Sperlonga
sabato, maggio 30, 2009, 14:49


Per secoli ai margini delle grandi vie di comunicazione, Sperlonga ha conservato intatto il suo patrimonio naturalistico e il mare più pulito delle coste laziali conquistando per ben nove anni consecutivi - dal 1998 al 2006 - la bandiera blu d'Europa, il più ambito riconoscimento alla purezza del mare. Oltre alla trasparenza delle sue acque, resta incontaminato il prezioso patrimonio costituito dalla flora e dalla fauna marina. Il grande tappeto di alghe posidonie, che rivelano il grado di equilibrio biologico, fa da corona a coste rocciose e a spiagge di sabbia finissima.

I lunghi e dorati arenili sono un'altra grande attrattiva di Sperlonga, circondata da due braccia di sabbia finissima delle Riviere di Levante e di Ponente. Le due Riviere separate dalla suggestiva Torre Truglia, presentano uno straordinario colpo d'occhio. La Riviera di Levante si estende fino alla Grotta di Tiberio; la Riviera di ponente lambisce la parte bassa di Sperlonga dove si trovano gli alberghi più prestigiosi e attrezzati. Nel corso degli ultimi anni, nuovi e organizzati stabilimenti balneari offrono ogni comfort di ogni età che per circa sei mesi all'anno frequentano il litorale di questa suggestiva località.Sorge su di una collinetta, fra Terracina e Gaeta e a poca distanza dal lago di Fondi. Prese il nome dalle grotte naturali (speluncae) della costa, fra le quali è notissima, per il racconto di Svetonio e di Tacito, quella detta di Tiberio. A Sperlonga (in praetorio, cui Speluncae nomen est) Tiberio mentre partecipava a un banchetto, corse un serissimo pericolo di vita, per esser caduti accidentalmente dall'alto degli enormi macigni, dai quali rimasero schiacciati molti dei convitati e dei servi. Plinio ricorda il "luogo della spelonca", presso la distrutta Amicle e il lago Fondano; e Strabone, descrivendo il medesimo sito, aggiunge: "si aprono qui caverne grandissime e contenenti grandi e ricche abitazioni". In una di tali grotte si annuncia la scoperta di un grandioso gruppo statuario (di Laocoonte?).



Spingendosi più a ritroso nel tempo è stato ritenuto che nel comprensorio di Sperlonga dovesse sorgere la mitica città di Amyclae, forse fondata dai Laconi. Di questo centro, al quale accennano anche scrittori classici non si sa molto. Qualcuno lo colloca subito dopo Terracina, a occidente del Salto di Fondi; qualche altro sulle rive del lago di Fondi e non manca la leggenda che la vuole sprofondata nel laghetto di S. Puoto.

A Sperlonga nessuno può contestare il titolo di "perla" della via Flacca: il paese conserva praticamente intatto il suo nucleo originario dal sapore tipicamente mediterraneo, con costruzioni bianche, fughe di piccoli archi tra i ristretti vicoli e di tanto in tanto uno squarcio di mare e di cielo. Il paese ha il suo fulcro nella piazzetta dove il turista ritrova l'atmosfera di un salotto ospitale e da qui partono viuzze e scalette che portano al mare più incontaminato del Lazio.

Sperlonga, circondata da mura medievali e da massicce porte, ha torri di difesa (torre Truglia, torre di Capovento), che fanno parte della corona di torri marittime costruite contro le incursioni dei pirati. Arricchiscono il paesaggio due specchi di acqua dolce chiamati gli occhi di Sperlonga. Il lago Lungo (lacus Longus nel secolo XII), abbastanza pescoso, che rientra interamente nel comune di Sperlonga, e l'altro detto di S. Puoto o S. Potito, da una chiesa dedicata al Santo, con annesso monastero, che lo possedette con estesi terreni intorno nello stesso secolo XII, lago però pochissimo pescoso e diviso a metà con Fondi. Dopo i laghi, le belle spiagge sabbiose: da nord a sud l'ultimo tratto dell'arco costiero lungo circa 10 Km. che parte da Terracina e che qui assume nomi singolari: Fontana, Canzatora, Salette, Bonifica. Al di là del paese si stende la spiaggia di Angolo, con la grotta di Tiberio e, superato il promontorio del Ciannito, che si sporge fino a mare, l'altra spiaggia, di Bazzano. L'ultima è quella delle Bambole, sulla quale si apre l'omonima grotta.

La storia di Sperlonga in età medievale fu quella di un piccolo villaggio di pescatori, presto costretti a misurarsi con le insidie che venivano dal mare per le aggressioni saracene. Nell'illusione di creare un sistema difensivo vennero costruite quattro torri: la torre Centrale, ormai incorporata tra le case del paese; torre del Nibbio; torre Truglia, all'imbocco del porticciolo dei pescatori e la torre Capovento, un tempo visibile dalla Flaccca, fuori del paese, sul suggestivo omonimo strapiombo. Ma tutto fu inutile e il piccolo centro nell' agosto 1534 venne raso al suolo dalle orde del corsaro Khair ad-Din detto il Barbarossa. Di questi eventi rimane la memoria nel nome di Valle dei Corsari, presso la Grotta.