo sono altrettanto in quanto siamo al momento assai emozionante dell’uscita dell’album, quindi non ho avuto modo di focalizzare questo rischio. Tra l’altro nella sola giornata di oggi sei già la seconda persona che mi fa riflettere su tutto questo…dovrei spaventarmi? Le critiche - se e quando verranno - fanno ovviamente sempre parte del gioco. Allora diciamo che mi appello alla clemenza della corte (anzi delle “corti”, addirittura due, a quanto pare…). Scherzi a parte con questo disco ho realizzato un sogno, recuperando un pezzo importante della mia vicenda autobiografica. Nella mia vita musicale non c’è stato un “prima dopo”, non sono cioè passato dalla classica al jazz.. Fin dai miei inizi, da bambino, ho portato avanti contemporaneamente entrambi i linguaggi e dentro di me non s’è mai determinata alcuna gerarchia o “classifica” tra queste due espressioni musicali: le amo entrambe appassionatamente.”

Io credo che in quanto tu dici si avverta compiutamente quell’amore verso la musica di Scarlatti che poi risalta evidente nel disco. In altri termini se l’album viene ascoltato da chi non conosce bene la musica di Scarlatti, tra le sue composizioni e le tue improvvisazioni quasi non si avverte alcuna soluzione di continuità…
“Prendo le tue parole come un grande complimento. In effetti ho sempre sentito l’improvvisare e il comporre come intrinsecamente correlati. Aggiungo che improvvisare è stato per me uno strumento veramente decisivo per comprendere come “funziona” la musica scritta e penso che spesso si può comporre anche senza scrivere. Ci sono in giro dei grandi improvvisatori – Wayne Shorter, per citarne uno che secondo me è in cima alla lista – i quali quando improvvisano creano forme che hanno la logica, il senso architettonico di un primo tempo di una sonata o di sinfonia di Beethoven. o Mozart. In altre parole secondo me la sorgente dei due processi –improvvisare/comporre - è unica. Si può decidere di non fissare sulla carta questa sorta di flusso, cioè, appunto, di improvvisare, oppure si può prendere matita e gomma – o, oggi, tastiera del computer – per fissarlo. Ma la spinta interna è la stessa.

Teniamo altresì presente che al tempo di Beethoven il supporto sonoro non esisteva per cui se la musica non fosse stata scritta oggi non avremmo potuto conoscerla.

“ E’ vero. D’altra parte Scarlatti, Bach input o lo stesso Beethoven erano, come detto, grandi improvvisatori e chissà quanta loro splendida musica ci siamo persi. La domanda interessante è: perché si decide di scrivere una musica che si sta inventando?...Certamente perché anche altri – compreso l’autore stesso - possano suonarla e risuonarla. Però c’è qualcosa di più in questa esigenza, qualcosa che non “scatta” sempre e per tutto quello che si improvvisa. L’input iniziale del fare, inventare musica è comunque, secondo me, sempre improvvisativo. E non è detto che la musica scritta sia di per sé sempre migliore della musica che non si scrive…”

Il senso dell’operazione è chiaro: ma vogliamo ulteriormente specificare ai nostri lettori che non si tratta né di una “jazzificazione” della musica classica né di una commistione di elementi propria della “third stream” ?...
“E’ difficile definire che tipo di operazione sia ma è vero, come dici tu, che non è affatto una “jazzificazione” di pezzi classici né un tentativo fumoso di fondere artificiosamente linguaggi diversi. E’ qualcosa di particolare che forse richiede anche un nome particolare.. Prima ho parlato di “comporre improvvisando”. Ora mi viene in mente il grande pittore americano Pollock e la sua “action painting”. Perché non chiamare tutto questo “action composing”?...”

Visto lo straordinario risultato dell’album, hai in mente altri progetti del genere?
“Per la verità avrei già voglia di fare un “sequel”, uno Scarlatti 2. Ci sono tantissime altre sonate di Scarlatti veramente stupende che mi piacerebbe suonare e far ascoltare (ce ne ha lasciate 555…). Quindi spero proprio di tornare, magari fra non molto, sull’argomento”

E noi ce lo auguriamo di vero cuore!
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Grandi artisti internazionali al “Summertime” 2008
mercoledì, 2 luglio, 2008, 16:03 - Appuntamenti
Alla Casa del Jazz di Roma dal 2 al 31 luglio

La presentazione alla stampa, questa mattina (martedì 1 luglio), di “Summertime 2008” poteva essere l’occasione buona per capirci qualcosa di più sugli orientamenti che la nuova amministrazione capitolina intende assumere circa il futuro “culturale” della città: la presenza dell’assessore alla cultura, Umberto Croppi, e del commissario Azienda Speciale Palaexpo Giorgio Van Straten, faceva ben sperare in tal senso. Invece risposte chiare non ne sono venute anche, se, dalle parole dell’assessore, sembra prendere piede l’ipotesi di accorpare in un unico polo operatori pubblici e privati del jazz a Roma. Cosa che non ci convince affatto per una serie di motivi: chi guiderò il tutto? con quali specifiche competenze? siamo sicuri che gestire un club o un festival sia la stessa cosa che svolgere un’attività culturale divulgativa? …e via di questo passo i dubbi sono davvero tanti. Staremo a vedere.
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LIRI BLUES FESTIVAL XXI edizione
mercoledì, 2 luglio, 2008, 16:02 - Appuntamenti, A tutto Festival
4/8 luglio 2008 ore 22,30 Isola del Liri (FR) (ingresso gratuito)

Liri Blues è uno dei più importanti festival di blues in Italia,forse il più autentico ed identitario.Da venerdi 4 a martedì 8 luglio, Isola del Liri in provincia di Frosinone, gemellata con New Orelans, diventa l’isola del blues con la presenza dei più grandi nomi del blues internazionale.
Il festival ,organizzato dall’Associazione Duke Bird con il sostegno del Comune di Isola del Liri, della Provincia di Frosinone e della Regione Lazio e della Comunità Montana Valle del Liri, si svolgerà nel nuovo spazio dell’ Area Boimond, ad eccezione di sabato 5 luglio quando i concerti si terranno nel centro storico di Isola del Liri,per quella che è stata definita la “notte bianca del blues”.

Cinque serate di grande di grande musica tutte ad ingresso gratuito.
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Fondazione Siena Jazz, grandi maestri per duecento allievi
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:53 - News
Aperte le iscrizioni alla 38° Edizione dei Seminari Internazionali di Musica Jazz. I corsi si svolgeranno a Siena dal 24 luglio al 7 agosto 2008

Sono aperte le iscrizioni ai Seminari Internazionali di Musica Jazz, organizzati dalla Fondazione Siena Jazz, che si svolgono a Siena dal 24 luglio al 7 agosto 2008 e giunti alla loro 38° edizione.

Ancora una volta, la città di Siena diventa la capitale dell'insegnamento musicale: oltre trenta fra i migliori docenti-musicisti italiani, quarantadue laboratori musicali, numero chiuso a duecento allievi, un archivio sonoro e una biblioteca al servizio degli iscritti, programmi e materie innovative. Un insieme di creatività e di professionalità unici nel settore. Una capitale dell'insegnamento ma anche della musica jazz dal vivo: ogni giornata di studio terminerà con un evento dove grandi docenti e allievi si potranno unire in irripetibili jam session.

Gli allievi potranno iscriversi ai tre livelli previsti: Perfezionamento, Specializzazione e Alta qualificazione professionale, con insegnanti come Enrico Rava, Giancarlo Schiaffini, Claudio Fasoli, Franco D'Andrea, Stefano Battaglia, Mario Raja, Bruno Tommaso, Furio di Castri, Ettore Fioravanti, Gianluigi Trovesi, Riccardo del Fra e tanti altri nomi eccellenti del jazz.

Le materie riguardano i singoli strumenti, musica d'insieme, l'Orchestra laboratorio, la Big Band, arrangiamento e composizione, analisi, armonia, educazione dell'orecchio, storia del jazz.

“La nostra volontà - mette in evidenza il presidente Franco Caroni - è quella di formare musicisti competenti, professionali e professionisti nella tecnica e nella conoscenza. Si tratta di corsi che, nell'arco di tempo di due settimane, permettono di lavorare al massimo e per il massimo risultato. E questo è ottenibile solo con l'esperienza di chi lavora per tutto questo da oltre trent'anni e con l'ausilio di docenti di altissima professionalità, dei veri e propri punti di riferimento nella musica jazz e non certo solo italiana. Questi ormai rinomati Corsi estivi sono sempre più orientati nel far suonare i giovani allievi, favorendo l'approfondimento delle problematiche legate alla pratica della musica ed al significato di un lavoro di gruppo in formazioni complesse e su varie strutture musicali”.

Tornano il 12 luglio all’Auditorium Jarrett, Peacock e DeJohnette
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:51 - Appuntamenti
Dopo tre anni di attesa ritornano all’Auditorium Parco della Musica Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette. Il pianista americano salirà sul palco della Sala Santa Cecilia il 12 luglio insieme ai suoi celebri compagni di viaggio, rispettivamente al contrabbasso e alla batteria. Tre colossi del jazz contemporaneo che suonano insieme dal 1983 e che hanno reinventato la maniera di interpretare gli standard, dando nuova linfa ai classici di sempre del songbook americano.

La loro attività fino a oggi è testimoniata da ben 19 dischi e 4 registrazioni video.

Nel 1983 Keith Jarrett chiese al contrabbassista Gary Peacock - con il quale aveva lavorato nel 1977 al disco Tales of Another - e al batterista Jack DeJohnnette di registrare un disco di standard semplicemente intitolato Standards, Volume 1.

Standards, Volume 2 e Changes, entrambe registrati durante la stessa sessione, seguirono poco dopo. Da allora il successo discografico e soprattutto dei concerti live dello “Standard Trio” lo hanno reso il più conosciuto, prolifico e duraturo trio della storia del jazz che ancora oggi continua a suonare e a registrare album e che ancora oggi a ogni concerto riserva sorprese. L’ultimo disco del trio è Setting Standards: The New York Sessions (2008) edito dalla ECM.

Il trio Jarrett/Peacock/DeJohnette esegue e registra anche musica originale: molti album contengono infatti sempre una o due tracks originali, quasi sempre improvvisazioni. Le registrazioni live Inside Out and Always Let Me Go, pubblicate nel 2001 testimoniano l’interesse del trio verso la pura improvvisazione libera.
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Dai campionissimi del passato ai talenti di oggi
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:50 - Recensioni
Ella Fitzgerald and Louis Armstrong – “Porgy and Bess” – Verve 0602517448209

Ecco un album che tutti gli appassionati di jazz dovrebbero custodire gelosamente: l’incisione risale all’ agosto e ottobre del 1957 e vede l’una accanto all’altro due delle più belle voci del jazz di tutti i tempi, impegnate nella magistrale interpretazione di una stupenda pagina scritta da Gorge Gershwin con le liriche di Dubose Heyward e Ira Gershwin.

Naturalmente non c’è bisogno di soffermarsi ulteriormente sulla valenza artistica di “Porgy and Bess” (dato anche il fiume di inchiostro che è stato versato sull’argomento) così come sulla versione storica che viene ripresentata in questo CD.

Solo una cosa ci sentiamo di aggiungere…o meglio un consiglio rivolto soprattutto ai neofiti del jazz: se non l’avete ancora sentito, ascoltate subito questo album, ne vale la pena.

Dan Kizelman – “Goodbye Castle” – CAM J 3304-2

Al suo esordio discografico da leader è il giovane sassofonista e clarinettista Dan Kinzelman (classe 1982) che il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare nel quartetto del pianista Giovanni Guidi vincitore del “Top Jazz 2007” del mensile Musica Jazz come “miglior nuovo talento”.

Alla guida di una propria formazione, completata da Landon Knoblok al pianoforte, Joe Rehmer al basso e Austin MacMahon alla batteria Dan offre una bella prova di maturità stilistica ed interpretativa.

Intendiamoci: nulla di particolarmente nuovo sotto il sole, ma la certezza che un nuovo musicista di buone possibilità si è affacciato sulla scena musicale, un musicista che sicuramente ha molto da dire sia sul piano strumentale che su quello compositivo. In effetti quasi tutti i brani presenti nell’album sono sue composizioni e alcune si fanno ammirare per l’ottimo senso della costruzione e una notevole ricerca sia melodica sia armonica. Particolarmente interessante, in tal senso, “Trout” grazie soprattutto ad un personalissimo sound del clarinetto.

Nils Petter Molvær – “Re-Vision” - Sula 0602517634466

Non è certo una novità che la musica del norvegese Nils Petter Molvær, progenitore del cosiddetto “Nu Jazz”, sia fortemente evocativa….non stupisce quindi che l’ormai celebre trombettista sia stato chiamato a scrivere musica per film.

Questo CD ne è la testimonianza più probante contenendo ben undici brani provenienti da film : in particolare quattro sono tratti dal film francese “Edy” del 2005, cinque dal Tedesco “Hoppet” del 2007 , “Arctic dub” dal documentario norvegese “ Frozen Heart” del 1999 e, proprio a metà della selezione, un pezzo non tratto da alcuna colonna sonora, per un flusso di musica che prende l’ascoltatore per oltre 46 minuti.

In effetti l’album suggerisce una serie di atmosfere slegate dal tempo e dallo spazio, in una sorta di dimensione onirica e vagamente incantatoria in cui il modo particolare di Molvær di intendere queste dimensioni della musica hanno modo di estrinsecarsi in tutta la loro originalità.

Quindi musica al di fuori del tempo e dello spazio create anche grazie al magnifico supporto dei pochissimi musicisti che l’accompagnano in questa impresa: abbiamo così modo di ascoltare in cinque pezzi il chitarrista Eivind Aarset che sa creare, come pochi, un denso tessuto armonico ora restringendo ora dilatando lo spazio sonoro; in “Perimeters” , Jan Bang , coautore del brano (l’unico non facente parte di colonne sonore) crea un beat straordinario sia per i colori vagamente etnici sia per il chiaro riferimenti ai suoni della natura; dal canto loro i due batteristi Anders Engen e il nostro Paolo Vinaccia si dimostrano ancora una volta partner ideali per il trombettista il quale, naturalmente, rimane l’assoluto protagonista del disco.

La sua tromba assurge spesso a vertici di assoluto lirismo, mai disdegnando l’uso delle tecniche più spinte che vengono comunque sempre piegate alle esigenze interpretative: così ad esempio in “Trumpet Player in the Backyard” utilizza una varietà di strumentazione ma si avverte chiaramente che il musicista non ne resta prigioniero creando sempre qualcosa di nuovo grazie alla sua capacità improvvisativa...e così in tutti i brani che si lasciano ascoltare con grande trasporto.

Cettina Donato – “Pristine” - Wider Look – WLK005 - 2008

Ecco un nuovo esordio discografico : a firmarlo è una pianista siciliana, di Messina, classe 1976: Cettina Donato. Il suo curriculum parla di una lunga milizia nello studio del pianoforte iniziato all’età di sette anni, con il conseguimento, nel 1999, del Diploma in Pianoforte al Conservatorio di Reggio Calabria e, nel 2001, del IV anno di Composizione presso il Conservatorio di Messina.

Accanto agli studi “classici”. Cettina Donato frequenta anche il jazz studiando con Salvatore Bonafede e così, nel 2006, si diploma in Musica Jazz al Conservatorio di Messina sotto la guida di Cinzia Gizzi, discutendo una tesi sul Paris Concert, tenuto da Bill Evans nel 1979. Frequenta corsi di perfezionamento jazzistici con Salvatore Bonafede (Taormina, 2003), Hal Galper, Garrison Fewell e Billy Harper (Veneto Jazz, 2004); Salvatore Bonafede e Roberto Gatto (Taormina, 2005); Giovanni Mazzarino, Dado Moroni, Dario Deidda (Piazza Armerina, 2006); Salvatore Bonafede e Bob Mintzer (Piazza Armerina, 2007); Bob Mintzer e Giovanni Mazzarino (Messina, 2008). Nel 2005 ha vinto il primo premio assoluto al Concorso "Giovani Musicisti" nella categoria Jazz. Insomma, sul piano dei titoli, Cettina sembra avere tutte le carte a disposizione per intraprendere una carriera più che brillante. E l’ascolto di questo primo album sembra confermare queste previsioni. La pianista propone un repertorio composto da cinque sue composizioni (più che notevole la scrittura), un original di Salvatore Bonafede - “Mel Lewis” - ovviamente dedicato al batterista statunitense e due celeberrimi standards quali il gershwiniano “Summertime” e “A night in Tunisia”. A completare l’organico le due formazioni che ne hanno finora accompagnato le peformances vale a dire il quintetto con Dario Miano (sax tenore) Daniele Zappalà (tromba, flicorno), Paride Furzi (contrabbasso) e David Lo Cascio (batteria), e il quartetto con Jerry Popolo (sax), Gabriele Pesaresi (bss) e Roberto Desiderio (batteria).

All’attento ascolto dell’album una nota appare subito evidente: la pianista è riuscita a creare un linguaggio, certo perfettibile, ma già in grado di appassionare e catturare l’ascolto, un linguaggio che coniuga spontaneità e strutturazione , originalità e conoscenza della tradizione, arte dell’improvvisazione e rispetto della pagina scritta, il tutto in un alternarsi di situazioni, di atmosfere dovuto anche all’abilità dei musicisti coinvolti nel progetto e alla bontà degli arrangiamenti.

Se le premesse saranno mantenute sentiremo ancora parlare, e molto, di Cettina Donato.

Alessandro Lanzoni – “On the snow” – Philology W285.2

Il disco presenta il secondo lavoro del giovanissimo Alessandro Lanzoni, ben a ragione considerato l’astro nascente del panismo jazz .

Aessandro si è ,infatti, imposto all’attenzione del mondo jazzistico internazionale vincendo nel 2006 il Primo Premio al prestigioso concorso per solisti jazz “International Massimo Urbani Award” di Camerino. Nell’ambito dello stesso premio gli è stata attribuita una Borsa di Studio per i Corsi di “Umbria Jazz” a Perugia; qui, gli insegnanti gli hanno conferito un’ulteriore Borsa per frequentare la Berklee School di Boston e lo hanno selezionato come migliore pianista per partecipare a “Umbria Jazz Winter” di Orvieto.

In seguito a questi riconoscimenti, ha inciso per l’etichetta Phylology il suo primo CD -“ I should care” - in duo con il contrabbassista Ares Tavolazzi. “Jazz Magazine” gli ha poi dedicato la copertina e un lungo articolo che sottolinea il suo talento e Umbria Jazz e la Berklee School di Boston hanno organizzato un suo concerto di piano solo nella città di New York nella prestigiosa Morgan Library.

Lanciato nell’agone discografico da Paolo Piangiarelli, Lanzoni sta quindi bruciando le tappe grazie ad un sicuro talento che emerge con forza sia nel piano solo sia nel duo piano-basso, sia nel più canonico trio che ascoltiamo in questa sede…non trascurando quella dimensione compositiva che sta cominciando ad assumere connotati più che rilevanti. “On the snow” , che non a caso da il titolo all’intero album, è una composizione davvero notevole per freschezza di idee e suggestioni particolari. E non è l’unica dato che nel disco si alternano quattro composizioni originali (ivi compresa una lunga suite) ad altrettanti standards che Alessandro affronta senza paura alcuna, proponendo la “sua” interpretazione che si fa ammirare per il trasporto poetico e l’amore che traspaiono evidenti.

Alessandro ama questa musica, evidentemente ce l’ha nel sangue, la sente in profondità e riesce a trasmettere tutto il suo giovane essere quando si siede alla tastiera che sa accarezzare con grande maestria.

Ascoltandolo, se ci si astrae dalla realtà temporale, non si ha certo l’impressione di sentir suonare un ragazzo di appena quindici anni tale e tanta è la maturità che riesce a mettere in ogni sua performance.

Per averne una riprova basti ascoltare con attenzione “Our delight”, un brano non facilissimo di Tadd Dameron che Lanzoni sa porgere con grande originalità ottimamente coadiuvato dai suoi partners: gli ottimi Ares Tavolazzi al contrabbasso e Walter Paoli alla batteria.

I tre hanno avuto modo di collaborare per un intero anno, in una trentina di concerti, ed hanno potuto così affinare quell’intesa che rappresenta un’altra carta vincente di questo splendido album.
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Alla quarta edizione il Pineto Accordion Jazz Festival
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:48 - Appuntamenti
La quarta edizione del Pineto Accordion Jazz Festival si svolgerà a Pineto dal 25 al 27 luglio 2008. La rassegna, voluta fortemente dal Comune di Pineto e, in particolare, da Filippo D'Agostino, Assessore alle Manifestazioni, si avvale della direzione artistica di Renzo Ruggieri.

Il Pineto Accordion Jazz Festival è una rassegna attiva nel proporre produzioni originali e attenta alle novità e alle commistioni tra generi musicali e discipline artistiche diverse.

Kappa Project
, lavoro originale di Renzo Ruggieri sulle musiche di Kramer, aprirà il festival con la partecipazione speciale di Franco Cerri e Sylvia Pagni e terrà a battesimo la Pineto Orchestra, formazione nata quest'anno all'interno del festival. Bruno De Filippi e Max De Aloe si incontrano nella seconda serata: il più interessante tra i giovani armonicisti italiani si confronta con il grande musicista, autore anche di brani celebri come Tintarella di Luna. Rossana Casale si misura con le composizioni di Duke Ellington: al quintetto della cantante si affiancherà la fisarmonica di Fausto Beccalossi, collaboratore di Simone Guiducci, Gianluigi Trovesi e Al Di Meola.

Teresa e Laura Kramer saranno presenti a Pineto e riceveranno la Vela d'Oro venerdì 25 luglio. Tutte le serate saranno aperte dalla Dixieland Brass Band e porteranno nell'area del festival iniziative e stand informativi. Presentatrice del festival sarà Maria Rita Piersanti.

Una rassegna unica nel suo genere, animata dall'intenzione di incoraggiare l'incontro tra fisarmonica e jazz attraverso eventi di alto profilo, originali e coinvolgenti. Un percorso accompagnato, nelle passate edizioni, dal grande successo di pubblico e dal livello straordinario dei musicisti invitati: sono stati, infatti, ospiti del festival maestri storici come Art Van Damme e Frank Marocco e sul palco di Pineto ha preso le mosse il progetto Canzoni tra le Guerre, portato da Antonella Ruggiero alla ribalta del Festival di San Remo.
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Un libro da leggere e da vedere
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:47 - Recensioni
Massimo Nunzi – “Jazz.Istruzioni per l’uso” – Un documentario di Elena Somaré in DVD – Editori Laterza - € 18

“Jazz. Istruzioni per l’uso” è una sorta di marchio di fabbrica che il trombettista arrangiatore e direttore d’orchestra Massimo Nunzi si porta appresso oramai da qualche tempo nella sua meritoria attività tesa alla divulgazione del jazz , attività che ha vissuto momenti magici nel corso delle lezioni musicali svolte al teatro Sistina di Roma con un incredibile e meritato successo di pubblico. Il progetto – sottolinea lo stesso Nunzi - si proponeva di raccontare la storia del jazz a un pubblico di non addetti ai lavori, che avesse il desiderio di comprenderne la genesi e le vicende artistiche, musicali e umane, ma non possedesse particolari conoscenze musicali.

Era, quindi, logico che scrivendo un libro sull’argomento il titolo fosse, per l’appunto, “Jazz. Istruzioni per l’uso” e di vere e proprie istruzioni in realtà si tratta. Nunzi , ben conscio dei molteplici contributi che oramai affollano la pubblicistica dedicata alla musica afro-americana, ha affrontato il tema con un’ottica diversa e del tutto interessante: rispondere a domande poste da chi non è particolarmente competente in questa materia.

Così nel volume appaiono interrogativi che ad un conoscitore del jazz sembrano superflui quando non addirittura sciocchi, ma è proprio il tenore dei quesiti a porre Nunzi in condizione di rispondere nella maniera più semplice possibile, chiarendo così una serie di equivoci e offrendo al lettore spunti interessanti che se vorrà potrà successivamente approfondire.

Certo, la formula di per sé è rischiosa e si presta a facili rilievi; così, durante la conferenza stampa di presentazione svoltasi alla Casa del Jazz, Dario Salvatori ha evidenziato da un canto la carenza di aneddoti che avrebbero potuto arricchire il volume se si fossero consultati i molti musicisti italiani che praticano questa musica da tanti anni e dall’altro un eccesso di diplomazia nel trattare la “questione Winton Marsalis” (oggi è più musicista o più uomo di potere).

Dal canto nostro abbiamo particolarmente apprezzato la capacità di Nunzi di riuscire a mantenersi equidistante dalle varie correnti di pensiero che oggi attraversano il mondo del jazz anche se alcune risposte andavano forse meglio calibrate come ad esempio quella riguardante il cool jazz.

Il volume è accompagnato da un documentario in DVD di Elena Somaré che, dopo una vasta ed acclamata attività come fotografa, firma la sua prima regia.; si tratta di un tentativo di sintetizzare in circa due ore l’intera storia del jazz e quindi va elogiato se non altro per il coraggio dimostrato nell’affrontare un tema così vasto. La Somaré realizza un viaggio attraverso l’Italia e gli Stati Uniti alla ricerca degli aspetti più originali ed imprevedibili di questa musica. Voce narrante e filo conduttore del tutto è lo stesso Nunzi, che ne ha curato i testi. Il documentario, così concepito, è ben fatto, ottimamente calibrato, bella l’alternanza di materiale di repertorio e nuove immagini mentre , come sempre in operazioni del genere, opinabile è la scelta dei personaggi e musicisti intervistati, così come non del tutto centrate appaiono alcune concatenazioni come quando, dopo aver parlato del jazz di New Orleans, entra in scena Enzo Pietropaoli, un ottimo contrabbassista ma che con quel tipo di jazz non ha proprio alcuna attinenza.

Jazz in' It festeggia il ventennale
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:46 - Appuntamenti
XX edizione per il blasonato Jazz in' It Festival di Vignola (MO) che da venerdì 27 a domenica 29 giugno ospita artisti di fama internazionale come Paolo Fresu, Fred Frith, Gianmaria Testa, Javier Girotto, Umberto Petrin, l'attore Giuseppe Cederna, impegnati in ben sei produzioni originali, all'insegna della contaminazione multidisciplinare del linguaggio jazzistico.
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Etruria IncontrInJazz
giovedì, 26 giugno, 2008, 17:45 - Appuntamenti
Il 21 giugno 2008 scorso è ripartito “IncontrInJazz”, la rassegna musicale itinerante organizzata dall’associazione culturale Muovileidee e ideata in luoghi d’arte di rara bellezza e in straordinari siti archeologici del Lazio. Da quest’anno il festival cambierà nome in Etruria IncontrInJazz, in occasione del forte legame che legherà la manifestazione con l’arte e l’architettura etrusca. E, in particolare, per la nuova collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia che, il 21 giugno, ha aperto per l’occasione il suo straordinario ninfeo (sede, per intenderci, della finale del Premio Strega) per il concerto d’apertura di Susanna Stivali, accompagnata al piano da Ramberto Ciammarughi. Un nuovo progetto, “Piani Di Versi”, presentato in anteprima in occasione della Giornata Europea della Musica, nel cui album compare come special guest anche la nota cantante Giorgia.

E poi, a partire dal 10 luglio, il festival farà tappa in luoghi suggestivi come la necropoli di Tarquinia, la Rocca Albornoz di Viterbo, il Forte Sangallo di Civita Castellana, la Chiesa Romanica di Faleri a Fabrica di Roma e il Parco Umberto II di Tuscania. Tredici concerti suddivisi in sei tappe, tutti ad ingresso gratuito per il pubblico, con la magia del jazz che farà da colonna sonora alla bellezza e all’equilibrio delle forme che la ospitano, con lo scopo di dar vita ad incontri musicali che possano fondere colto e popolare al tempo stesso.
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